Visita al Museo Galileo Ferraris a Livorno Ferraris,
alla Chiesa dei Templari di Isana
e alla Tenuta Torrone-Colombara (VC) con UNI3 VDA



VISITA AL MUSEO G.FERRARIS DI LIVORNO FERRARIS (VC),
ALLA CHIESA DEI TEMPLARI DI ISANA E ALLA TENUTA DELLA
COLOMBARA LUNGO LA VARIANTE DI SUSA DELLA VIA FRANCIGENA
CON I SOCI DELLA UNIVERSITÀ DELLA 3A ETÀ DI AOSTA

 
           NOTE VARIE:


  1. Un cenno di storia su Livorno Piemonte e poi, dal 1925, Livorno Ferraris (VC):    ->>> Back

    [ Per tracciare un profilo storico di Livorno, pur avendo reperti giustificanti un insediamento in epoca romana e tardo antica, bisogna risalire alla fine del X secolo, con il diploma di Ottone III, datato 7 maggio 999, con il quale vennero confiscate le terre di Arduino e dei suoi alleati tra questi Aimino e Goslino di Livorno, per donarle al vescovo di Vercelli Leone I.
    Sotto la giurisdizione dei vescovi di Vercelli, ribadita da diversi diplomi imperiali, Livorno resta sino al 1243, epoca in cui venne ceduto, dal legato pontificio cardinale Gregorio di Montelongo, al Comune di Vercelli che lo fortifica e lo erige, nel 1254, in Borgo Franco.   A questo periodo risalgono il Torrione d’entrata (Parsun, ristrutturato nel 1388), la parrocchiale di San Lorenzo, testimone nella sola parte bassa del campanile, la cella benedettina di Sant’Andrea al cimitero (rimaneggiata nell’800) e la Chiesa di Santa Maria d’Isana, pressochè integra nella forma, appartenente ai Templari prima ed ai Gerosolomitani poi.   Verso il 1310 passa sotto il dominio del Monferrato e partecipa alla buona e cattiva sorte del marchesato e del susseguente ducato per tutto il periodo della sua esistenza, ricevendo in cambio della buona sudditanza diversi privilegi: bealera di Livorno (un corso d’acqua artificiale scavato nel terreno principalmente per scopi irrigui - 1465), libertà di caccia (1499), le fiere e il mercato del sabato (1519).   Nel 1332 vengono redatti gli Statuti locali, in sostituzione dei precedenti del 1238, pregevole trattato giuridico e civico che regolerà il sistema di vita dei Livornesi per oltre quattro secoli.
    Alla fine del 500, il livornese Clemente Fera, vicario generale degli Agostiniani di Lombardia, fonda a Livorno il convento agostiniano e posa la prima pietra della Chiesa di Santa Maria delle Grazie (1591).   Il seicento è il secolo più travagliato: guerre e peste sono all’ordine del giorno.   A ricordo del periodo viene posta una lapide, datata 1622, nella chiesa di San Giovanni Decollato.   Nel contempo sorgono il convento dei Cappuccini (1623), il romitorio di Loreto (1625) e, forse, nel 1630 la chiesa di San Rocco sul luogo del lazzaretto, su presistente oratorio.   Nel settecento torna la calma e con essa la voglia di rinascere; un notevole incremento dell’agricoltura porta ad un totale rinnovamento delle coltivazioni: il riso soppianta sempre più la pastorizia e le coltivazioni del frumento e della vite; in parallelo si moltiplicano e si modernizzano le botteghe artigiane, principalmente quelle dei fabbri e dei falegnami, che daranno prova di valente perizia nel rifacimento della parrocchiale.
    Iniziata nel 1728 dall’architetto livornese Giuseppe Castelli e terminata dal figlio Filippo nel 1778, la parrocchiale di San Lorenzo è il monumento più importante e più maestoso del paese (terzo per grandezza dell’intera diocesi eusebiana).
    Varcato il secolo, problemi sociali e patriottici si affacciano prorompenti: nascono l’ospedale (1842) e le società operaie, mentre nel 1859 Livorno si trova ad essere l’epicentro del "laco non geografico" che fermerà l’avanzata austriaca.
    Il novecento è storia dei nostri giorni, delle conquiste sociali, delle grandi guerre, del boom economico che nell’ultimo dopoguerra ha trasformato l’economia da rurale in misto industriale, con tutte le problematiche ad essa inerenti.
    La data più importante da ricordare è il 1925, anno in cui Livorno rinasce come LIVORNO FERRARIS.
    Notizie tratte liberamente dal sito: https://www.comune.livornoferraris.vc.it/it-it/vivere-il-comune/storia ]



  2. Un cenno sul Palazzo Ferraris e sul Museo Sacrario Galileo e Adamo Ferraris:    ->>> Back

    [ Nel cuore di Livorno Ferraris c’è la Piazza dedicata a Galileo Ferraris (30 ottobre 1847 - 7 febbraio 1897) ingegnere e professore che, nella seconda metà dell’Ottocento, formulò il principio del campo magnetico rotante che rese possibile la costruzione dei primi prototipi di motori ad induzione elettrica (o motori asincroni) in corrente alternata, il cui funzionamento si basa proprio sul campo magnetico rotante.   Questi motori, uniti agli altri studi di Galileo sul funzionamento e sul rendimento dei trasformatori, hanno rivoluzionato il modo di vivere dell’umanità, intruducendo molte utilità e comodità sia a livello industriale sia nella nostra vita quotidiana, basta pensare ai numerosi elettrodomestici di uso comune nelle nostre abitazioni.
    In Piazza Ferraris è in bella mostra il monumento dedicato a Galileo Ferraris, opera dello scultore fiorentino Ildebrando Bastiani, posto prorio di fronte al Palazzo Ferraris.   Il Palazzo era l’antica dimora della famiglia Ferraris e luogo di nascita di Galileo.   La famiglia Ferrraris era proprietaria dell’ala nord dell’edificio e, al piano terra, vi era la loro farmacia (Luigi Ferraris, il padre di Galileo, era farmacista).   L’ala sud, invece, era adibita a Palazzo Comunale e, al primo piano, si trova la Sala Consiliare dell’epoca, perfettamente conservata.   Galileo fu Cosigliere Comunale [di minoranza] negli ultimi anni prima della sua morte (dal 1895 al 1897).   L’ala nord, Casa Ferraris, fu donata al Comune di Livorno Piemonte nel 1925, in occasione della nuova denominazione del paese in Livorno Ferraris.   Un progetto di sistemazione dell’intero fabbricato, a cura dell’ingegnere Mollino di Torino e datato 1928, consentì di ottenere la linearità di facciata necessaria per far sì che il Palazzzo Comunale e la Casa Ferraris fossero un tutt’uno.   Attualmente, presso la casa natale di Galileo, è stato attrezzato il Museo Civico Ferraris, aperto al pubblico per la prima volta il 4 luglio 1931, come Museo Sacrario Galileo e Adamo Ferraris, per iniziativa dei professori Lorenzo Ferraris e Carlo Montù, allievi dello scienziato e sotto gli auspici dell’Associazione Elettrotecnica Italiana (AEI).   Inizialmente, il Museo era stato allestito in tre stanze a sud-est del primo piano, fra le quali era inclusa la camera dove nacque Galileo Ferraris.
    Successivamente, nel 1997 (in occasione del 150° anniversario della nascita di di Galileo), il Museo è stato ricollocato in una più vasta area di Palazzo Ferraris, al piano terreno presso i locali che furono sede della Farmacia Ferraris.   Il primo piano fu destinato all’Archivio Storico e alla Biblioteca Comunale.   Attualmente lo spazio espositivo del Museo è costituito da una sala d’ingresso, una sala dedicata ad Adamo Ferraris (30 giugno 1838 - 23 gennaio 1871, fratello maggiore di Galileo), una sala con la ricostruzione dello studio di Galileo che esisteva presso il Museo Industriale di Torino, e una sala adibita alle origini dell’elettrotecnica nell’intento di ricostruire un laboratorio didatrtico e divulgativo.   Nella Sala Adamo, sono stati collocati una parte degli oggetti appartenuti ad Adamo Ferraris, utilizzati nelle varie campagne garibaldine, perchè Adamo era un uomo dall’animo nobile e dalla straordinaria natura eroica che seguì Garibaldi in varie battaglie.   Infatti, Adamo Ferraris studiò medicina alla Università di Parma, dove si laureò.   Qui conobbe il Dott. Gian Lorenzo Basetti che gli fece incontrare e conoscere Giuseppe Garibaldi.   Adamo si appassionò alle lotte di liberazione contro i tiranni e seguì Garibaldi in molte battaglie, tra cui nel 1867 combattendo a Mentana, nell’Agro Romano, nel tentativo, fallito, di liberare Roma.   Nel 1870 ripartì con Garibaldi per Chambery a combattere per la libertà dei francesi contro i prussiani, questa volta con la qualifica di medico speciale del Generale.   Combatté a Dole, Artun e a Dijon, ma in quest’ultima località, il 23 gennaio 1871, cadde colpito a morte da una pallottola alla testa.   Il 22 ottobre dello stesso anno, Garibaldi scriveva da Caprera all’On. Pietro Del Vecchio: "La perdita di Adamo Ferraris fu grave per l’Italia e per me".
    Per espresso desiderio di suo fratello Galileo, la salma di Adamo fu traslata e inumata nel cimitero di Torino.
    Nella sala didattica del Museo sono state ricollocate le riproduzioni dei modelli sperimentali dei motori a campo magnetico rotante ideati da Galileo Ferraris.   Molti tra questi modelli furono costruiti dal modellatore della Scuola di Elettrotecnica, Clerici, suo allievo.   Alla raccolta e all’esposizione di documenti e oggetti in memoria di Galileo Ferraris si dedicò principalmente uno dei suoi discepoli, Carlo Montù.   A lui si devono l’allestimento e la documentazione fotografica delle mostre commemorative e del Museo di Livorno.   Fu lo stesso Montù che accorse a Como per recuperare i cimeli danneggiati nell’incendio che colpì l’Esposizione Elettrica del 1899.   II danno più grave era toccato proprio ai preziosi modelli di motori a campo magnetico rotante, ideati da Galileo Ferraris e costruiti dal modellatore Clerici.   I loro resti, conservati presso il Museo Industriale di Torino, andarono poi definitivamente perduti nel bombardamento che colpì la sede del Museo nel 1942.   Dopo l’incidente di Como, Guido Grassi - successore di Galileo Ferraris presso la Scuola di Elettrotecnica - fece riprodurre gli esemplari danneggiati, probabilmente dallo stesso Clerici.   Altre copie furono costruite sotto la guida di Giancarlo Vallauri direttore della Scuola di Elettrotecnica dal 1926 - dal meccanico Regis, successore di Clerici.   Le serie conservate presso l’Istituto Elettrotecnico Nazionale (IEN) di Torino e presso il Museo di Livorno Ferraris fanno parte di queste copie storiche, eseguite ancora presso la Scuola.   Diversamente dagli sfortunati modelli, la maggior parte del materiale relativo a Galileo Ferraris esposto a Como fu salvato.   Fra l’altro, i fascicoli con memorie scientifiche a stampa e autografe, gli album di commemorazioni e necrologie raccolte da Montù, il grande ritratto fotografico eseguito da Masoero, il calco funerario modellato da Calandra: oggetti tuttora presenti nel Museo di Livorno Ferraris.
    Notizie tratte liberamente dal sito:
    https://www.comune.livornoferraris.vc.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-sacrario-galileo-e-adamo-ferraris-6902-1-b20a145077f7ebb5784cdd0083abba5b?scheda ]



  3. Un cenno su Isana e sulla sua Chiesa dei Templari, dedicata a Santa Maria Assunta:    ->>> Back

    [ Scarsa è la documentazione storica che riguarda l’origine della Chiesa.   Probabilmente la costruzione risale alla prima metà del XII secolo e sicuramente venne riedificata su edifici preesistenti, dopo il terremoto padano del 3 gennaio 1117, a cura dell’Ordine dei Templari che avevano installato, proprio in questo luogo, una loro "mansio".   Sotto il pavimento della chiesetta, per tutta la lunghezza dell’edificio, scorre il rigagnolo di una sorgente.   La presenza di quest’acqua potrebbe spiegare l’origine del toponimo "ISANA", di difficile decifrazione.   Il prefisso "ISA", come afferma il professore Fabrizio Spegis nel suo libro: "Presenza Gerosolimitana a Verolengo", è di origine prerpmana ed indica acqua che scorre veloce.   "Isana" quindi potrebbe quindi indicare un "luogo in cui l’acqua scorre veloce".   La "mansio" templare di Isana è menzionata per la prima volta in un documento del 29 agosto 1208, dove si legge che una monaca aveva portato, in dote al Convento di Rocca delle Donne, alcuni appezzamenti confinanti con "Sancta Maria del Tempio" e poi ancora in un documento del 15 settembre 1222 col titolo di: "Domus Sancte Marie de Ysana", riferito alla nomina di Jacopo di Mellacio a precettore dei possedimenti templari nell’area di Vercelli, Ivrea e Novara.   Infine in un altro documento del 1298 come: "Sancte Marie de Exana et subest Milicie Templi".
    La "Domus" di Isana dipendeva dal priorato templare di San Giacomo di Vercelli, era così importante per la sua posizione strategica sulle strade di quesi tempi.   Infatti era situata sull’antica "Via Liburnasca", una strada militare già utilizzata dai Romani e una delle strade più battute durante il Medioevo dai pellegrini, crociati e mercanti.   Questa via metteva in comunicazione Torino e quindi il Passo del Moncenisio con Vercelli, città attraversata dalla Via Francigena, proveniente da Ivrea.   Qui passava anche un’altra strada alternativa che proveniva da Aosta-Ivrea.   Essa attraversava l’antica "Uliaco", sulla collina di Villareggia e proseguiva fino a Livorno per poi raggiungere Trino, Casale e infine Genova.   Questa seconda strada poneva di fatto in collegamento i passi del Piccolo e del Gran San Bernardo con Genova, altro importante centro di raccolta di pellegrini e mercanti diretti alla visita dei luoghi santi della cristianità.   Ecco perchè i Templari crearono un loro insediamento proprio a Isana, punto mediano tra le città di Vercelli, Casale, Ivrea sull’importante "Via Liburnasca".   Non è da escludere che nella "mansio" di Exana abbia sostato Filippo Augusto, re di Francia, di ritorno dalla Terra Santa, nel 1191, alla fine della II Crociata.   Egli seguì il percorso della Via Francigena fino a Vercelli, quindi imboccò la "Via Liburnasca" per arrivare a Torino e, di qui, attraverso la Valle di Susa e il Passo del Moncenisio, giunse in Francia.   Dopo l’abolizione dell’Ordine dei Templari per effetto della Bolla papale "Ad providam Christi" emanata da papa Clemente V il 2 maggio 1312 (su pressione del re di Francia: Filippo IV detto "il Bello"), la "mansio" passò, con il medesimo titolo, agli "Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme" (Gerosolimitani), poi chiamati "Cavalieri di Malta".   Tra le numerose leggende e curiosità legate a questa chiesetta, spicca la presenza del menhir, un blocco di pietra triangolare infisso nel terreno che, secondo la tradizione prima pagana e poi templare, segnerebbe l’incrocio di particolari correnti telluriche e cosmiche cariche di energia benefica.
    Notizie tratte liberamente dall’Opuscolo scritto nel 2019 dalla professoressa Marisa Camoriano, residente proprio nella Tenuta di Isana, e dal sito:
    https://trameditalia.it/monferrato/stage/chiesa-templari-santa-maria-isana/ ]



  4. Un cenno sulla Tenuta Torrone della Colombara (VC):    ->>> Back

    [ La storia di questa Tenuta è molto antica.   Circa nel 1400, da una antico Ostello per viandanti, nasce la Tenuta Colombara dove viene avviata la coltivazione di riso.   A fine ’500 (attorno al 1571), la Tenuta assume la forma del "mondo cascina" autosufficiente, con abitazioni, osterie, botteghe e tutto il necessario alla vita quotidiana.   Tra il 1875 e il 1898, viene effettuato un ampliamento e una ricostruzione della Tenuta, e vengono costruite le due torri di ingresso al lungo viale alberato.
    Nel 1920 viene costruito il dormitorio delle mondine, dove oggi rivive il "Museo-Conservatorio della Risicultura" in uno dei quattro dormitori nella cascina storica che le ospitava.   Qui, ogni cosa è stata riposta dove era una volta, senza essere restaurata, come i locali stessi, per preservarne così tutti i segni del tempo.   In questa stanza rivive lo spirito delle mondine e di chi, per decenni, ha coltivato il riso senza l’ausilio di macchinari.   Cesare Rondolino, padre dell’attuale proprietario, diviene, nel 1935, il terzo proprietario della Tenuta.   Piero Rondolino, figlio di Cesare, inizia, nel 1971, a coltivare con il padre diverse varietà di riso e, nel 1991, inizia la produzione monocultura di Carnaroli e nasce il pregiato "Acquerello", di cui egli fornisce il motivo per questa selta: <Per me la qualità non è altro che garanzia di costanza, dove lo standard che viene rispettato è soggettivo, differente da tutti gli altri.>   Nel 2002, viene costruita una nuova riseria in cui vengono installate le tecnologie pił adatte alla lavorazione di "Acquerello" e al reintegro della gemma che rappresenta il valore in più di questo riso che lo ha reso famoso nel mondo.   Tra i tanti, Alain Ducasse (il pluristellato chef più conosciuto e apprezzato al mondo) definisce il riso prodotto nella Tenuta Colombara come: <Acquerello è la Rolls Royce del riso>.   La Tenuta Colombara si trova inserita in un ambiente adatto per la produzione di un riso perfetto.   Infatti, la pianura di Vercelli è una zona storicamente votata alla coltivazione del riso.   Immensi specchi d’acqua creano un paesaggio magico e incantevole, che ha ispirato numerosi artisti e poeti.   É qui che il riso "Acquerello" viene coltivato nel rispetto dell’ambiente.   Durante la coltivazione l’acqua è mantenuta sempre alta.   Questo consente di mantenere un ecosistema delicato e la fauna tipica della risaia: rane, libellule e aironi che hanno qui la loro casa.   Notizie tratte liberamente dal sito:
    https://acquerello.it/tenuta/ ]

 
 


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