Visita alla Università delle Scienze Gastronomiche
di Pollenzo (CN) e al Castello di Grinzane Cavour
del 15 aprile 2026

(insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta)



VISITA ALLA UNIVERSITÀ
DELLE SCIENZE GASTRONOMICHE DI POLLENZO (CN)

e al Castello, Museo e Enoteca di Grinzane Cavour (CN)
insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta

Mercoledì 15 aprile 2026
 
           NOTE VARIE:

  1. Note su storia e battaglia di "Pollentia" (Pollenzo):    ->>> Back

    [ Pollentia è un’antica città romana del II sec. a.C.
    È nota per la battaglia tra Romani e Visigoti.   I Visigoti furono una tribù germanica orientale, parte di una importante tribù dei Goti, che migrò nell’Impero Romano durante il IV secolo, segnando la storia europea.
    La battaglia di Pollenzo (o della piana di Pollentia) ebbe luogo il 6 aprile 402, ed è da considerarsi come il tentativo dei Romani, guidati dal generale romano di origine vandala Stilicone, di allontanare dall’Italia i Visigoti di Alarico I, dopo i saccheggi delle città della pianura padana e l’assedio di Mediolanum (Milano).   Dalla Rezia, dove era stato bloccato a causa dell’inverno, Stilicone tornò con rinforzi e liberò Mediolanum dall’assedio di Alarico I, che si diresse su Asti.   I Visigoti furono raggiunti dall’esercito Romano nei pressi di Pollentia e vennero sconfitti.
    Nel 403 ci fu un’altra battaglia a Verona che respinse i Visigoti verso l’Illiria a est.   Sempre in questo anno, la capitale dell’Impero venne spostata da Milano a Ravenna, più facilmente difendibile.   Stilicone morì nel 408 d.C.
    Allora i Visigoti, guidati da Alarico I, saccheggiarono Roma nel 410 d.C. poi, a seguito di tregue, pace e nuovi patti, fondarono successivamente un duraturo regno romano-barbarico prima in Gallia (cacciati da qui dai Franchi nel VI sec.) e poi nella penisola iberica, con capitale Toledo.   Qui finì la loro epopea sopraffatti dalle invasioni dei Mori della penisola iberica (tra il 711 e 713).   I Visigoti resistettero ancora un po’ nella provincia Tarraconense (l’ultimo baluardo: Barcino -zona di Barcellona- cadde nel 717) e in Settimania.   Dopo la conquista della Gallia mediterranea (122 a.C.) questa regione aveva ricevuto il nome di Gallia Narbonense (regione francese della Linguadoca-Rossiglione).   Il nome di Settimania (Septimania) fu più largamente impiegato solo dopo la sua conquista da parte dei Visigoti nel 412.   Dopo la disfatta visigota nella battaglia di Vouillé nel 507, la Settimania restò la sola parte della Gallia in mano visigota, dipendente dal regno di Spagna fino alla conquista araba del 719.
    Questa ultima sede dei Visigoti cadde definitivamente tra il 720 e 725. ]



  2. Note sulla Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo:    ->>> Back

    [ L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, primo ateneo al mondo interamente dedicato alla cultura del cibo, ha attivato i propri corsi il 4 ottobre 2004.   Promossa dall’associazione internazionale Slow Food (di Carlo Petrini), con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna, è un’università non statale legalmente riconosciuta dallo Stato italiano, dedicata alla diffusione della cultura enogastronomica.   Le aule e gli uffici dell’Università hanno la loro sede in due prestigiose strutture volute, nella prima metà del XIX secolo, dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia e recentemente ristrutturate: la Cascina Albertina e l’Agenzia di Pollenzo.
    Esse avevano in comune la destinazione; costituivano, infatti, il nucleo delle sperimentazioni agricole, zootecniche ed enologiche avviate dal re nelle sue tenute.   L’edificio dell’Agenzia, acquistato dalla società "Agenzia di Pollenzo S.p.A." nel 1999 per essere restaurato e trasformato in un punto d’incontro di molteplici attività legate all’alimentazione, ospita oggi oltre all’Università, l’Albergo dell’Agenzia, il ristorante Guido e la Banca del Vino.
    La Segreteria Studenti, la Segreteria Didattica, l’Aula Magna, le aule riservate alla didattica e il laboratorio di analisi sensoriale si trovano all’interno della Cascina Albertina, costruita intorno al 1837, mentre il centro direzionale dell’Università, con gli uffrici amministrativi e la biblioteca, si trova all’interno del vicino complesso dell’Agenzia, nella manica dei "torricini", prospiciente la Piazza Vittorio Emanuele II.   L’Università, con attività didattica bilingue (italiano e inglese), si propone di dare dignità accademica alla gastronomia in quanto scienza complessa e interdisciplinare attraverso lo studio di una cultura dell’alimentazione.   Il corso di laurea ’ a numero programmato: vi possono accedere studenti provenienti da tutto il mondo, appositamente selezionati e sottoposti ad un test di ammissione.   L’obiettivo dell’Università è di creare una nuova figura professionale, il gastronomo, un intellettuale del cibo, capace di operare nella produzione, distribuzione, promozione e comunicazione dell’agroalimentare di qualità.   L’Università licenzierà futuri esperti di comunicazione, divulgtori e redattori multimediali in campo enogastronomico, addetti al marketing di prodotti di eccellenza, manager di consorzi di tutela o di aziende del settore agroalimentare o di enti turistici.
    Testo tratto dal cartello illustrativo posto sulla Piazza Vittorio Emanuele II, davanti l’Università ]



  3. Note sulla Banca del Vino di Pollenzo:    ->>> Back

    [ L’idea di una Banca del Vino avanzata da Carlo Petrini alla fine degli anni novanta, è nata dalla constatazione che, in pochi anni, molti dei grandi vini prodotti in Italia risultavano introvabili.   Senza contare il fatto che, qualora si fosse stati così fortunati da trovare una bottiglia particolarmente vecchia, non ci sarebbe stata certezza della sua corretta conservazione.   E un giusto invecchiamento, all’interno di una struttura adeguata e in condizioni ottimali, è di fondamentale importanza per la salute del vino.   Per questo si è sentita l’esigenza di trovare un luogo dove creare una memoria storica del vino italiano di qualità, che si ponesse a garanzia di un invecchiamento corretto e si proponesse di diffondere la preziosa cultura legata al vino e alla sua storia.   Nelle cantine dell’Agenzia di Pollenzo, costruite nel 1838, hanno origine gli attuali metodi di vinificazione tradizionale dell’uva nebbiolo.   Fu infatti l’enologo Paolo Francesco Staglieno, chiamato dai Savoia, a importare dalla Francia nuove tecniche di vinificazione in modo da poter produrre vini di pregio.   Le cantine sono state inaugurate a fine aprile 2004 e ora funzionano come un vero e proprio museo.   Un’unica grande e suggestiva vetrina che raccoglie il meglio della produzione italiana, un viaggio ideale che parte dalla Valle d’Aosta e arriva in Sicilia, dove il visitatore può vedere con i propri occhi le bottiglie, ricevere informazioni sull’azienda, sulle aree di produzione e assaggiare alcuni di quegli stessi vini che si trovano qui a riposare.   E proprio attraverso l’assaggio che la Banca si propone di testimoniare non solo i grandi nomi, ma anche un’Italia del vino magari meno conosciuta, meno blasonata rispetto ad aree famose e apprezzate in tutto il mondo, ma di qualità indiscutibile e dal grande fascino.
    Testo tratto dal cartello illustrativo posto nei pressi della Banca del Vino a Pollenzo ]



  4. Note sul Coro della Chiesa di San Vittore a Pollenzo:    ->>> Back

    [ Il coro è costituito dagli stalli recuperati nella Abbazia di Staffarda: sono opera di maestranze di varia provenienza che ad inizio ’500, avevano lavorato per il commendatario Giovanni Ludovico di Saluzzo.   I postergali (o posteri) degli stalli superiori appaiono decorati da complesse arcature tardogotiche cui si intrecciano fogliami movimentati e ai cui fastigi si aggrappano figure mostruose di stile affine a quello degli arredi intagliati del primo rinascimento francese.   Nelle misericordie e sopra le fiancate minori si sviluppava un mondo di "droleries", figure mostruose, alludenti al disordine mondano da cui i monaci si dovevano difendere con le pratiche ascetiche.   Per l’esecuzione degli stalli furono impegnati maestri la cui cultura mostra legami con la Borgogna e con la Champagne.   A Staffarda i lavori del coro dovettero svolgersi intorno al 1520-1530.   Il regio ebanista Gabriele Capello procedette con intimo rammarico all’ingrato lavoro di arrangiare i preziosi stalli di Staffarda per l’abside (del tutto diversa dall’impianto rettangolare per cui erano stati costruiti).   Egli scelse i pezzi meglio conservati adattando le strutture lignee, con dissimulate riduzioni, all’andamento dell’abside.   Ne risultarono quindici stalli disposti in un solo rango e forniti di inginiocchiatoi.   Al posto dei pannelli intarsiati che in origine decoravano i postergali, l’ebanista integrò il sovrastante ricamo delle arcatelle fiameggianti con sottili lesene a rilievo che compongono delle strutture decorative a guisa di finestroni gotici.   Per il fronte degli inginocchiatoi, tredici perché interrotti da due passaggi, furono impiegati i fronti di baldacchini, integrati con arcatelle e lesene.
    Testo tratto dal cartello illustrativo posto nei pressi della Chiesa di San Vittore a Pollenzo ]



  5. Note sulla città di Alba:    ->>> Back

    [ Alba è situata a circa 50 km a sud-est di Torino e altrettanti a nord-est di Cuneo.   Sorge, per gran parte, sulla riva destra del fiume Tànaro, su una vasta conca pianeggiante, a circa 170 m s.l.m., circondata dalle colline, ricche di vigneti, delle Langhe e del Roero.   È famosa principalmente per la Fiera del Tartufo Bianco, la Ferrero, la Miroglio e per essere il principale centro delle Langhe, colline celebri per i loro vini.   La storia di Alba iniziò moltissimi anni fa, nel periodo del Neolitico, quando era abitata da una popolazione stanziale.   Passà poi sotto la dominazione romana, dando alla luce anche l’imperatore Publio Elvio Pertinace.   Alla caduta dell’Impero romano, però, il comune divenne debole e fu ripetutamente saccheggiato.   Dopo il periodo romano furono edificate le mura medievali.   Nel corso del XII secolo divenne comune e aderì alla Lega Lombarda, per poi allearsi con Carlo I d’Angiò.   Durante il XVI secolo, invece, Alba fu teatro di violenti scontri tra francesi e spagnoli, che causarono molte vittime.   In seguito alle guerre, e alla conquista del comune di Carlo Emanuele I di Savoia, giunse la peste, che portò un notevole calo demografico.   Il Settecento fu invece un secolo di fioritura, in particolare dai punti di vista letterario e artistico.   Al termine del secolo la città conobbe la Rivoluzione francese, che causò distruzione.
    La città venne ricostruita nell’Ottocento da Carlo Felice di Savoia, che insieme all’architetto Giorgio Busca fece costruire diversi edifici.   Nel Novecento Alba fu costretta ad aderire al fascismo: nella città furono imprigionati 26 ebrei, che poi fuggirono.   Durante la seconda guerra mondiale fu la prima repubblica partigiana in Italia, ottenendo per questo una medaglia d’oro al valor militare.
    Note tratte dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Alba_(comune_italiano) ]



  6. Note sulla città di Grinzane Cavour e sul suo Castello:    ->>> Back

    [ Grinzane Cavour è un pittoresco comune di circa 2.000 abitanti in provincia di Cuneo, situato nel cuore delle Langhe, vicino ad Alba.   Famoso per il suo imponente castello medievale, dimora storica del Conte Camillo Benso di Cavour, è un centro vitivinicolo rinomato per il vino Barolo e l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco.   Il nome del piccolo borgo di Grinzane rende omaggio dal 1916 allo statista risorgimentale Camillo Benso, conte di Cavour (n. a Torino il 10 agosto 1810 - m. a Torino il 6 giugno 1861), che di Grinzane fu sindaco per diciassette anni: nominato tale nel maggio 1832, a ventidue anni, mantenne la carica fino al febbraio 1849.   Il paese è dominato dall’imponente castello medievale, sede dell’Enoteca Regionale e già centro della tenuta agricola di proprietà della famiglia Cavour, dove trovava sede anche l’omonimo premio letterario.   Il castello fa parte del "paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato", dal 2014 patrimonio dell’umanità UNESCO.   Importante possidente terriero, Cavour contribuì, già nel maggio 1842, alla costituzione dell’Associazione agraria che si proponeva di promuovere le migliori tecniche e politiche agrarie, per mezzo anche di una Gazzetta che fin dall’agosto 1843 pubblicava un articolo del Conte.   Visitò Parigi e Londra dove apprese le nuove tecniche di industrializzazione e di innovazione per l’agricoltura.   Impegnatissimo nell’attività di gestione soprattutto della sua tenuta di Leri, Cavour nell’autunno 1843, grazie alla collaborazione di Giacinto Corio, iniziò un’attività di miglioramenti nei settori dell’allevamento del bestiame, dei concimi e delle macchine agricole.   In sette anni (dal 1843 al 1850) la sua produzione di riso, frumento e latte crebbe sensibilmente, e quella di mais addirittura risultò triplicata. ]


 


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