Cronaca dell’escursione sulle tappe della Via Francigena tra Lombardia e Emilia,
insieme con le socie delle Sezioni di Cuneo e di Genova
dell’Associazione "Giovane Montagna"
(dal 17/4 al 20/4/2023)

( da Pavia (Lombardia) [m 77 slm] a Piacenza (Emilia) [m 62 slm] per circa 71 km )

Cronaca della 2° Tappa sulla VF in Lombardia
(Santa Cristina & Bissone -> Corte Sant’Andrea)


Logo Francigena

In cammino insieme con le socie della
Associazione G.M. ("Giovane Montagna")
Sezioni di Cuneo e di Genova


( sulle tappe della Via Francigena tra Lombardia e Emilia )
(da Pavia a Piacenza)

Escursione organizzata dai responsabili della sezione G.M. di Cuneo

Cronaca a cura di Enea Fiorentini (G.M. di Roma)
(17 - 20 Aprile 2023)




 
           NOTE VARIE:

  1. Note sul paese di Santa Cristina & Bissone:    ->>> Back

    [ Il paese si trova nel Pavese orientale, nella pianura alla sinistra dell’Olona.   La storia di Santa Cristina è strettamente legata a quella dell’antica abbazia benedettina di Santa Cristina.   Essa venne fondata dal re dei Longobardi Liutprando nella prima metà dell’VIII secolo, con il nome di Sant’Anastasio; nel IX secolo il monastero fu dedicato a Santa Cristina.   Fino al XII secolo ricevette donazioni da re e imperatori.   Nell’XI secolo papa Urbano II pose il monastero sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Milano.   Nel 1267 vi fu ospitato Corradino di Svevia.   Nel secolo XV il monastero venne dato in commenda; nel 1513 dai benedettini passò ai monaci vallombrosani.   Nel 1654 il monastero fu soppresso.   Il paese di Santa Cristina si sviluppò attorno al monastero, e nel 1164 è citato nel diploma imperiale con cui Federico I concesse a Pavia la giurisdizione sull’Oltrepò, la Lomellina e la campagna pavese orientale, in cui si trova Santa Cristina.   Fu sempre sotto la signoria feudale del monastero, e fece parte della Campagna Sottana di Pavia.   Dopo la soppressione del monastero, la signoria passò al Collegio Germanico.
    Nel 1841 al comune di Santa Cristina fu unito quello di Bissone.   Nel 1863 prese il nome di Santa Cristina e Bissone.   Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Cristina_e_Bissone ]



  2. Note sul paese di Miradolo Terme:    ->>> Back

    [ Le prime tracce di insediamento a Miradolo sono emerse a partire dagli scavi sistematici condotti sul territorio a partire dagli anni settanta del Novecento ed hanno riportato alla luce una serie di reperti databili all’età del bronzo ed alla civiltà di Golasecca consistenti in una ventina di siti archeologici dove sono stati rinvenuti oggetti di uso comune, vasellame, urne cinerarie.   Il nome di Miradolo appare ad ogni modo per la prima volta nel testamento dell’arcivescovo milanese Ariberto da Intimiano del 1034 quando viene indicato come Castrum Miradolium lasciando intuire che nell’area dell’attuale comune dovessero trovarsi delle fortificazioni o delle torri in area sopraelevata; a testimonianza di questo fatto sembrerebbe propendere la tesi secondo la quale il colle accanto al paese, noto ancora oggi col nome dialettale di Baltré, farebbe esplicito riferimento alla "baltresca", una torre di legno per scopi militari largamente usata durante il periodo medievale.   L’abitato è riportato in un documento dell’XI secolo come Miradolum in riferimento alla presenza di acque curative, ma si sa per certo che la località era nota almeno già dal secolo precedente per la presenza nel suo territorio di fonti naturali di acqua salina che erano utilizzate per scopo di conservazione dei cibi.   Il borgo viene citato in un diploma del 1164 con cui l’imperatore Federico I assegna alla città di Pavia la giurisdizione sulla Lomellina, l’Oltrepò Pavese e anche alcune località del Pavese, come Miradolo, che forse non appartenevano a Pavia dai tempi più remoti.   Il borgo di Miradolo fu tra i possedimenti dell’antica abbazia di Santa Cristina di Olona, il vicino monastero di fondazione Longobarda, in seguito appartenne alla "Campagna Sottana" pavese, e dal XV secolo fece parte della squadra (podesteria) del Vicariato di Belgioioso (di cui era capoluogo Corteolona) e ritornò ad essere particolarmente noto nel 1511 quando re Luigi XII di Francia, calato coi francesi alla conquista del Ducato di Milano, diede il primo riconoscimento ufficiale allo sfruttamento delle fonti di acqua salina locali per scopi terapeutici, istituendo di fatto le prime terme. Il vicariato di Belgioioso venne infeudato dal 1475 a un ramo cadetto degli Estensi e confluì per matrimonio nel 1757 nei domini dei principi Barbiano di Belgioioso.   Nel XVIII secolo gli viene aggregato il piccolo comune di Ca’ de Rho.   Nel 1872 viene unito a Miradolo il soppresso comune di Camporinaldo.   Nel 1938 il comune assunse la denominazione di Miradolo Terme in riconoscimento dell’ormai secolare attività termale che qui si svolgeva, supportata nel 1912 dalla fondazione del complesso idroterapico delle "Saline di Miradolo" sotto il patrocinio dell’Università di Pavia.
    Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Miradolo_Terme ]



  3. Note sul paese di Chignolo Po:    ->>> Back

    [ Il nome Chignolo deriva dal latino Cuncolus ad Padum, Cuniolus e dal lombardo Chignoeu dovuto alla particolare conformazione di questo borgo.   Nel X secolo Chignolo era proprietà del monastero di Santa Cristina.   Esso si snoda, infatti, su una striscia di terra rialzata tra i fiumi Lambro e il Po che nei tempi antichi (ancora nel 1400) lambivano il maestoso castello dei Federici, detti Todeschini, passato poi per matrimonio a Ottaviano Pallavicini di Busseto (ante 1484) e perso dopo la morte della moglie (ante 1510) a favore del marito della cognata, il senatore milanese Gerolamo Cusani; poi (1527) ai Cusani Visconti, dal 1621 Marchesi di Chignolo.   Fu il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, nel 1466, a rettificare il corso del fiume; lavori durati ben 10 anni che permisero di garantire un territorio più vasto, più fertile e più sicuro dalle inondazioni.   L’antico letto del Po, nella vasta ansa, divenne Mortizza il cui colatore più grande è il Reale.   Dalle tradizioni, e soprattutto dal ritrovamento di reperti archeologici, si pensa che sul suo territorio si fosse stabilita una popolazione sin dall'età della pietra, e sicuramente sin dall’età pre-romana quando divenne centro fortificato lungo il percorso della strada Romea, chiamata poi nel Medioevo Strada Regina; fu pertanto luogo di passaggio e sosta dei pellegrini della Via Francigena.   Nel IX secolo Chignolo fu concesso in beneficio da re Berengario ai monaci benedettini dell’abbazia di Santa Cristina, il vicino monastero di fondazione Longobarda.   Proprio transitando su questa via nel 990, l’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, indica l’abbazia di Santa Cristina, col suo castello, come la tappa XL (mansio).   L’abate di Santa Cristina scelse come feudatari stabili la famiglia milanese dei Pusterla.   Dopo lunghe contese tra questi ultimi e i Visconti il feudo passò infine, dal 1486, alla nobile famiglia Cusani, che conservò il patronato sino al 1936.   Nel 1936 al comune di Chignolo fu unito il comune di Cantonale, già in provincia di Milano e da sempre legato al territorio lodigiano.   L’attuale frazione Lambrinia si chiamava in precedenza Camatta.
    Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Chignolo_Po ]



  4. Note sul paese di Orio Litta:    ->>> Back

    [ Orio Litta sorse su un territorio paludoso bonificato grazie ai Benedettini di San Pietro in Lodi Vecchio a partire dall’885.   Fu coinvolta nelle lotte tra i comuni lombardi e l’impero.   Divenuta feudo dei Lampugnani (1375), passò in mano a varie famiglie, fino ad arrivare ai Cavazzi che, nel 1700, portarono il paese a grande splendore.   In età napoleonica (1809-16) al comune di Orio furono aggregate Cantonale e Corte Sant’Andrea, ridivenute autonome con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.   Nel 1863 Orio assunse il nome ufficiale di Orio Litta, per distinguersi da altre località omonime.   Il nome deriva probabilmente da "horreum" o "hordeum", termini legati al grano (infatti indica il granaio), e dalla famiglia Litta.
    Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Orio_Litta ]



  5. Note sulla Villa Litta Carini di Orio Litta:    ->>> Back

    [ La villa venne fatta costruire nel suo progetto originario dal conte Antonio Cavazzi della Somaglia, VIII conte e barone della Somaglia, per esaltare la potenza della propria casata, in un’area dove possedeva diversi terreni e tenute.   Il conte ne affidò il progetto all.architetto Giovanni Ruggeri.   Alla sua morte nel 1688, Antonio lasciò la villa in eredità al pronipote Antonio Dati che assunse pertanto con essa il titolo di conte della Somaglia.   Fu il Dati ad attuare l’ampliamento del palazzo, trasformandolo in una reggia maestosa destinata a luogo di villeggiatura e incontro di grandi personaggi della letteratura e cultura italiana settecentesca, ma non riuscì a vedere completata l’opera che venne terminata dal figlio Antonio Giovanni Battista nel 1749.   Dopo alcune generazioni che videro protagonisti in villa i membri della famiglia Cavazzi, nel 1824 la villa venne venduta all’industriale inglese Richard Holt che vi insediò una filanda.   In seguito ad alcune sentenze del tribunale di Lodi, la villa venne ceduta nel 1852 dal figlio di Richard Holt alla famiglia nobile milanese Litta Visconti Arese, di cui il conte Giulio rappresentava il maggior creditore verso gli industriali inglesi.   La famiglia Litta, che ebbe un ruolo determinante nella definizione della seconda metà del toponimo dell’abitato ove sorge il complesso, Orio Litta appunto, resterà proprietaria della villa per un periodo breve ma particolarmente intenso: durante la seconda metà dell’Ottocento soggiornarono qui re Umberto I d’Italia e Giacomo Puccini.   I Litta vennero ad ogni modo costretti a vendere la villa poco dopo per i gravi debiti contratti.   Nel 1897 l’immobile venne acquistato da Guido Corti, passando poi nel 1930 a Federico Colombo.
    Durante questo periodo il complesso si deteriorò notevolmente perché venne utilizzato come allevamento di animali e come deposito per le granaglie.   La villa passò infine nel 1970 alla famiglia Carini.   Attualmente viene affittata per matrimoni, convegni ed eventi.   Ospita la mostra permanente di Antiquariato nei due piani della parte centrale dell’edificio.
    Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Litta_Carini ]



  6. Note su Corte Sant’Andrea, frazione di Senna Lodigiana:    ->>> Back

    [ La località ed il porto sul Po fu tra i possedimenti dell’antica abbazia di Santa Cristina di Olona il vicino monastero di fondazione Longobarda.   La località si trova lungo la direttrice della via Francigena, che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, percorse tra il 990 e il 994.   La corte rappresentà per l’arcivescovo inglese, la XXXIX tappa (Mansio) del suo itinerario di ritorno da Roma verso l’Inghilterra e la località fu da lui definita "Sce Andrea".   In questa località in particolare vi era il "Transitum Padi".   La parrocchia locale fu fondata dall'arcivescovo di Milano, per cui il paese dipese dal capoluogo e non dalle province confinanti fino alle riforme razionalizzatrici dell'imperatrice Maria Teresa.
    In età napoleonica (1809-16) Corte Sant’Andrea fu frazione di Orio, recuperando l’autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.   All’Unità d’Italia (1861) il comune contava 545 abitanti.   Nel 1869 fu aggregata al comune di Senna Lodigiana.
    Note tratte dal sito:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_Sant%27Andrea ]



  7. Note sulle vicende dell’Arco di Corte Sant’Andrea:    ->>> Back

    [ Arco di Corte Sant'Andrea - anno 1782 (XVIII secolo)   L’Arco fu costruito dal Principe Alberico II di Belgioioso in occasione del matrimonio con Anna Ricciarda d’Este, figlia di Carlo Filiberto II d’Este, Duca di Modena, entrando così in possesso di Corte Sant’Andrea.
    Dal cartello posizionato su una porta dell’Arco all’ingresso di Corte Sanr’Andrea, si legge:
    < Il Prindipe Alberico XII nell’anni 1782 rinnovata l’antica sede degli Estensi e ingrandita con giardini.   Ricostruiti, ampliati, abbelliti altri edifici, resuscitata l’agricoltura, liberati i coloni da grandi debiti, arricchito il tempio con sacri doni alla benemerita e incomparabile coniuge Anna Ricciarda, figlia del Principe Carlo Filiberto II, discendente della stirpe dei duchi di Ferrara, di Modena e dei re di Brunswick e della Gran Bretagna, principessa ereditaria dei Barbiano di Belgioioso e del Sacro Romano Impero, magnate primaria delle Spagne, crucifera augustale del patriziato veneto, contessa del Vicariato di Belgioioso e della Corte Sant’Andrea. >
    Altre notizie da siti vari:
    Alberico XII Barbiano di Belgioioso d’Este nacque a Milano il 20 ottobre 1725, e morì nel Castello di Belgioioso il 27 agosto 1813.   La carriera pubblica di Alberico prese avvio nel 1753 con la nomina a Decurione di Milano e proseguì con vari incarichi militari e politici, spesso di prestigio e di rappresentanza, che gli permisero di viaggiare attraverso le principali città d’Europa e di entrare in contatto con gli ambienti aristocratici e mondani tra Francia, Austria, Prussia e Sassonia.   Un’esperienza che gli lasciò una chiara impronta nella formazione della collezione di quasi novemila stampe, cui afferisce anche il nucleo di circa cinquecento disegni, dal quale provengono quelli esposti in mostra a Milano.   Il 10 giugno 1757 a Milano, Alberico sposò la principessa Anna Ricciarda d’Este, figlia di Carlo Filiberto II d’Este, principe di San Martino in Rio ed ultimo discendente della linea sigismondina degli Este di San Martino e di Maria Teresa Grimaldi di Monaco.   La coppia ebbe insieme cinque figli.   Quando Alberico sposò Anna Ricciarda d’Este, l’ultima discendente dei marchesi d’Este, ne acquisì il titolo, fregiandosi dal quel momento anche del cognome, come si legge:   – "AEDES BELGIOIOSIAE ATESTIAE" – sulla facciata del grandioso palazzo edificato tra il 1772 e il 1781 nel pieno centro della città di Milano, a pochi passi dal Duomo, su progetto dell’architetto Giuseppe Piermarini.   Fu un amante e protettore delle lettere e delle arti ed egli stesso dedito alla pratica del disegno su modelli dall’antico come attestano alcuni schizzi a penna oggi in collezione privata.   Al momento della fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1776, Alberico fu insignito del prestigioso titolo di Prefetto.   Della committenza, dei contatti con gli artisti e delle dinamiche di formazione della collezione di disegni, offrono esempio le opere raccolte nella prima sezione dell’esposizione.   Fedele agli austriaci, con l’arrivo a Milano dell’esercito francese guidato da Napoleone Bonaparte, nel maggio del 1796, Alberico venne arrestato.   Dopo il rilascio si stabilì nel suo castello di Belgioioso, dove non si privò mai della compagnia di studiosi e letterati, tra i quali Giuseppe Parini (Bosisio 23-5-1729 - Milano 15-8-1799) e Ugo Foscolo (Zacinto 6-2-1778 - Londra 10-9-1827).
    Qui rimase fino alla morte, che avvenne sotto gli occhi di Ugo Foscolo (in quel periodo suo ospite), il 17 agosto 1813
    Note varie tratte dai siti:
     https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_Sant%27Andrea ]
     https://it.wikipedia.org/wiki/Alberico_Barbiano_di_Belgiojoso ]
     https://www.poligrafo.it/i-disegni-del-principe ]
     https://www.settimananews.it/wp-content/uploads/2022/04/Castello-di-Belgioioso.pdf ]

 
 


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