Ode al rifiuto solido urbano

(Una Ode, scritta in -romanesco-, scaturita dalla penna sensibile
di Giuliano, dopo la visita ad una mostra particolare a Roma)



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"Ode al rifiuto solido urbano"

Scritta e presentata dall’autore:
Giuliano Borgianelli Spina
(Giovane Montagna - sez. di Roma)


Marzo 2007


Giuliano posa sotto il monumento di Al-Khwarizmi (*), noto matematico Uzbeco,
che gli fornisce l’ispirazione e la spiegazione di difficili algoritmi algebrici
(Foto di G.Borgianelli Spina)



VISITA AD UNA MOSTRA SUL PASSATO CHE CALPESTIAMO

La Mostra

In questi giorni è in corso a Roma una Mostra, che non sono stato il solo, a giudicare stimolante.   Si tratta dell’esposizione di reperti archeologici trovati di recente nel sottosuolo romano.   Giustamente penserete che non c’è niente di meno nuovo e meno comune dei reperti del passato.   Tuttavia la Mostra, per come è stata concepita, per la disposizione degli oggetti e per le didascalie che la completano è risultata un’esposizione originale e di grande interesse.
Prima di tutto l’attualità, alcuni reperti sono riemersi poche settimane fa dai sondaggi per la nuova linea metro; i pezzi esposti provengono quasi tutti dal suburbio, lungo un arco, di raggio compreso tra i 10 e i 15 km, che circonda la città da nord a sud, lungo il lato orientale.   Gli scavi sono quelli eseguiti per la posa delle reti dei servizi cittadini: acqua, fognature, gas, energia elettrica e nei grossi cantieri lungo il tracciato di nuove linee ferroviarie.   Per ogni cantiere o sito è stata realizzata una bacheca che mostra i pezzi più belli e significativi trovati in quel sito.   Nella maggior parte dei casi si tratta di sepolture romane o preistoriche, ma esistono anche locali di abitazione, mulini, botteghe ed altro.   La vetrina mostra altresì la disposizione, in cui sono stati ritrovati gli oggetti, nonché la profondità, che s’aggira sui 12 metri dal livello del suolo attuale.
E’ interessante notare che il tempo che ci separa dalla vita delle persone che usarono quegli oggetti equivale a circa 12 metri di profondità, al di sotto di quel livello si accede alla protostoria ed al di sopra si risale alla storia attuale, attraverso tutti i secoli intermedi.
Per chiarire ulteriormente questo aspetto, gli allestitori della mostra hanno realizzato un’ultima bacheca in cui è stata ricostruita, in scala ridotta, la sezione di suolo che va dalla protostoria ad oggi.   Inizia con frammenti di vasi, rozzi e senza alcuna decorazione, misti ad ossa di animali, pallido ricordo di antichi pasti frugali, seguono i vasi di epoca repubblicana, quindi imperiale, poi dopo un breve intervallo vuoto si vedono le prime ceramiche medievali, quelle rinascimentali, il settecento, la ceramica industriale, il liberty ed infine una nota di poesia.   Alla sommità dello scavo, tra i frammenti di ceramica degli inizi del novecento, appare un cilindro di cuoio nero, lungo circa trenta cm, in esso sono contenute le lettere d’amore di una coppia d’innamorati che finì tragicamente i suoi giorni.
Una mano pietosa riunì insieme le lettere di entrambi e le seppellì in quel sito.   Una sorta di monumento funebre ad un Romeo e una Giulietta dei primi del novecento.   Nulla come questa vetrina, che è posta al termine della mostra, dà il senso della storia dell’umanità e del suo cammino, di come gli eventi, anche i più tragici vengano inesorabilmente trasformati in polvere, ma prima ancora vengano ricoperti da quelli successivi.
In fondo il mestiere degli archeologi è quello di rimestare tra i rifiuti, ma anche gli oggetti più vili e maleodoranti col tempo si nobilitano: le parti organiche deteriorabili si trasformano in sostanze inorganiche o vengono riciclate e riutilizzate dal terreno, restano le parti meno corruttibili ed a questo punto diventano storia.
Storia che si può misurare in metri, dodici metri equivalgono approssimativamente a trenta secoli, secolo più o secolo meno.
Alla fine della visita, che confesso mi ha emozionato, direttamente dalle viscere mi sono affiorati " 'sti quattro versacci" sull’odissea dei rifiuti solidi urbani, che dai più bassi gradini della scala sociale assurgono al nobile ruolo di reperti storici.
Data la modesta raffinatezza della materia trattata, ho preferito esprimermi col vecchio, caro, flessibile dialetto romanesco.


L’ubicazione

La mostra sul sottosuolo romano stava e spero stia ancora esposta, nei sotterranei del ex-Magistero a Piazza della Repubblica, accanto alla Basilica di Santa Maria Degli Angeli, dove nel ’700 i Papi costituirono l’annona pontificia, con gli orci enormi per l’olio ed i contenitori in pietra del grano per sopperire alle eventuali carestie della città.
Roma non si finisce mai di scoprire.



Ode al rifiuto solido urbano

Si lo vedi pe’ la strada
Pare ’n semplice rifiuto
puzza, inquina, fa rumore.
Si lo guardi te fa schifo
t’encrementa lo squallore.
Ma cor tempo piano piano
se ritira ner profondo,
presto perde ogni colore.
Lentamente lascia er mondo.
Se distenne e disidrata,
senz'affanno e senza boria,
ha cessato d’esse zozzo,
mo’ fa parte de la Storia!


(gbs) Giuliano Borgianelli Spina
a.d. marzo 2007


Giuliano posa sotto il monumento di Orazio (**), a Venosa,
poeta ironico latino che gli fornisce l’ispirazione e la "verve" per le sue rime
(Foto di G.Borgianelli Spina)






Foto su francobollo
di Al-Khwarizmi

(Foto di E.Fiorentini)

(*) Abu Ja’ far Muhammad ibn Musa Al-Khwarizmi

(Uzbekistan(?), circa 780 d.C. - Baghdad 850 d.C.)

Al-Khwarizmi è stato un importante matematico islamico che scrisse importanti trattati indo-arabici sui numeri e fu tra i primi ad usare il numero zero come base per la notazione posizionale, rielaborando codici indiani.   S’interessò di geometria, matematica, algebra e astronomia.   Sembra che i suoi studi, fatti presso la biblioteca di Baghdad, furono basati sugli scritti di Euclide: "Elementi", tradotti in arabo dal suo collega al-Hajjaj.
La parola "algoritmo" deriva dal suo nome: Al-Khwarizmi.
Il suo trattato più importante sull’algebra: "Hisab al-jabr w’al-muqabala", scritto a Baghdad attorno al 820, alla corte del Califfo Al-Mamun (786 - 833), ci fornisce la parola "algebra" e può essere considerato il primo libro scritto sull’algebra.



Quinto Orazio Flacco
(Foto di E.Fiorentini)

(**) Quinto Orazio Flacco

(Venosa, 8 dicembre 65 a.C. - Roma, 27 novembre 8 a.C.)

Fu un poeta latino.
Maestro di eleganza stilistica e dotato di inusuale ironia, seppe affrontare le vicissitudini politiche e civili del suo tempo da placido epicureo amante dei piaceri della vita, dettando quelli che per molti sono ancora i canoni dell’ars vivendi.

Alcune curiosità:
Ad Orazio è stato intitolato il cratere Orazio, sulla superficie di Mercurio.

"Orazio satiro" è citato nell’Inferno di Dante nel Limbo al versetto 89 del canto IV :

"Quelli è Omero poeta sovrano:
l’altro è Orazio satiro che vene;
Ovidio è il terzo, e l’ultimo Lucano."




COMMENTO DI ENEA
(con tante scuse per il pessimo romanesco)

Giuliano caro, ’sta tua rima
un corpo m’ha dato ’n mezzo ar petto
e m’ha fermato appena prima
mentre stav’ a uscì cor mio sacchetto.

jo dato ’na guardata, chiuso in mano,
"e mo’ che famo" - me so’ detto..
è pure vero ch’è ’no scarto umano
ma nun me va de lasciallo ar cassonetto.

E mo’ nun so dove buttallo,
m’hai fatto ’mpazzì nun so quanto,
forse andrò a sotterrallo...
drento ’na piazzola ar camposanto.

(ef) Enea Fiorentini
a.d. marzo 2007


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Aggiornamento - 26/03/2007