Visita alle centrali di Santhià; allo scambio dell’acqua
tra i canali: Naviglio di Ivrea e Cavour alle Naie;
visita a Bianzé, alla Cascina Valdemino,
e alla sede di Ovest Sesia a Vercelli

(insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta)



VISITA ALLE CENTRALI DI SANTHIÀ E PETIVA;
SCAMBIO ACQUE TRA I CANALI NAVIGLIO D’IVREA E CAVOUR;
VISITA AI FONTANILI DI BIANZÉ;
VISITA A SEDE DELL’ASSOCIAZIONE D’IRRIGAZIONE OVEST SESIA (AIOS)
A VERCELLI

insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta
Mercoledì 17 maggio 2023
 
           NOTE VARIE:

  1. Note sulla Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS):    ->>> Back

    [ L’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS) (1853 - 2023), nel suo 170° anniversario, ricorda la propria storia.
    Nella seduta del 22 Settembre 1851 del Consiglio Provinciale di Vercelli, Presidente il Conte Camillo Cavour in allora Ministro dell’Agricoltura e Commercio, era all’ordine del giorno la discussione sul progetto per l’affittamento delle acque demaniali ad una associazione generale di utenti allo scopo di affidare direttamente agli agricoltori, riuniti in associazione, la gestione delle acque fino allora concessa dallo Stato a privati appaltatori.   Il progetto di massima presentato al Consiglio Provinciale conteneva due principi che si dimostrarono determinanti per lo sviluppo dell’Associazione:
    - L’obbligo di tutti gli associati di accomunare le loro acque con quelle della società a quei patti ed a quelle condizioni da determinarsi dagli statuti definitivi della società.
    - Il vincolo a favore della società di tutte le acque vive di sovrabbondanza e le colaticcie delle irrigazioni.
    Si affermava quindi il proposito di accentrare tutte le acque in una gestione unitaria affinché l’utilizzazione integrale delle acque sostituisse un beneficio d’ordine generale a cui tutti gli utenti partecipassero in eguale misura.   Tali norme vennero inscritte nel primo Statuto dell’Associazione di Irrigazione all’Ovest del Sesia, elaborato in successive sedute del Consiglio Provinciale degli anni 1852 e 1853 unitamente allo schema del Capitolato di affittamento delle acque dei Canali Demaniali derivati dal fiume Dora Baltea.   I successivi Statuti mantennero le caratteristiche essenziali del primo.   Il 7 Maggio 1853 Camillo Cavour, Presidente del Consiglio, presenta ed ottiene alla Camera l’approvazione del progetto di legge, costitutivo dell’Associazione tra tutti i proprietari dei beni rurali all’Ovest del Sesia concludendo il suo discorso con queste indimenticabili parole:
    " L’esperimento che vi è proposto ed a cui prendono parte 3500 agricoltori riuniti in associazione, voi dovete approvarlo, non solo in vista dei vantaggi economici e finanziari che esso reca, ma altresì perché è un gran fatto, un fatto nuovo, non solo in questo Paese, ma oserei dire in tutta l’Europa, atteso ché questa sarebbe la più larga applicazione dello spirito di associazione che siasi fatto alla agricoltura.   Se questo riesce, o Signori, se noi giungiamo a costituire un’associazione di 3.500 agricoltori, questo esempio produrrà un immenso effetto sugli agricoltori di altre Province e farà sì che non sarà difficile il costituire associazioni, agricole, non solo allo scopo di irrigare terreni, ma nell’intento di compiere varie imprese le quali possono tornare a vantaggio ed utilità grandissima della agricoltura ".
    La legge veniva emanata il 3 Luglio 1853 col numero 1575.
    <...>
    Il testo continua sul sito di AIOS, indicato di seguito:
    https://www.ovestsesia.it/storia/associazione/ ]



  2. Un cenno sulla storia di Santhià:    ->>> Back

    [ Santhià è stata probabilmente abitata sin dall’Età del Bronzo, come dimostrano alcuni ritrovamenti preistorici.   La zona fu successivamente abitata dai Celti Liguri e dai Celti libici e passò al dominio romano alla fine del II secolo a.C.   Ricevette le denominazioni di Vicus Viae Longae e poi, in epoca cristiana, fu dedicata a Santa Agatha, da cui si deriva il nome attuale.   Con questa denominazione è menzionata in un documento dell’anno 999, per il quale Ottone III cedeva al Vescovo Leone di Vercelli alcuni territori e beni, tra i quali tutto l’oro della contea di "Sancte Agathe".   Rimase sotto il dominio dei Vescovi di Vercelli fin quando fu conquistata dai Visconti di Milano.")   Nel 1377 la città si consegnò ad Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde.")   In epoca rinascimentale e barocca Santhià fu frequente scenario di battaglie tra francesi e spagnoli, in particolare durante la guerra tra Francesco I di Francia e Carlo V (il cui Gran Cancelliere era Mercurino Arborio di Gattinara), con notevole sofferenze per la popolazione.")   Tra i monumenti di maggior interesse per la città si ricorda la Collegiata di Sant’Agata, oggi chiesa parrocchiale ha subito varie trasformazioni nei secoli, sino ad assumere la forma attuale ad opera dell’architetto Giuseppe Maria Talucchi nel XIX secolo.")   Le parti più antiche sono il campanile Romanico del XII secolo e la cripta di Santo Stefano.")   È presente all’interno il Polittico di Sant’Agata, opera di Gerolamo Giovenone.")
    Notizie tratte liberamente dal sito:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Santhi%C3%A0 ]



  3. Alcune note sul Naviglio di Ivrea:    ->>> Back

    [ Iniziato nel 1433 sotto Amedeo VIII, primo duca di Savoia, venne portato a compimento dopo 35 anni, nel 1468, durante la reggenza della duchessa Jolanda di Francia, moglie di Amedeo IX.   Il canale fu costruito come canale navigabile per collegare la città di Ivrea a quella di Vercelli e per irrigare le campagne del Vercellese.   A causa di insabbiamenti e di mancanza di manutenzione, il canale fu parzialmente abbandonato e perse la capacità di navigazione e quindi la possibilità di trasportare merci sullo stesso.   Successivamente, nel 1651 lo acquistò il Marchese di Pianezza, principe di Francavilla che lo riaprò a causa della impellente necessità di acqua per le nuove culture, obbligando il proprietario a sobbarcarsi dispendiosi lavori di ripulitura e di riattivazione del canale.
    Appartenne lungamente ai Pianezza, tanto che ancora nel 1830 lo si chiamava "Naviglio di Francavilla".   Oggi la sua principale funzione è quella di fornire acqua alla risicoltura e alle aree collinari dedicate a frutteto.   Nei pressi della SP143 (ex SS 143) sul canale è attiva la centrale idroelettrica "Petiva".   Il Naviglio di Ivrea nasce dalla Dora Baltea presso il centro storico di Ivrea (a quota di 237 m slm) dove il fiume, dopo aver attraversato uno stretto canyon in mezzo alla città, si allarga.   Prosegue quindi verso sud-est, costeggia la morena di Masino e si avvia verso la forra di Mazzè, gola che chiude l’anfiteatro morenico di Ivrea: qui, dato l’esiguo spazio a disposizione, affianca la stessa Dora Baltea scorrendo vicinissimo al fiume, poche decine di metri più a nord, dove è stata costruita un’importante struttura: lo "Scaricatore della Maddalena", utilizzato per equilibrare i livelli del canale.   In corrispondenza della frazione Rocca di Villareggia se ne discosta puntando verso nord-est.   Alla Rocca una lapide posta sulla sponda sinistra del canale ricorda lo scavo del trincerone del Naviglio d’Ivrea su progetto di Leonardo da Vinci.   Entrato in Provincia di Vercelli, porta acqua alle risaie e incrocia tramite un nodo idraulico (Nodo della Restituzione) il Canale Depretis.   Il Naviglio poi piega a sinistra e raggiunge Santhià, dove forniva l’acqua alla Stazione Idrometrica Sperimentale, e da dove (piegando nuovamente a sud-est), fiancheggiato dalla strada provinciale SP11 (ex SS11), al Nodo idraulico della Naia (o delle Naie, a 168 m di quota) incrocia anche il canale Cavour.   Prosegue quindi verso San Germano Vercellese (sempre in direzione sud-est) ed entra in Vercelli.
    Attraversata la città, termina infine il suo corso nel fiume Sesia, a 120 metri di quota, dopo circa 74 km.
    Note liberamente tratte dal sito:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Naviglio_di_Ivrea ]



  4. Note sulla città di Vercelli:    ->>> Back

    [ Vercelli, capoluogo dell’omonima provincia, è situata sulla sponda destra del fiume Sesia, nella parte orientale del Piemonte.   Da sempre, è stata un importante nodo di strade, in epoca romana fu conosciuta con il nome di "Vercellae" e descritta come uno dei "firmissima Municipia" romani della Transpadana.   Dal IV secolo divenne prima diocesi e centro di propagazione del cristianesimo in tutta la regione su impulso di Eusebio.   Nel medioevo Vercelli divenne un "Libero Comune", e questo fu un periodo di grande splendore artistico e culturale per la città, tanto che vi sorse nel 1228 lo "Studium", la prima università subalpina, con l’aiuto del Cardinale Guala Bicchieri, e di un suo lascito economico dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1227.   In epoca moderna iniziè la coltivazione del riso nel suo territorio: le attività concernenti la coltura, la sperimentazione e il commercio del riso rappresentano ancora oggi la base dell’economia locale tanto da essere riconosciuta come capitale italiana del riso.   Sul finire del XX secolo, è iniziata la crisi dell’industria, e lo sviluppo economico si è spostato nel settore terziario e nella logistica.
    Oggi si nota una costante espansione del turismo, sia come tappa della Via Francigena, sia come turismo storico-artistico grazie alla presenza di alcuni monumenti come la Basilica di Sant’Andrea, il Duomo, San Cristoforo, ARCA o di eventi come il Concorso Viotti.   Lo stemma di Vercelli è stato concesso con regio decreto del 2 ottobre 1929 ed è costituito da uno scudo con una croce rossa su campo argenteo.   Lo scudo è contornato da un serto d’alloro e ulivo, coi rami incrociati sotto la punta, serrati da un nastro tricolore e da un cartiglio argenteo riportante il motto: POTIUS MORI QUAM FOEDARI ("Meglio morire che tradire").
    Note liberamente tratte dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Vercelli ]



  5. Note sulla Centrale Petiva sulla SP143:    ->>> Back

    [ L’impianto realizzato nel 1926 è costituito da una traversa mobile sul Naviglio d’Ivrea realizzata con due paratoie piane e fa parte del complesso di tre centrali idroelettriche realizzate dall’Amministrazione dei Canali Demaniali Cavour negli anni ’30.   La traversa realizzata in Comune di Santhià (VC), sulla SP143, crea un piccolo bacino la cui ritenuta massima è regolata dalle paratoie mobili e da un sifone auto-livellante di sicurezza situato in destra idraulica accanto alla centrale.   Inoltre una paratoia situata a monte del bacino deriva una parte dei deflussi in un canale irriguo denominato Cavo Bargiggia.   La centrale situata a fianco del sifone ospita tre gruppi idroelettrici di cui due i più grandi, turbinano le acque del Naviglio d’Ivrea, il terzo, il più piccolo turbina le acque del Cavo Bargiggia durante la stagione irrigua.   Le turbine attuali sono di tipo Semi Kaplan a diffusore a L la cui peculiarità è avere il generatore "immerso", ossia posto in camera libera.   Il salto medio è di 5,88 m.   La portata media nel bacino di carico dell’impianto è di 12,5 m³/s.   Le trasmissioni dall’albero sono ad accoppiamento diretto che sviluppa una potenza complessiva di circa 713 kW.
    Note liberamente tratte dal sito: https://www.ovestsesia.it/centrali/petiva/ ]



  6. Note sulla costruzione del Canale Cavour:    ->>> Back

    [ La costruzione del canale iniziò il 1° giugno 1863 e terminò il 12 aprile 1866.   I rilievi furono fatti già negli anni 1850 da Francesco Rossi, mancato geometra e divenuto agrimensore alle dipendenze, per 16 anni, del Marchese Michele Benso (Torino 14-12-1781 - Torino 15-6-1850, padre di Camillo Benso di Cavour), che scoprì il percorso migliore.   Contrastato da Camillo Benso (Torino, 10-8-1810 - Torino 6-6-1861) quando divenne propietario dei terreni di Leri alla morte del padre Michele, Francesco Rossi, (Scavarda 21-12-1794 - Torino 15-2-1858) abbandonò l’azienda e si mise in proprio.   Presentò il suo progetto all’allora Ispettore delle Finanze Carlo Noè e poi ad una commissione di ingegneri che lo valutò favorevolmente ricevendo il plauso direttamente dal re Carlo Alberto (Torino 2-10-1798 - Oporto 28-7-1849).   Ma Cavour, divenuto nel 1853 Ministro delle Finanze, contrastò il progetto per paura che il nuovo canale tagliasse in due le sue proprietà.   Poi guerre e disastri finanziari conseguenti al conflitto ridussero in miseria il Rossi che morì nel 1858.   Vicende storiche legate alle lotte risorgimentali bloccarono il progetto del canale fino al 1861, anno della morte di Camillo Benso Conte di Cavour.   Nello stesso anno 1861 riprese lo studio di un nuovo canale da parte dell’Ing. Carlo Noè (Bozzole Monferrato 1812-1873), che costituì una Compagnia dei Canali di irrigazione Italiani, con capitali inglesi.   La revisione e l’esecuzione dei lavori furono a cura dell’Ing. Carlo Noè.   Il Progetto fu approvato e sostenuto da Ottavio Thaon di Revel (Torino 26-6-1803 - Torino 9-2-1868), Ministro delle Finanze del Regno di Sardegna.   La prima pietra fu posta il 1° giugno 1863 dal Principe Reale Umberto di Savoia, futuro re d°Italia (Torino 14-3-1844 - Monza 29-7-1900).   Il canale Cavour fu inaugurato il 12 aprile 1866 dal principe Eugenio di Savoia-Carignano (Parigi 14-4-1816 - Torino 1888), mentre regnava Vittorio Emanuele II (Torino 14-3-1820 - Roma 9-1-1878).   Tutta l’opera e le strutture furono costruite essenzialmente a mano a forza di pala e piccone.   Furono utilizzati 14.000 uomini per la costruzione del canale lungo 82,23 km da Chivasso a Galliate (con termine nel Ticino).   All’uscita della struttura di presa a Chivasso, e al suo imbocco, il Canale Cavour ha una larghezza di 40 metri, con una portata massima di 110 m³/s, che ad est del Sesia si riduce ad 85 m³/s e, al termine della corsa, il canale ha una larghezza di 8 metri.
    Furono costruiti:
    110 ponti
    61 ponti canale
    210 sifoni
    per irrigare 170.000 ettari dei territori vercellesi dell’Ovest Sesia.
    Notizie tratte da informzioni della Associazione di Irrigazione Ovest Sesia (AIOS) ]



  7. Note sui fontanili di Bianzè:    ->>> Back

    [ La Fossa è diventata nel corso del tempo, a tutti gli effetti, il simbolo di Bianzè: infatti questa imponente opera sanitaria ed architettonica, unica nel suo genere, da secoli abbraccia il paese e lo protegge.   Partiamo dal contesto storico: siamo intorno al 1600 quando Bianzè, dal punto di vista politico, si trovava sotto la dominazione spagnola, come buona parte del Piemonte.   Nel 1616 la popolazione bianzese venne colpita da una grave malattia, dopo aver già subìto la distruzione del borgo per opera dell’esercito Sabaudo, guidato dal Duca Carlo Emanuele I°.   A Bianzè tutti si ammalarono e circa metà della popolazione morì, come si evince dagli atti dei defunti dell’epoca, che riportano "et fere dimidia pars defuncia fuerit ut videre licet in libro defunctorum" (e quasi la metà è morta, come puoi vedere nel libro dei defunti).   A causa di questa malattia, che credevano peste ma in realtà tubercolosi, dovuta ai miasmi malsani delle mura delle case, pregne di umidità che risaliva dal terreno, le autorità locali vagliarono l’ipotesi di trasferire l’intero borgo a qualche chilometro di distanza, ma i Bianzesi si opposero.   Vennero così ingaggiati dei misuratori, esperti geometri dell’epoca, che si susseguirono negli anni (fra gli altri i signori Bertola, Michelotti, Fracassi, Ferrero, Zucchi, ecc..) che, finiti i loro studi, fecero partire i lavori di bonifica, basati sull’abbattimento di parte delle antiche mura medievali e sullo scavo di quello che era l’antico fossato; questo venne ampliato di tre metri di profondità fino ad arrivare alle prime sorgive che, potendo così defluire liberamente smisero di infiltrarsi nel terreno e salire nelle mura delle case.   Grazie a questi lavori di bonifica, dopo qualche tempo, si notò un calo sensibile delle morti.   Con i resti delle mura abbattute venne costruita la chiesa di Tabi (dalla parola latina Tabes che significa appunto Peste) dedicata come voto alla Madonna per grazia ricevuta.   Nonostante i tanti interventi, la costruzione della fossa non ebbe compimento che all’inizio del 1800.   Nel 1780, la famiglia Ferrero, che si occupava proprio di misurazioni, prese in carico il lavoro, ultimando l’opera di bonifica: la fossa venne portata ad una profondità di 7 metri e il numero dei fontanili delle risorgive arrivò a 36, grazie all’inserimento nel 1934 di tubi in ghisa, di lunghezza che va dai 4,10 ai 6,35 metri, che facilitavano la fuoriuscita "a fontana" della falda.   Con il tempo però la falda si spostò e il numero dei fontanili diminuì.   Ora sul fondo del fossato spiccano ancora una dozzina di occhi fontanili, attivi durante tutto l’anno, alcuni con un getto che emerge di alcuni decimetri dal pelo d’acqua e costituiscono insieme alla vegetazione di specie autoctone un ambiente unico di notevole importanza per la conservazione della biodiversità.   La Fossa è costituita da due rami denominati "destro" e "sinistro": il primo avente una lunghezza di 719 metri, e il secondo di 1081 metri; essi si congiungono in un terzo ramo denominato "riunito" lungo 958 metri.   Il tutto per una lunghezza totale di 2758 metri.   Al termine del ramo "riunito" deriva il Naviletto di Bianzè dove le acque di esubero vengono confluite, tramite lo scaricatore Porte Rosse, nella Bealera di Bianzè.
    L’origine dei due rami era unica e partiva dal ciglio della sede stradale che da Bianzè tende a Cigliano (attuale ponte di Viale Roma) e che anticamente era sottopassata da un ponte in muratura in modo che i due rami fossero tra loro comunicanti, mentre oggi hanno due origini distinte che formano due occhi posti alla base delle scarpate della detta strada.   I ponti storici che l’attraversano e che risultano dal mappale del XIX secolo, conservato presso l’Associazione di Irrigazione Ovest-Sesia (AIOS), sono sette:
    - Ponte su Viale Roma
    - Ponte su Via Alfieri (venne allargato a valle dal Comune nel 1935)
    - Ponte su Corso Italia - Via Tronzano
    - Ponte su Via Marconi
    - Ponte su Via Silvio Pellico
    - Ponte su Corso Italia - Via Livorno (costruito in muratura nel 1832 come risulta dalla data incisa sulla chiave dell’arco allo sbocco)
    - Ponte su Via Massimo D’Azeglio
    Oltre a questi, attualmente, esistono altri sei ponti che sono stati costruiti successivamente, due sul ramo di destra e quattro sul ramo riunito.   Storicamente le sponde della Fossa erano ricoperte da cespugli e successivamente da una fascia boschiva a prevalenza di platano, che forniva legna da ardere e fascine, nel corso del XIX secolo fu introdotta la robinia che, complice l’insorgere del cancro colorato del platano, lo soppiantò progressivamente.   Con i mutamenti socio-economici del secondo dopoguerra, l’interesse per la legna da ardere è via via diminuito così che i cedui della Fossa da risorse sono divenuti un contesto oneroso da mantenere.   Con il programma di riqualificazione, avviato da alcuni anni, il Comune, d’intesa con l’Associazione d’Irrigazione Ovest-Sesia (AIOS), ha stabilizzato la base della sponda esterna con massi non cementati sopra i quali si è ricostituita la copertura erbacea.
    Nel 2020 il Comune ha avviato il contatto con la Regione Piemonte (Settore Programmazione strategica e Green Economy) volto a proseguire l’opera di valorizzazione della Fossa con i suoi fontanili, in un’ottica che ne esalti il valore paesaggistico, ambientale ed ecologico.   Infatti la riconnessione ecologica può partire proprio dalla Fossa dove sulla sponda esterna sono stati inseriti arbusti e piccoli alberi di specie vegetali autoctone e ornamentali non invasive che hanno anche un significato storico, in quanto ne ripristinano la sua condizione originaria.   La costruzione di un marciapiede e di un parapetto metallico intorno ad essa hanno creato un gradevole percorso fruibile anche in chiave turistica.   Il 14 luglio 2021 la Provincia di Vercelli, con un attestato, ha riconosciuto la Fossa di Bianzè come il più grande fontanile urbano dell’intero territorio provinciale.   Di fronte a questa "grande" opera, non possiamo fare altro che preservarla, affinché tutte le generazioni future siano a conoscenza di ciò che hanno fatto i Nostri Avi per salvare il nostro paese.   Pannello storico realizzato dal Comune di Bianzò nell’anno 2022.
    Note tratte dal pannello esplicativo della storia della "Fossa" a Bianzè ]



  8. Note sul grande Crocifisso del Duomo di Vercelli:    ->>> Back

    [ Il grande Crocifisso è l’immagine regale del Cristo risorto che volge il suo sguardo misericordioso sullèumanità che a lui si rivolge, la rappresentazione del versetto dell’inno di Venanzio Fortunato che si cantava ai vespri del tempo di passione: regnavit a ligno Deus.   Costruito in lamine d’argento in parte dorate, con la corona sul capo, si presenta maestoso eretto sulla croce: le gambe scendono parallele ad appoggiare i piedi sul suppedaneo al di sotto del quale è raffigurata la scena della discesa di Gesù al Limbo; le braccia si distendono sulla croce quasi ad unire la figura di Maria, presso la mano destra, con quella di Giovanni vicina alla mano sinistra.   Il capo, leggermente reclinato, ornato di una corona con pietre preziose sormontata da una piccola croce, è finemente lavorato nei tratti dei capelli e della barba; gli occhi sono aperti sul mondo e lo sguardo è severo, ma nel contempo misericordioso.   Altre decorazioni adornano la croce, imponente nelle sue misure (m. 3,27 in altezza e m. 3,36 in larghezza):   nella parte bassa la figura di un vescovo in atto di benedire al quale è presentato, da un angelo turbinante, l’offerente o il committente dell’opera.   In alto le rappresentazioni del sole e della luna, segno di onore come nella consuetudine classica e simboli dell’immortalità e della crescita.   Al di sopra di tutto, in una mandorla portata da due angeli, l’Ascensione, purtroppo mutila nella parte superiore.   Al di sotto delle braccia, evidenziate da un profilo dorato, le scritte: MULIER ECCE FILIUS TUUS verso la Madonna e AD DISCIPULUM AUTEM ECCE MATER TUA verso l’apostolo Giovanni.   Sul capo del redentore, al di sopra della ricca aureola, l’indicazione voluta da Pilato: IHS NAZARENUS REX IUDEORUM.   Il Crocifisso, opera di epoca ottoniana, è analogo agli altri conservati nel Duomo di Casale, nel Museo del Duomo di Milano e nella Chiesa di San Michele di Pavia.   Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 1983 il grande Crocifisso fu oggetto di atti vandalici da parte di ignoti personaggi che lo decapitarono, ne squarciarono il corpo e ne accartocciarono parte delle lamine.   Il restauro che ne seguì, condotto dalla Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici del Piemonte sotto la direzione della dott.ssa Paola Astrua, portò ad approfondire gli studi sul prezioso manufatto e ad indagare sui metodi di realizzazione dell’opera.   Dall’esame delle lamine si è potuta avvalorare l’ipotesi che il grande Crocifisso sia stato realizzato durante l’episcopato di Leone, il vescovo che provvide alla ricostruzione della Cattedrale distrutta dall’incendio appiccato da Arduino d’Ivrea e dai suoi fedelissimi nel 997, con restauri e rifacimenti posteriori.   Si possono evidenziare caratteri stilistici nelle lamine minori dei crocifissi di Vercelli e di Pavia che portano ad ipotizzare una derivazione comune dalla tradizione orafa milanese.   Inoltre la Discesa al Limbo è affine all’analogo soggetto del Sacramentario warmondiano, mentre il panneggio del perizoma denota notevoli legami con le figure degli angeli dell’Apocalisse del Battistero di Novara.
    Tutto ciò a conferma dell’importante ruolo giocato dai vescovi delle diocesi di Ivrea, Vercelli e Novara nel panorama non solo politico, ma soprattutto artistico del Piemonte di mille anni fa, mossi dall’ansia di evangelizzare utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione, soprattutto quelli più vicini alla gente.   Sul verso della croce sono dipinti i simboli della passione.   Questa decorazione, di scuola vercellese, si fa risalire al secolo XVI.   Nel Duomo antico il Crocifisso era appeso sull’arco trionfale.   Questa collocazione, ricordata la prima volta nel 1190, è ancora quella documentata nel 1661 dalla visita pastorale di Mons. Gerolamo della Rovere.   Nel Settecento venne poi collocato sul quinto altare della navata sinistra, protetto da un vetro.   L’attuale collocazione richiama la primitiva posizione centrale del Cristo al centro del momento liturgico.
    Note tratte dal cartello esplicativo nel Duomo di Vercelli ]


 


 Torna indietro  |   A inizio testo  |   A inizio visite  |   A premessa
 A visita alle centrali di Santhià  |   A foto varie a Santhià
 A visita a Petiva e Le Naie  |   A foto varie a Le Naie
 A visita a Bianzè  |   A foto varie a Bianzè
 A sosta a Cascina Valdemino  |   A foto varie a Cascina Valdemino
 A visita a sede AIOS a Vercelli  |   A foto varie a sede AIOS di Vercelli e al Duomo
 A sezione attività UNI3 VDA  |   A calendario eventi 2023
 A menu convegni  |   A menu escursioni  |   A pagina degli aggiornamenti
Aggiornamenti - 19/03/2024 - 03/04/2024 - 15/04/2024