Visita alla struttura della presa del Canale Cavour,
alla Tenuta del Principato di Lucedio e al Mulino di Fontanetto Po

(insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta)



VISITA ALLA STRUTTURA DI PRESA DELL’ACQUA DEL PO
NEL CANALE CAVOUR A CHIVASSO
VISITA ALLA TENUTA PRINCIPATO DI LUCEDIO
E AL MULINO DI FONTANETTO PO

insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta
Mercoledì 24 maggio 2023
 
           NOTE VARIE:

  1. Note sulla Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS):    ->>> Back

    [ L’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS) (1853 - 2023), nel suo 170° anniversario, ricorda la propria storia.
    Nella seduta del 22 Settembre 1851 del Consiglio Provinciale di Vercelli, Presidente il Conte Camillo Cavour in allora Ministro dell’Agricoltura e Commercio, era all’ordine del giorno la discussione sul progetto per l’affittamento delle acque demaniali ad una associazione generale di utenti allo scopo di affidare direttamente agli agricoltori, riuniti in associazione, la gestione delle acque fino allora concessa dallo Stato a privati appaltatori.   Il progetto di massima presentato al Consiglio Provinciale conteneva due principi che si dimostrarono determinanti per lo sviluppo dell’Associazione:
    - L’obbligo di tutti gli associati di accomunare le loro acque con quelle della società a quei patti ed a quelle condizioni da determinarsi dagli statuti definitivi della società.
    - Il vincolo a favore della società di tutte le acque vive di sovrabbondanza e le colaticcie delle irrigazioni.
    Si affermava quindi il proposito di accentrare tutte le acque in una gestione unitaria affinché l’utilizzazione integrale delle acque sostituisse un beneficio d’ordine generale a cui tutti gli utenti partecipassero in eguale misura.   Tali norme vennero inscritte nel primo Statuto dell’Associazione di Irrigazione all’Ovest del Sesia, elaborato in successive sedute del Consiglio Provinciale degli anni 1852 e 1853 unitamente allo schema del Capitolato di affittamento delle acque dei Canali Demaniali derivati dal fiume Dora Baltea.   I successivi Statuti mantennero le caratteristiche essenziali del primo.   Il 7 Maggio 1853 Camillo Cavour, Presidente del Consiglio, presenta ed ottiene alla Camera l’approvazione del progetto di legge, costitutivo dell’Associazione tra tutti i proprietari dei beni rurali all’Ovest del Sesia concludendo il suo discorso con queste indimenticabili parole:
    " L’esperimento che vi è proposto ed a cui prendono parte 3500 agricoltori riuniti in associazione, voi dovete approvarlo, non solo in vista dei vantaggi economici e finanziari che esso reca, ma altresì perché è un gran fatto, un fatto nuovo, non solo in questo Paese, ma oserei dire in tutta l’Europa, atteso ché questa sarebbe la più larga applicazione dello spirito di associazione che siasi fatto alla agricoltura.   Se questo riesce, o Signori, se noi giungiamo a costituire un’associazione di 3.500 agricoltori, questo esempio produrrà un immenso effetto sugli agricoltori di altre Province e farà sì che non sarà difficile il costituire associazioni, agricole, non solo allo scopo di irrigare terreni, ma nell’intento di compiere varie imprese le quali possono tornare a vantaggio ed utilità grandissima della agricoltura ".
    La legge veniva emanata il 3 Luglio 1853 col numero 1575.
    <...>
    Il testo continua sul sito di AIOS, indicato di seguito:
    https://www.ovestsesia.it/storia/associazione/ ]



  2. Un cenno sulla storia di Chivasso:    ->>> Back

    [ Il toponimo della città di Chivasso è di probabile origine tardo-latina: storicamente documentato come "Clavasium", deriverebbe dal toponimo "clivus" ("collina") con l’aggiunta del suffisso "aceus", col significato di "luogo fronteggiante una collina".
    Dal libro: "Storia di Chivasso e del Chivassese" di Luciano dell’Olmo e di Rino Scuccimarra, si legge:
    " ...all’origine di Chivasso sta la posizione chiave della Città, dominatrice di tutte le vie d’accesso per le Gallie, per il Canavese, per il Milanese, il Casalese e l’Astigiano... ".
    I primi a insediarsi nel sito dell’attuale città furono gli antichi popoli celtici dei Salassi e dei Galli cisalpini, in un periodo compreso tra l’VIII e il II secolo a.C.   Nella stessa area, intorno al II secolo a.C., i romani fondarono una colonia, con la funzione di accampamento militare e stazione di rifornimento lungo l’antica via Gallica (che, provenendo dai confini nord-est della penisola italica, attraversava tutta questa parte di territorio collegando tutte le colonie fino a quella dell’attuale Torino).   Nel 1164, sotto la protezione dell’Imperatore del Sacro Romano Impero germanico, "Clavasium" diventa parte del feudo della famiglia nobiliare degli Aleramici.   Quando questi assumono il rango di Marchesi del Monferrato, per Chivasso inizia un periodo di grande prosperità: infatti, la città viene dotata di nuove fortificazioni difensive, di un castello, di una zecca (autorizzata per coniare monete d’oro e d’argento) e di una nuova chiesa parrocchiale, in sostituzione dell’antica Collegiata di San Pietro (situata, un tempo, all’incrocio tra la strada stradale Torino e via Paleologi), di cui rimane solo il Crocifisso dell’altare maggiore (attualmente conservato nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli).   Nel XIV secolo, a seguito dell’estinzione della dinastia Aleramica, la città passa sotto il dominio dei Paleologi di Bisanzio: sotto di essi, Chivasso rimane capitale del marchesato del Monferrato e, sotto il Marchese Teodoro II Paleologo, ospita una colta e prestigiosa corte, ma i suoi cittadini dovettero più volte prendere parte alle spedizioni militari del signore.   Agli inizi del XV secolo, inoltre, la città diventa, grazie al mecenatismo dei nuovi signori, meta per pittori, poeti e filosofi provenienti da tutto il Piemonte, in un piano di arricchimento culturale che culmina con la costruzione del Duomo di Santa Maria Assunta.   Nel 1431, a seguito dell’elezione di Casale Monferrato a rango di capitale del Marchesato, la città viene annessa ai territori dei Savoia divenendo uno dei più importanti centri del Canavese, anche grazie all’arte della tipografia (Jacobino Suigo, uno dei più importanti editori dell’epoca, apre la sua prima bottega a Chivasso).   La città, nel XVI secolo, vive un periodo di forte instabilità economica e sociale, quando le scorrerie e i saccheggi dei Lanzichenecchi portano la città a uno stato di degrado e arretratezza senza precedenti.   Nel 1536, inoltre, le truppe del Re Francesco I di Francia, in marcia verso Pavia, marciano su Chivasso, radendo al suolo le fortificazioni edificate dagli Aleramici e lasciando così la città priva di difese.   Dopo la pace di Cateau-Cambrésis (2-3 aprile 1559), Chivasso passa di nuovo sotto il dominio dei Savoia, che la forniscono di una nuova cinta muraria.   Nel 1705, durante la guerra di successione spagnola, Chivasso subisce l’Assedio delle truppe francesi, dirette verso il capoluogo piemontese, riuscendo a fermarle per un po’, prima di cadere sotto i colpi di cannone dell’esercito del Re Sole (il Re di Francia: Luigi XIV di Borbone), che abbattono la guglia del Campanile del Duomo, simbolo della città.   Per questo motivo, nel 1759, a Chivasso viene assegnato il "Titolo di Città".   La città passa sotto il dominio Napoleonico nel 1800, dopo un Assedio durato parecchie settimane.   Con il Congresso di Vienna del 1815 ritorna nuovamente sotto i Savoia e, con il loro supporto, la città vive una vera e propria "Rivoluzione industriale": vengono eseguiti lavori di ammodernamento all’Ospedale Civico e alla Stazione di Chivasso, vengono create nuove fabbriche in tutto il territorio comunale e, negli anni ’60 dell’Ottocento, viene edificato il Canale Cavour, maestosa opera di ingegneria idraulica che permette di riqualificare le fertili risaie del Vercellese; nel 1870, infine, viene edificato un ponte sul Po per unire Chivasso alla collina del Monferrato.   Negli anni ’90 del XIX secolo, Chivasso fu il primo comune piemontese a organizzare la vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo.   La prima guerra mondiale fece numerose vittime tra i chivassesi, che in loro onore eressero un monumento in piazza d’armi, inaugurato nel 1919 dal Principe di Piemonte (Umberto II di Savoia 1904-1983) in persona, raffigurante "la dea Vittoria che incorona un Soldato Italiano"; inoltre, lo spopolamento delle campagne e delle fabbriche port˛ a un periodo di grave crisi economica, che ebbe ripercussioni profonde sulla popolazione.   In questo periodo, inoltre, la città dovette ospitare dei Soldati Polacchi in attesa del rimpatrio, alloggiati negli appartamenti d’onore della Mandria di Chivasso.   La seconda guerra mondiale portò nuovi morti alla città, che venne bombardata dagli Alleati, il 12 maggio 1944, divenendo in seguito il centro delle lotte tra i partigiani e i nazi-fascisti.   Durante uno di questi attacchi, al primo piano dell’attuale palazzo Tesio, viene firmata la cosiddetta Dichiarazione di Chivasso, documento alle origini dell’attuale federalismo europeo.   La città subisce ingenti danni durante le alluvioni del Po del 1994 e del 2000: in particolare, nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1994, crolla il ponte a dieci arcate di mattoni sul fiume, costruito oltre centotrenta anni prima, il quale viene ricostruito negli anni seguenti con una moderna struttura di calcestruzzo a campata unica.
    Notizie tratte liberamente dal sito:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Chivasso ]



  3. Note sulla città di Vercelli:    ->>> Back

    [ Vercelli, capoluogo dell’omonima provincia, è situata sulla sponda destra del fiume Sesia, nella parte orientale del Piemonte.   Da sempre, è stata un importante nodo di strade, in epoca romana fu conosciuta con il nome di "Vercellae" e descritta come uno dei "firmissima Municipia" romani della Transpadana.   Dal IV secolo divenne prima diocesi e centro di propagazione del cristianesimo in tutta la regione su impulso di Eusebio.   Nel medioevo Vercelli divenne un "Libero Comune", e questo fu un periodo di grande splendore artistico e culturale per la città, tanto che vi sorse nel 1228 lo "Studium", la prima università subalpina, con l’aiuto del Cardinale Guala Bicchieri, e di un suo lascito economico dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1227.   In epoca moderna iniziè la coltivazione del riso nel suo territorio: le attività concernenti la coltura, la sperimentazione e il commercio del riso rappresentano ancora oggi la base dell’economia locale tanto da essere riconosciuta come capitale italiana del riso.   Sul finire del XX secolo, è iniziata la crisi dell’industria, e lo sviluppo economico si è spostato nel settore terziario e nella logistica.
    Oggi si nota una costante espansione del turismo, sia come tappa della Via Francigena, sia come turismo storico-artistico grazie alla presenza di alcuni monumenti come la Basilica di Sant’Andrea, il Duomo, San Cristoforo, ARCA o di eventi come il Concorso Viotti.   Lo stemma di Vercelli è stato concesso con regio decreto del 2 ottobre 1929 ed è costituito da uno scudo con una croce rossa su campo argenteo.   Lo scudo è contornato da un serto d’alloro e ulivo, coi rami incrociati sotto la punta, serrati da un nastro tricolore e da un cartiglio argenteo riportante il motto: POTIUS MORI QUAM FOEDARI ("Meglio morire che tradire").
    Note liberamente tratte dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Vercelli ]



  4. Note sulla costruzione del Canale Cavour:    ->>> Back

    [ La costruzione del canale iniziò il 1° giugno 1863 e terminò il 12 aprile 1866.   I rilievi furono fatti già negli anni 1850 da Francesco Rossi, mancato geometra e divenuto agrimensore alle dipendenze, per 16 anni, del Marchese Michele Benso (Torino 14-12-1781 - Torino 15-6-1850, padre di Camillo Benso di Cavour), che scoprì il percorso migliore.   Contrastato da Camillo Benso (Torino, 10-8-1810 - Torino 6-6-1861) quando divenne propietario dei terreni di Leri alla morte del padre Michele, Francesco Rossi, (Scavarda 21-12-1794 - Torino 15-2-1858) abbandonò l’azienda e si mise in proprio.   Presentò il suo progetto all’allora Ispettore delle Finanze Carlo Noè e poi ad una commissione di ingegneri che lo valutò favorevolmente ricevendo il plauso direttamente dal re Carlo Alberto (Torino 2-10-1798 - Oporto 28-7-1849).   Ma Cavour, divenuto nel 1853 Ministro delle Finanze, contrastò il progetto per paura che il nuovo canale tagliasse in due le sue proprietà.   Poi guerre e disastri finanziari conseguenti al conflitto ridussero in miseria il Rossi che morì nel 1858.   Vicende storiche legate alle lotte risorgimentali bloccarono il progetto del canale fino al 1861, anno della morte di Camillo Benso Conte di Cavour.   Nello stesso anno 1861 riprese lo studio di un nuovo canale da parte dell’Ing. Carlo Noè (Bozzole Monferrato 1812-1873), che costituì una Compagnia dei Canali di irrigazione Italiani, con capitali inglesi.   La revisione e l’esecuzione dei lavori furono a cura dell’Ing. Carlo Noè.   Il Progetto fu approvato e sostenuto da Ottavio Thaon di Revel (Torino 26-6-1803 - Torino 9-2-1868), Ministro delle Finanze del Regno di Sardegna.   La prima pietra fu posta il 1° giugno 1863 dal Principe Reale Umberto di Savoia, futuro re d°Italia (Torino 14-3-1844 - Monza 29-7-1900).   Il canale Cavour fu inaugurato il 12 aprile 1866 dal principe Eugenio di Savoia-Carignano (Parigi 14-4-1816 - Torino 1888), mentre regnava Vittorio Emanuele II (Torino 14-3-1820 - Roma 9-1-1878).   Tutta l’opera e le strutture furono costruite essenzialmente a mano a forza di pala e piccone.   Furono utilizzati 14.000 uomini per la costruzione del canale lungo 82,23 km da Chivasso a Galliate (con termine nel Ticino).   All’uscita della struttura di presa a Chivasso, e al suo imbocco, il Canale Cavour ha una larghezza di 40 metri, con una portata massima di 110 m³/s, che ad est del Sesia si riduce ad 85 m³/s e, al termine della corsa, il canale ha una larghezza di 8 metri.
    Furono costruiti:
    110 ponti
    61 ponti canale
    210 sifoni
    per irrigare 170.000 ettari dei territori vercellesi dell’Ovest Sesia.
    Notizie tratte da informzioni della Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS) ]



  5. Alcune note sulla Struttura di Presa del Canale Cavour a Chivasso:    ->>> Back

    [ L’edificio di Presa del Canale Cavour dal Po è senza dubbio il manufatto più importante ed anche il più significativo, quasi il simbolo, dell’intero canale.   Il Canale Cavour costituisce una sorta di  spina dorsale" di un’estesa rete di canali che ha consentito la trasformazione e lo sviluppo di un vasto territorio, dell’estensione di circa 300.000 ettari, compreso fra i fiumi Dora Baltea, Ticino e Po.   Realizzato tra il 1863 ed il 1866 dal giovane Regno d’Italia, il Canale Cavour prende il nome dal conte Camillo Benso di Cavour, che può essere considerato il promotore di questa grande opera pubblica.   Il canale ha origine dal fiume Po a Chivasso.   A Saluggia il canale sovrapassa la Dora Baltea mediante un imponente ponte canale ad arcate in mattoni e poco dopo viene integrato con le acque della Dora Baltea, trasportate dal Canale Farini.   Quindi attraversa tutta la pianura vercellese con andamento da sud-ovest verso nord-est.   In Comune di Greggio il Canale Cavour sottopassa il fiume Sesia mediante una ingegneristica tombatura ed entra nel territorio novarese, dove riceve ulteriori acque captate dal Ticino, mediante il Canale Regina Elena, costruito nel 1954.   Il Canale termina il suo corso dopo circa 85 chilometri con uno scaricatore nel fiume Ticino in comune di Galliate.   La portata massima del Canale Cavour è di 110 m³/s all’imbocco e 85 m³/s ad est del fiume Sesia, superiore a molti fiumi padani.   Il Canale Cavour capta le sue acque dal Po, convogliate nella bocca di presa mediante la traversa di Chivasso, lunga 470 metri.   La bocca di presa dal fiume Po è situata sulla sponda sinistra del fiume, a circa 400 metri a valle del ponte stradale che collega Chivasso con la collina.   La bocca di presa, larga sul fondo 40 metri, è pavimentata per i primi 460 metri con ciottoloni e calcestruzzo e per gli ultimi 40 metri, più vicino all’edificio di presa, con lastroni di pietra e calcestruzzo.   La bocca di presa è delimitata da alti muraglioni (m. 8, con sottomurazioni di m. 4,90), che si elevano di m. 0,80 oltre il livello massimo delle piene del Po.   Il vero e proprio edificio di presa, detto anche  Chiavica di Imbocco , è a due piani ed è lungo quanto è largo il canale, cioè 40 metri, è largo 8 metri ed è diviso in 21 luci da 1 metro e 50, ripetute in due ordini sovrapposti per un’altezza complessiva di m 7,50.   Le luci sono costituite da stipiti in pietra viva strutturati in modo da contenere tre ordini di paratoie, due utilizzati per il normale servizio di regolazione delle acque ed il terzo, sussidiario, che funziona solo in caso di necessità di riparazioni o manutenzioni ai primi due.   Le paratoie si regolavano con appositi meccanismi manuali, azionati da personale che si collocava nella galleria coperta, alta oltre 4 metri e situata nella parte superiore dell’edificio.   Attualmente i meccanismi manuali sono stati elettrificati.   Oltre la chiavica di presa il letto del canale è lastricato per altri 15 metri lungo l’asta del canale.   I manufatti dell’imbocco sono completati da due canali scaricatori.   Il primo, derivato in sponda destra del canale all’inizio dell’incile (cioè appena dopo l’ingresso dell’acqua del Po nel canale), è destinato a tenere sgombro l’edificio dai materiali galleggianti e tronchi che provengono dal fiume in caso di piena; il secondo, sempre in sponda destra ma immediatamente prima dell’edificio della  Chiavica  ha lo scopo di permettere l’allontanamento delle acque del Po in esubero oltre la quantità necessaria da derivare.   Per ricordare nel tempo il progettista del Canale Cavour, il 16 ottobre 1898 fu inaugurato un monumento a Carlo Noè, eseguito dallo scultore Francesco Porzio e collocato sul piazzale a ponente dell’opera di presa.   L’edificio ed il sistema di canali ad esso collegati del Vercellese, del Novarese e del Pavese, fino al 1977 furono gestiti dall’Amministrazione Generale dei Canali Demaniali d’Irrigazione, attraverso la concessione temporanea dei canali stessi ai Consorzi Est Sesia di Novara ed Ovest Sesia di Vercelli, che riuniscono gli utilizzatori finali delle acque in qualunque modo derivate dal Canale Cavour.   La legge n. 984 del 27/12/1977 (detta legge  quadrifoglio ) sancì il trasferimento dei canali demaniali alle Regioni Piemonte e Lombardia e la contestuale e definitiva consegna degli stessi ai Consorzi degli utenti.   Per la gestione del primo tronco del canale Cavour e di altri canali di interesse comune dei Consorzi Est ed Ovest Sesia, è stata costituita dai due enti la Coutenza Canali Cavour, con sede legale a Vercelli e sede amministrativa a Novara, che ora si occupa di tutte le incombenze tecniche, amministrative e gestionali relative anche all’edificio di imbocco.   Insieme ai canali, a seguito della legge del ’77 sono stati consegnati anche i documenti, di grande interesse storico, che testimoniano l’origine e lo sviluppo di questo particolare settore dell’attività statale che riguarda le irrigazioni piemontesi.   L’ingente massa cartacea ed i disegni sono ora consultabili da parte del pubblico e costituiscono l’Archivio Storico dei Canali Cavour, di proprietà della Coutenza Canali Cavour, ospitato a Novara nel palazzo dell’Archivio Storico delle Acque e delle Terre irrigue dell’Associazione Irrigazione Est Sesia.   L’edificio di presa del Canale Cavour è proprietà della Coutenza Canali Cavour (Novara, Tel. 0321675211) e pertanto, all’infuori di speciali occasioni, è visibile al pubblico soltanto dall’esterno.
    Note liberamente tratte dal sito:
    https://www.parcopopiemontese.it/pun-dettaglio.php?id=941 ]



  6. Alcune note sulla Abbazia e sulla Tenuta del Principato di Lucedio:    ->>> Back

    [ L’antica abbazia fu fondata nel 1123 dai monaci Cistercensi provenienti dalla Borgogna che bonificarono il territorio, introducendo per primi in Italia la coltivazione del riso verso la metà del 1400.   Lucedio è la culla del riso italiano: da qui si sviluppò il territorio delle Grange, aziende agricole che si intervallavano su un ampio comprensorio agricolo, ottenuto grazie alle opere di disboscamento e livellamento dei terreni.   La posizione geografica lungo la Via Francigena fu strategica anche per lo sviluppo socio economico dell’Abbazia, che divenne un fiorente centro di potere politico.   Ben tre furono i Pontefici che in quei secoli la visitarono.   Lucedio fu anche motivo di scontro tra casate dinastiche italiane: passata dai Gonzaga ai Savoia, l’Abbazia divenne proprietà di Napoleone all’inizio ’800.
    Successivamente passò al marchese Giovanni Gozani di San Giorgio, antenato dell’attuale proprietaria, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff.   Oggi il Principato di Lucedio è un sito di interesse storico e artistico che ha saputo valorizzare il contesto territoriale in cui nasce.   La famiglia Salvadori di Wiesenhoff conduce personalmente l’azienda agricola che produce riso italiano di primissima qualità: i campi attorno all’Abbazia sono visitabili, così come lo spaccio aziendale in cui si può acquistare il riso del Principato di Lucedio, i risottini pronti con ingredienti naturali, ma anche pasta e prodotti da forno a base di riso.   Il Principato di Lucedio è visitabile al pubblico, secondo il calendario segnalato sul "Visita Lucedio", ma è anche disponibile ad ospitare eventi privati, dalle manifestazioni culturali alle feste aziendali, ma soprattutto è una location da sogno per organizzare un matrimonio di classe.
    Note liberamente tratte dal sito:
    https://www.principatodilucedio.it/it/storia/ ]



  7. Alcune note sul paese di Trino Vercellese:    ->>> Back

    [ Trino è il terzo comune della provincia per estensione territoriale (il sesto per popolazione), dopo Vercelli ed Alagna Valsesia.   A Trino venne introdotta per la prima volta, attorno al XV secolo, la coltivazione del riso che a tutt’oggi riveste un ruolo fondamentale nell’economia di tutta la regione.   Il vasto territorio ospita il Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza, raro esempio italiano di bosco planiziale ed unico residuo di come la Pianura Padana si presentasse prima della trasformazione operata nei secoli a fini agricoli.   Trino sorge ai piedi delle colline del Monferrato lungo la riva sinistra del fiume Po.   Originariamente chiamata Rigomago (campo e mercato del Re), durante la dominazione romana divenne una "mansio", un luogo di sosta sulla strada che portava da Pavia a Torino.
    Il nome Tridìnum, secondo un’antica leggenda, risale al VI sec. d.C (599 A.C.), durante le invasioni barbariche: Rigomago venne quasi completamente distrutta, ma tre valorosi condottieri Longobardi la ricostruirono provvedendo a edificare le mura di cinta e tre castelli a scopo difensivo (ancora oggi raffigurati sullo stemma comunale).
    Delle antiche mura, abbattute nel 1672 per volere di Carlo Emanuele II di Savoia, resta visibile oggi solamente un breve tratto in via Monte Grappa, a ridosso della Cittadella dei Marchesi del Monferrato dove ancora oggi sorge il Palazzo Paleologo.   Nel 1155 il feudo di Trino fu subconcesso ai Marchesi del Monferrato e rimase tale fino al 1202 quado, dopo numerose e violente controversie tra i Marchesi e il comune di Vercelli, fu venduto a quest’ultimo.
    Nel 1210 divenne "borgo franco", sottraendosi ai diritti feudali e acquisendo il diritto di redigere statuti e regolamenti propri.   Il dominio vercellese su Trino durò sino al 1253, quando l’Imperatore Corrado investì nuovamente del feudo il Marchese Bonifacio II.   Fino al 1305 fu degli Alerami, ai quali subentrarono i Paleologi.   Nel 1536 il territorio passò ai Gonzaga.   Al termine della guerra di successione di Mantova e del Monferrato, con il trattato di Cherasco del 1631, Trino venne ceduta a Vittorio Amedeo I, duca di Savoia.
    Note liberamente tratte dal sito:
    https://www.comune.trino.vc.it/Ilcomuneinbreve ]



  8. Alcune note sull’Antico Mulino e Riseria di Fontanetto Po (VC):    ->>> Back

    [ L’Antico Mulino - Riseria San Giovanni è una testimonianza unica, nella provincia di Vercelli, di riseria azionata dalla forza motrice dell’acqua.   La sua attività produttiva si è conclusa alla fine degli anni ’80, non potendo reggere la concorrenza degli impianti industriali d’avanguardia.   La sua costruzione fu contemporanea a quella della Roggia Camera, da cui è alimentato, la quale nasce dal Canale del Rotto in territorio di Saluggia (con acqua che proviene, in vari passaggi, dal fiume Dora Baltea); roggia che fu scavata per volere del Marchese Guglielmo VIII del Monferrato a partire dal 1465.   A quell’epoca il Mulino era detto "Mulino da Po" per la vicinanza al grande fiume.
    Ricostruito nel 1617 in seguito alle distruzioni subite dal territorio fontanettese durante le guerre tra francesi, spagnoli e Marchesi del Monferrato, venne chiamato "Mulino Nuovo".   Come molti altri mulini della pianura risicola, anche il Mulino San Giovanni col passare dei secoli perse la sua funzione legata alla macinatura dei cereali e si collegò sempre più alla lavorazione del riso.   Già nel Catasto del 1699 era indicato come "pista", a dimostrare che una parte della sua forza idraulica, ottenuta per mezzo di una ruota a pale, era impiegata per la lavorazione del riso.
    Dalla fine dellĺOttocento il vecchio mulino fu dismesso ed entr˛ in piena produttivitÓ la nuova riseria.   Nei primi anni del ’900 mulino e riseria erano di proprietà della nobile famiglia Tournon.   Dal 1956 la proprietà è passata alla famiglia Gardano, mugnai da cinque generazioni.   Mulino e riseria, collegati da una passerella, ricevevano la forza motrice non più dalla ruota a pale, ma da una turbina che è costituita da 2 giranti che ruotano sullo stesso albero.
    La turbina è un modello ibrido, studiato appositamente per le caratteristiche del canale, ovvero una PELTON, in grado di sfruttare il dislivello, ed una FRANCIS, che sfrutta la portata.
    Note liberamente tratte dal sito:
    dal sito: https://www.parcopopiemontese.it/pun-dettaglio.php?id=3126 ]


 


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