Cronaca della Camminata Francigena in Toscana:
da Siena a Radicofani (dal 26/9 al 30/9/2001)

(Nuova esperienza di cammino nelle Crete Senesi in Toscana, per circa 100 km)


Logo Francigena

"Il Sentiero del Pellegrino - sulle orme della Via Francigena"

Tratto toscano da Siena a Radicofani

Giovane Montagna
Sezioni di: Mestre - Moncalieri - Padova - Roma - Venezia


26 - 30 Settembre 2001

Alcuni ricordi di un’esperienza comune, ricca e coinvolgente,
che continua ad appassionare molti "Pellegrini" della G.M.


Cronaca a cura di Enea Fiorentini (sez. G.M. di Roma)
  


Una parte dei partecipanti alla camminata francigena, fotografati sulla Piazza del Campo a Siena
(Foto di E.Fiorentini)



Premessa

Le avventurose camminate dell’anno 2000, sulle tappe francigene gestite dagli amici di Roma, non hanno spaventato i molti pellegrini che vi hanno partecipato (soprattutto quelli veneziani).
Il ricordo delle loro fatiche di cammino che, lo scorso anno, li avevano portati da Radicofani a Viterbo in aprile, e da Viterbo a Roma in ottobre, non hanno affatto diminuito la loro voglia di cimentarsi su un nuovo tratto di percorso in queste zone.
Grazie alla ormai consolidata collaborazione tra Tita Piasentini (presidente della G.M. di Venezia) e Alberto Alberti (G.M. Roma), ecco quindi preparata la proposta per la fine di settembre di quest’anno.   Essa si è articolata in quattro tappe, da Siena a Radicofani che hanno permesso così, per coloro che hanno effettuato tutte le tratte finora proposte, di completare a piedi tutto il tragitto francigeno da Siena a Roma su 13 tappe (considerando quelle della variante Amerina).



Il percorso scelto


Torre del Mangia a Siena
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La Torre del Mangia a Siena che sovrasta
la Piazza del Campo e l’intera città
(Foto di C.Melappioni)

Il nuovo percorso di quest’anno, che attraversa tutta la parte meridionale della provincia di Siena, nel territorio delle "Crete Senesi": dalla Val d’Arbia alla Val d’Orcia, ha un fascino tutto particolare e completamente diverso dalle altre zone toscane.   Questo interessante percorso, della lunghezza totale di circa 100 km, è stato suddiviso nelle seguenti tappe:


 Siena -> Pieve di S.Innocenza alla Piana - 26 km

 Pieve di S.Innocenza alla Piana -> Sant’Antimo - 27 km

 Sant’Antimo -> San Quirico d’Orcia - 17 km

 San Quirico d’Orcia -> Radicofani - 30 km



Chi sono i partecipanti?


Via Franciosa a Siena
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Via Franciosa a Siena, nei pressi del Duomo
(Foto di C.Melappioni)

Confortati dalla presenza di amici che conoscevano bene il percorso e sperando in un periodo di bel tempo autunnale, il 26 settembre 2001 ben 23 persone si sono date appuntamento a Siena.  Tantissimi i volti conosciuti e molti quelli nuovi di persone che iniziano questa esperienza per la prima volta.  Quest’anno sono presenti:


 4 persone provenienti da G.M. Mestre (Angelo, Giovanni<Nane>, Rosy, Tarcisio);
 5 da G.M. Moncalieri (il presidente nazionale Piero Lanza, Anna, Beppe, Elio e Riccardo);
 2 da G.M. Padova (Rosanna, Tecla);
 5 da G.M. Roma (il co-organizzatore di questo pellegrinaggio Alberto Alberti, Adele, Enea, Gino e Giuliano);
 7 da G.M. Venezia (Tita Piasentini, presidente della sez. di Venezia e secondo co-organizzatore, Franco, Giorgio, Marcella, Miro, Paola e Renzo).



Riflessioni e Raduno a Siena


Porta Romana a sud di Siena
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Porta Romana a Siena
che apre la via verso sud
(Foto di C.Melappioni)

Mercoledì 26-9-01:  (Siena)
In queste righe, non si vuole rappresentare la "Cronaca integrale" del viaggio né l’elenco di tutte le località attraversate, poiché queste informazioni sono già contenute sulla Guida ufficiale GM: "Il Sentiero del Pellegrino..." anche se, su quest’ultima, le tappe vengono descritte partendo da posti tappa leggermente differenti da quelli da noi adottati in questa occasione.
Le necessità logistiche legate al numero dei partecipanti e le nuove opportunità d’alloggio, fanno modificare a volte i luoghi di sosta.   Diamo spazio allora ai ricordi di alcuni luoghi interessanti conosciuti e, soprattutto, dei momenti di allegria e di amicizia che si sono avuti tra noi.
La visita ai punti salienti del centro storico di Siena e la cena consumata in un piccolo locale del centro, hanno permesso di rinsaldare la conoscenza reciproca del nostro gruppo e di calarci adeguatamente nell’atmosfera del cammino previsto.   Dopo la cena, un’ultima passeggiata notturna attraverso le viuzze di Siena ci ha portato alla Casa di San Francesco (presso la Foresteria dell’adiacente Basilica di San Francesco) dove abbiamo passato la prima notte.



Inizia il viaggio...

Giovedì 27-9-01:  (Siena - Valle d’Arbia - Grancia di Cuna - S.Innocenza alla Piana - Buonconvento)
E’ difficile dimenticare il fascino della partenza dalla Piazza del Campo di Siena, ancora deserta ma già illuminata dal primo sole, mentre ci riunivamo in circolo per una preghiera.

Raduno dei partecipanti a Piazza del Campo
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Raduno dei partecipanti a Piazza del Campo
(Foto di E.Fiorentini)

lasciando Siena verso le -Crete-
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Panorama di Siena,
lasciando la città verso le -Crete-
(Foto di E.Fiorentini)

Grancia di Cuna
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La Grancia fortificata di Cuna
(Foto di E.Fiorentini)

E pochi scorderanno il primo tratto di circa 10 km fatto sull’asfalto della Via Cassia, effettuato per evitare il rischio di trovare problemi di passaggio sulla Strada di Renaccio (percorso originario), fino a raggiungere Cuna e la sua maestosa Grancia.
Attorno a noi il paesaggio si allargava a vista d’occhio sulle numerose colline appena arate della Valle d’Arbia, dove le argillose "crete senesi", dai caldi colori tipici della "terra di Siena" sono da sempre utilizzate per la coltivazione del frumento, del mais e del girasole e ridotta risulta la presenza di altre colture e di animali (qua e là si notano rari gruppi di pecore).   Il senso della storia, quella vera, che ha intriso queste contrade per molti secoli, ci viene dato dalla presenza di piccole chiese (caratteristiche quella di S.Ilario a Isola d'Arbia -ben conosciuta dai pellegrini francesi- e quella dedicata a S.Pietro e S.Giacomo a Cuna -più frequentata dai pellegrini spagnoli) e da imponenti pievi come quella di S.Innocenza alla Piana, nei pressi di Buonconvento, che diede ospitalità a molti papi ed imperatori.
Le sue vicende storiche ci sono state ricordate da un gentile signore che, con altri, cerca di mantenere in vita queste antiche mura e le relative memorie.   Naturalmente anche i centri più importanti come Buonconvento, fortificato nel 1300 e posto sul tragitto francigeno, mantengono ancora ben visibili i segni del loro passato.   La passeggiata che abbiamo effettuato per raggiungere il ristorante per la cena, ci ha permesso di visitare il centro storico e di ammirare le sue vie e gli antichi palazzi.   Leggendo le iscrizioni e le lapidi presenti ovunque, è stato facile immaginare il passaggio per queste vie di eserciti e di imperatori.


Venerdì 28-9-01:  (Buonconvento - S.Innocenza alla Piana - Bibbiano - Badia Ardenga - Montalcino - Sant’Antimo)
Ma già il ricordo corre al giorno successivo, quando ci siamo ritrovati in piena campagna, sotto il castello di Bibbiano, in una mattina nebbiosa e suggestiva che preannunciava un’altra giornata soleggiata.   Scendendo verso il fiume Ombrone ed il fondo della valle ombrosa che unisce queste zone alla più lontana Maremma, già la vegetazione cambiava: apparivano i primi filari di vigneti tra boschi di pino e di quercia.

Tra le vie di Buonconvento
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Tra le vie di Buonconvento
(Foto di F.Vogel)

Panorama sulla Pieve di
Santa Innocenza alla Piana
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Panorama sulla Pieve di S.Innocenza alla Piana
(Foto di E.Fiorentini)

Castello di Bibbiano
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Il castello di Bibbiano
(Foto di C.Melappioni)

il complesso della Badia Ardenga
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Il complesso della Badia Ardenga
(Foto di E.Fiorentini)

il -Cancello sul Nulla-
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il -Cancello sul Nulla-
(Foto di E.Fiorentini)

Panorama verso Montalcino
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Panorama verso Montalcino
(Foto di G.Borgianelli Spina)

Basilica di Sant’Antimo
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Basilica di Sant’Antimo
(Foto di E.Fiorentini)

Il colore del terreno, via via, più scuro e differente dalle crete appena attraversate, faceva intuire la sua differente composizione con la riduzione delle argille e l’arricchimento di tufo.   L’innalzamento progressivo sulle colline ci ha portato più vicino a Montalcino e a quella zona collinare importante per la produzione del famoso vino Brunello, ricavato da sole uve di sangiovese locale.   Ed ecco apparire all’improvviso, sulla sommità di un poggio ed immersa tra campi e vigneti, la Badia Ardenga.   Questa antica abbazia, già conosciuta prima del 1000 e frequentata da papi ed imperatori che transitavano lungo la vicina via Francigena, è ora divenuta un agriturismo e presenta alcune parti molto rimaneggiate.   La stessa chiesa, una volta a tre navate, oggi ne presenta una sola ed il chiostro è stato quasi eliminato ed inglobato in altre costruzioni rurali.   Racconta la leggenda che proprio in questa Chiesa trovò la morte Arrigo VII di Lussemburgo, imperatore tedesco, quando decise di fermarsi a Buonconvento col suo esercito nel maggio del 1313 e, come consuetudine, volle recarsi alla Badia per fare la comunione.   Dice la leggenda che i frati della Badia avvelenarono l’ostia destinata al sovrano, procurandogli una fine prematura.   Chissà se è anche per questa vicenda che ancora oggi, nel linguaggio locale, parlando di Buonconvento si dice con ironia:
"Buono il convento, cattivi i frati".
Al termine della visita di questa piccola chiesa, cosė ricca di fascino e di solennità, alcuni non hanno resistito nel suonare una delle tre campane ancora presenti sul piccolo campanile a vela.   Anche Alberto non ha potuto rinunciare ad intonare un’aria di Haendel col suo flauto, sempre a portata di mano durante le sue peregrinazioni.   Montalcino è stata una dura conquista, dopo l’ardua salita del suo colle che abbiamo affrontato in pieno sole, fino all’ingresso attraverso la Porta Burelli.   Fresche acque di fontanelle ci hanno rinfrancato, mentre facevamo la sosta pranzo nei giardini pubblici.   In questa occasione, diversamente dal percorso originario, la fine della tappa era prevista all’abbazia di S.Antimo e quindi, ben presto, abbiamo dovuto riprendere il cammino.   Attraversata la cittadina di Montalcino e dopo una breve sosta al suo castello, eccoci di nuovo in marcia immersi nella natura.   Una fitta lecceta e tratti di macchia mediterranea sono stati i componenti vegetazionali prevalenti in quest’area.   Solo dopo aver superato il Poggio Ragnaie, siamo ridiscesi prima su carrareccia fino al piccolo abitato di Villa a Tolli, ancora così ben conservato, e poi su sentiero fino a superare alcune balze e a penetrare nella valle più aperta.   Da qui, tra squarci di vegetazione ci è finalmente apparsa la grande Abbazia di Sant’Antimo nella sua dimensione e bellezza.   Difficilmente si cancellerà il ricordo di questa straordinaria abbazia dalla memoria dei pellegrini che sopraggiungono dal sommo della valle.   Saranno la dimensione, il suo isolamento al centro della valle o il colore chiaro delle sue pietre, ma un senso di bellezza e di solennità ci ha colpito man mano che ci siamo avvicinati al monumento.   Dopo un periodo di splendore e di ricchezza, l’abbazia ha conosciuto un periodo di abbandono e solo recentemente, grazie a importanti lavori di restauro, essa ha potuto essere di nuovo aperta al culto.
Un gruppo di sacerdoti-frati di un ordine antichissimo: premostratense che hanno adottato le regole agostiniane, oggi vivono all’abbazia e mantengono vive le tradizioni secolari, utilizzando la lingua latina nelle funzioni e il canto gregoriano.   Ne abbiamo avuto un esempio partecipando al vespro serale e alla messa cantata del mattino seguente.   La cena presso la casa Tabor, messa a disposizione dai frati anche per la notte, è stata organizzata da alcuni cuochi-pellegrini, con la supervisione di Alberto Alberti.   Il pasto è stato ricco, completo e ci ha colpito la capacità di questi "pellegrini" di effettuare questo lavoro extra per tutta la nostra comitiva.   Un piatto di pastasciutta e qualche salsiccia è stato consegnato ad un gruppetto di ragazzi presenti anch’essi all’ostello.
Con noi, anche questi ragazzi, hanno poi assistito alla lettura dell’ultima edizione della poesia di Giuliano: <Ballata della Scrofa Falisca> , scritta in romanesco e letta dallo stesso autore.   Questa poesia rievocava, in versi, le situazioni ed alcuni episodi particolari del pellegrinaggio dell’ottobre 2000.   Ancora affascinati dalle battute umoristiche di Giuliano, la comitiva si è poi avviata nelle varie camerate per passare la notte.


Sabato 29-9-01:  (Sant’Antimo - Ripa d’Orcia - Vignoni Alta «oppure Bagno Vignoni» - S.Quirico d’Orcia)
Al mattino seguente, Miro e Paola ci hanno lasciato per un rientro anticipato a casa, dovuto ad impegni precedenti.

Interno di Sant’Antimo
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Interno di Sant’Antimo
(Foto di G.Borgianelli Spina)

Ponte ferroviario sul fiume Asso
nei pressi di Casalta
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Ponte ferroviario sul fiume Asso
nei pressi di Casalta
(Foto di E.Fiorentini)

Castello di Ripa d’Orcia
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Il castello di Ripa d’Orcia
(Foto di E.Fiorentini)

La vasca di S.Caterina
a Bagno Vignoni
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La vasca di S.Caterina a Bagno Vignoni
(Foto di E.Fiorentini)

I ricordi della tappa successiva che ci ha portato a S.Quirico sono diversi tra i partecipanti, poiché sono stati percorsi itinerari diversi.   Tutta la comitiva ha percorso i crinali che, con direzione est nord-est, costeggiano la valle d’Orcia, tra leccete e vigneti, fino a raggiungere le alture sovrastanti il castello di Ripa d’Orcia.   Dopo un centinaio di metri il percorso presentava una importante biforcazione: a sinistra si dipartiva una carrareccia che raggiungeva più rapidamente la frazione di Vignoni Alta e poi il centro abitato di S.Quirico d’Orcia; a destra scendeva a valle un sentiero che si dirigeva decisamente verso il torrente Orcia.   Mentre la maggioranza ha scelto il primo itinerario, più diretto verso S.Quirico, cinque persone sono scese lungo il secondo tragitto (mai percorso prima da gruppi francigeni della G.M.) che li ha portati direttamente a Bagno Vignoni.   Così mentre il gruppo principale si sistemava negli alloggiamenti previsti a S.Quirico, i cinque pellegrini solitari si sono dati una pausa balneare, approfittando dei bagni termali di questo piccolo e storico centro.   Successivamente, hanno ripreso indumenti e zaino e sono ripartiti sul sentiero in salita fino a Vignoni Alta e a S.Quirico.   Per impegni familiari, Adele ci ha salutato a S.Quirico ed è rientrata a Roma in serata.
Le condizioni meteo, nel frattempo, si erano guastate e le previsioni per il giorno seguente non erano buone.   Inoltre, da una verifica presso l’ufficio informazioni del paese, avevamo saputo che per il giorno successivo, domenica, non era previsto alcun servizio pubblico di trasporto verso stazioni ferroviarie.   Il rientro di tutti diventava quindi problematico.   Un unico pullman partiva la domenica mattina da S.Quirico verso Chiusi.   Durante la cena sono state verificate tutte le possibilità anche considerando il fatto che l’ultima tappa prevedeva un bel numero di chilometri e molte ore di cammino.   La soluzione trovata è stata quella che ha costretto i piemontesi (più Giorgio che si fermava a Bologna) a rinunciare all’ultima tappa, per sfruttare l’unico mezzo pubblico disponibile.   Il gruppo rimasto avrebbe utilizzato un pullman noleggiato ad-hoc per il trasporto serale da Radicofani a Chiusi, in un orario ancora idoneo per salire sul treno che sfruttava una linea ferroviaria più comoda e diretta verso il nord-est.   Dopo queste rinunce, il gruppo di pellegrini si è ridotto a 14 persone.


Domenica 30-9-01:  (S.Quirico d’Orcia - Vignoni Alta - Bagno Vignoni - Rocca d’Orcia - Ricorsi - Radicofani)
In una mattina scura e nuvolosa, ci siamo radunati al centro del paese ancora silenzioso e deserto. Fortunatamente era aperto il bar della piazza principale, dove abbiamo potuto consumare la nostra prima colazione.

La chiesa di S.Maria
a S.Quirico d’Orcia
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Chiesa di S.Maria a S.Quirico d’Orcia
(Foto di G.Borgianelli Spina)

Panorama sulla Val d’Orcia
da Vignoni Alta
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Panorama sulla Val d’Orcia da Vignoni Alta
(Foto di G.Borgianelli Spina)

sulle bancate calcaree
di Bagno Vignoni
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Sulle bancate calcaree di Bagno Vignoni
(Foto di E.Fiorentini)

La Rocca di Tentennano
a Rocca d’Orcia
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La Rocca di Tentennano a Rocca d’Orcia
(Foto di E.Fiorentini)

La Posta di Ricorsi
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La Posta di Ricorsi
(Foto di C.Melappioni)

La Torre di Radicofani
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La Torre di Radicofani
(Foto di G.Borgianelli Spina)

Così, in numero ridotto e sotto un cielo che non prometteva niente di buono, abbiamo iniziato il cammino sull’ultima tappa, lasciando S.Quirico ed imboccando la strada per Vignoni Alta.   In breve abbiamo raggiunto questa piccola frazione, così graziosa con le poche case in pietra arroccate su uno sperone a sbalzo sulla Val d’Orcia.   Non abbiamo potuto trascurare una visita alla minuscola chiesa di San Biagio e sostare un attimo per la preghiera mattutina.   Appena a lato della chiesa, c’è la porta ad arco, rivolta ad oriente, con una vista su tutta la Val d’Orcia.   Da questo superbo balcone, Alberto ha voluto ripetere il rito di leggere il "Cantico delle Creature" di San Francesco e ha fornito ad ognuno dei presenti una copia del famoso scritto.   Abbiamo replicato quindi uno dei momenti di riflessione auspicati e suggeriti dallo stesso Alberto nelle prime pagine di presentazione della nostra Guida: "Il Sentiero del Pellegrino" ed il posto scelto sembrava proprio adatto.   Abbiamo ripreso il cammino scendendo il crinale verso valle su una bella carrareccia ed abbiamo raggiunto in breve Bagno Vignoni, senza poter visitare il centro storico e la vasca di Santa Caterina.   Attraversato l’Orcia su un ponte della Via Cassia, abbiamo risalito le pendici opposte della valle ormai appartenenti al massiccio dell’Amiata.   Con un lungo percorso a mezza costa, tra campi coltivati, molti già arati ed alcuni vigneti, siamo transitati sotto i paesi di Rocca d’Orcia e Castiglione d’Orcia.   Superando colline ed avvallamenti e toccando rari poderi ci siamo inoltrati nella campagna.   Abbiamo avuto la sorpresa ed il piacere di vedere a pochi metri da noi alcuni fagiani e un capriolo.   Purtroppo in un periodo di caccia aperta e con molti cacciatori sulle strade, non abbiamo scommesso sulla capacità di sopravvivenza di questi animali, ma abbiamo augurato loro molta fortuna.   Con un’ampia curva, la carrareccia si è diretta verso la poco distante Via Cassia e ha raggiunto una strada asfaltata che collega questa a Campiglia d’Orcia, arroccata sulle alte pendici dell’Amiata che ci dominava sulla nostra destra.   Qui, la pioggia ha iniziato a cadere con forza e non ci ha più abbandonato.   All’innesto dell’antica Cassia, un gruppo di persone hanno lasciato il gruppo sfruttando un passaggio in auto fino a Ricorsi; gli altri hanno proseguito sulla vecchia strada asfaltata risalendo ancora crinali di colline.   La fatica ha cominciato a farsi sentire anche a causa del disagio provocato dalla pioggia battente che ci ha costretto a tirare fuori ombrelli e mantelline.   In queste condizioni siamo arrivati a Ricorsi, antico posto tappa già citato da Sigerico e nostro gradito riparo.   Qui abbiamo fatto la sosta pranzo, sperando in un miglioramento meteo anche temporaneo.   Nonostante la situazione critica, Alberto ci ha ancora regalato un po’ di musica con il suo flauto da pellegrino, mentre gli altri sbocconcellavano i propri panini.   Purtroppo le condizioni meteo sono rimaste al brutto e a tratti sono peggiorate.
Altre persone hanno così rinunciato a percorrere gli ultimi 7 km per Radicofani ed hanno sfruttato un passaggio in auto, mentre quattro valorosi (Alberto, Renzo, Angelo e Nane) hanno voluto onorare l’impegno fino in fondo, affrontando l’ultima ripida salita sotto l’imperversare della pioggia battente e completare l’intero percorso dell’ultima tappa lungo circa 30 km.
Gli altri pellegrini non sono stati meno valorosi, poiché hanno camminato per molti chilometri anche in condizioni disagevoli.   Alla luce di due candele, sotto un gazebo concessoci dal proprietario di un bar-ristorante di Radicofani, abbiamo potuto riunirci, toglierci i vestiti bagnati ed indossare quelli più asciutti, preparandoci così al rientro alle nostre case.   Abbiamo fatto in tempo a visitare le bellissime chiese di S.Agata e di San Pietro contenenti preziose opere di Andrea della Robbia.   Ci siamo fatti fotografare anche vicino alla statua di Ghino di Tacco, eretta nei giardini pubblici sotto la Rocca.   Ghino, famoso guerriero ghibellino del 1300, le cui azioni sono ricordate da Dante nel VI Canto del Purgatorio e da Boccaccio nel suo Decamerone, agiva proprio in questa zona della Toscana.   In questi momenti di riposo, ci siamo scambiati i pareri sul percorso fatto e ci siamo dichiarati soddisfatti.   Siamo consci inoltre che il tracciato della nostra Via Francigena, anno dopo anno, è diventato più sicuro ed evidente anche per gli altri pellegrini; infatti abbiamo aggiunto numerose nuove targhette lungo il percorso ed abbiamo verificato l’esistenza ed il buon stato di conservazione di quelle istallate lo scorso anno.   Con una logistica aggiornata e la corretta segnalazione del percorso sul territorio, pensiamo di aver dato un buon contributo all’usufruizione della nostra Via da parte dei tanti pellegrini che ancora la percorrono.



La Chiesa di San Pietro a Radicofani
(Foto di G.Borgianelli Spina)


I saluti... e le conclusioni...

E poi ecco arrivare il momento dei saluti, ad iniziare da quello per coloro che, partendo da Radicofani, rientravano direttamente in auto a Roma.   Poco più tardi, con il pullman noleggiato, il gruppo più numeroso ha ridisceso le colline boscose verso la Val di Chiana e ha raggiunto la stazione ferroviaria di Chiusi Scalo.   Con un ultimo saluto, ci siamo divisi ulteriormente: un folto gruppo verso il Nord ed Enea verso Roma.   Ma, nell’attesa dei rispettivi treni, sono state già avanzate nuove proposte di cammino sulla nostra Via Francigena.   Con un bel gruppo di camminatori come questo, direi che è cosa fatta.   E allora, da queste righe, inviamo un arrivederci a tutti per la prossima camminata.

Ultreya!

Enea
Roma, 5/10/01



Il ricordo del cammino e qualche riflessione... di due partecipanti...

Alla Sez. Giovane Montagna di Roma.

Abbiamo iniziato da poco la traversata delle "crete" senesi, sotto un calore che ricorda il solleone d’agosto.   Siamo già reduci da una lunga scarpinata su strada asfaltata che ci ha fatto raggiungere la "Grancia di Cuna" dove si sperava di avere il sollievo di qualche bevanda, ma l’unica osteria è definitivamente chiusa!
I tre nostri cavalieri di... avventura: Alberto, Giuliano ed Enea, ci spronano a proseguire confortandoci col miraggio che al prossimo cascinale troveremo acqua, ma, il susseguirsi dei crinali ondulati ed interminabili delle "crete", in questo periodo di un biancore accecante, nascondono in verità la certezza che i pochi cascinali siano disabitati.   Non vi si trova il più piccolo segno d’acqua tanto che tutta la già misera vegetazione nelle forre sembra formata solamente da stoppie.   Unici, in alto sui colli, i cipressi verde scuro che delimitano le colline, sembrano sfidare oltre al vento ed alle interperie anche la siccità ma che non danno alcuna ombra!   Dicevamo dei tre cavalieri che ci hanno condotto (con rara maestria) in questo percorso.
Alberto cammina col suo passo uniforme e la sua figura ascetica preoccupato sempre per il futuro dei pellegrini sia materiale che spirituale.
L’instancabile Enea dalla memoria effervescente che ottiene sempre l’interesse delle persone quando descrive un percorso.   A Siena è riuscito a condurci per la città vecchia lungo tutte le stradine ed i viottoli più ripidi ed impervi che fosse possibile scovare pur di farci gustare la bellezza dei posti dove, nel sasso, fossero scolpite terzine di Dante.
Giuliano, infine, sempre gioviale, pronto a rincuorare col suo spirito quelli che si attardavano cercando di dare l’illusione che la meta finale non fosse poi così lontana.   Infatti, col suo parlare "romanesco" riusciva a farci credere che quel puntino di monte sullo sfondo, fin troppo ben delineato, fosse sicuramente Radicofani.
Ed i tre, cercavano di... spingere (è proprio il caso di dirlo) la... masnada di venti pellegrini che al comparire di qualche appezzamento di viti, si disperdevano tra i filari alla ricerca di un "racimolo" scappato ai raccoglitori ed agli uccelletti di passaggio.
E fummo anche a Sant’Antimo!
Dove il fervore di Alberto, la sacralità del luogo, ed i cantici dei Canonici ci fecero subito dimenticare le fatiche.   Alla sera, dal paesello di Tabor, la veduta della basilica illuminata in fondo alla valle... il cielo trapuntato di stelle e la luna, ci hanno fatto esclamare: qui dobbiamo ritornarci!
E che dire della cena speciale preparata alla sera con l’arrabbiata (pastasciutta) di Giuliano e tutte le buone cose che socie (in particolare Anna e Adele) ed Alberto avevano diligentemente approntato.
L’apoteosi della serata di amicizia è culminata alla fine con la declamazione della "Ballata della scrofa Falisca" opera in vernacolo di Giuliano Borgianelli.... condita con vin Santo.
Nei giorni seguenti si è potuta apprezzare ancora una volta la perfetta organizzazione delle nostre Guide, tutto preciso, tutto puntuale, persino la pioggerellina alla fine!   Ed occorre ancora una volta dire un GRAZIE grande, grande a Gino, instancabile e paziente ad ogni richiesta.
Queste le sintetiche cronache che rimarranno a ricordo dei momenti trascorsi assieme sulla tratta del Sentiero del Pellegrino da Siena a Radicofani organizzata dai soci della G.M. di Roma con la partecipazione delle sezioni di: Mestre, Moncalieri, Padova, Roma e Venezia, effettuata dal 26 al 30 Settembre 2001.
Grazie Amici tutti, assaporare la cordialità che regna durante questi percorsi è cosa rara; auguriamoci di goderla ancora per tante occasioni, poiché grazie al Giubileo, al percorso della Francigena ed alla dedizione della sezione di Roma, abbiamo incontrato un gruppo di persone così speciali, con il quale vorremmo proseguire a percorrere o a ripercorrere altri tratti insieme sui sentieri dei pellegrini.

Rosy e Tarcisio Pittaluga
Sezione G.M. di Mestre
24/10/2001



Panoramica sul Monte Amiata, salendo a Radicofani
(Foto di E.Fiorentini)


Dal diario rinvenuto nella bisaccia di un "pellegrino francigeno"

Ormai è diventata una consuetudine!   Quella di ritrovarci insieme, agli inizi di autunno, con gli amici della Sezione di Roma, con un po’ di piemontesi, con qualche toscano e con l’ex nostro Presidentissimo Piero Lanza.   La Francigena, con le sue innumerevoli divagazioni e possibilità è diventata un pretesto, e che magnifico pretesto!
Quest’anno il percorso si è svolto nelle crete senesi: da Siena a Radicofani, passando per la Grancia di Cuna, la Pieve di S.Innocenza alla Piana di Buonconvento, la Badia di Ardenga, Montalcino, l’Abbadia di S.Antimo, Bagno Vignoni e S.Quirico d’Orcia.
Tutt’altro vedere e sentire rispetto all’anno scorso (da Viterbo a Roma)!
Là abbiamo attraversato boschi sterminati di castagni e visto castagne ovunque.   Perfino sequestrate dalla Forestale, perché un’ordinanza impediva di raccoglierle perfino quelle cadute in terra e sulla strada.   L’emozione dell’arrivo a Roma dal Monte Mario e l’udienza dal Papa in Piazza S.Pietro è ancora viva nella nostra memoria.
Qui abbiamo ammirato con stupore gli splendori di Siena, dalla Chiesa di S.Francesco al Duomo, dall’Ospedale della Scala alla Piazza del Campo, la visione del colore delle grosse zolle di terra, appena rivoltate, i filari di viti, le geometrie dei cipressi, le splendide case poderali sulle cime delle colline.
Altri vanno in treno o con la macchina o in mountain bike: noi a piedi!   Alla ricerca di momenti e luoghi particolari, aiutati dalle evocazioni storiche, dalle provocazioni musicali e dal... bastone del pellegrino di Alberto Alberti.
Voglio qui ricordare solo alcuni di questi momenti: la visita alla Pieve di S.Innocenza alla Piana, la sonata di Haendel per flauto eseguita alla Badia di Ardenga, gloriosa di storia e antico cenobio Vallombrosiano, aperta appositamente per il nostro gruppo.
Insolita per il nostro tempo è stata la celebrazione dei Vespri nella basilica romanica di S.Antimo, cantati in gregoriano dai monaci francesi.   Vere grandi emozioni!
Il "Sentiero del Pellegrino" indica S.Antimo semplicemente come "ritrovo dello spirito".   Ma qui abbiamo ritrovato oltre allo Spirito per poterci affidare ancora a Lui, le motivazioni forti per continuare a percorrere a piedi nuovi itinerari così ricchi di storia, natura e fede.

Diomiro Vianelli
Sezione G.M. di Venezia
Commento apparso sul Notiziario quadrimestrale della G.M. di Venezia
Natale 2001 - Anno XXIX n° 3



Panoramica sulla Basilica di Sant’Antimo dal lato nord
(29-10-2001 - Foto di E.Fiorentini)


I monaci di Sant’Antimo mentre celebrano i Vespri
(29-10-2001 - Foto di E.Fiorentini)



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Aggiornamento - 08/04/2010