- Note su storia e battaglia di "Pollentia" (Pollenzo): ->>> Back
[ Pollentia è unantica città romana del II sec. a.C.
È nota per la battaglia tra Romani e Visigoti.
I Visigoti furono una tribù germanica orientale, parte di una importante tribù dei Goti, che migrò nellImpero Romano durante il IV secolo, segnando la storia europea.
La battaglia di Pollenzo (o della piana di Pollentia) ebbe luogo il 6 aprile 402, ed è da considerarsi come il tentativo dei Romani, guidati dal generale romano di origine vandala Stilicone, di allontanare dallItalia i Visigoti di Alarico I, dopo i saccheggi delle città della pianura padana e lassedio di Mediolanum (Milano).
Dalla Rezia, dove era stato bloccato a causa dellinverno, Stilicone tornò con rinforzi e liberò Mediolanum dallassedio di Alarico I, che si diresse su Asti.
I Visigoti furono raggiunti dallesercito Romano nei pressi di Pollentia e vennero sconfitti.
Nel 403 ci fu unaltra battaglia a Verona che respinse i Visigoti verso lIlliria a est.
Sempre in questo anno, la capitale dellImpero venne spostata da Milano a Ravenna, più facilmente difendibile.
Stilicone morì nel 408 d.C.
Allora i Visigoti, guidati da Alarico I, saccheggiarono Roma nel 410 d.C. poi, a seguito di tregue, pace e nuovi patti, fondarono successivamente un duraturo regno romano-barbarico prima in Gallia (cacciati da qui dai Franchi nel VI sec.) e poi nella penisola iberica, con capitale Toledo.
Qui finì la loro epopea sopraffatti dalle invasioni dei Mori della penisola iberica (tra il 711 e 713).
I Visigoti resistettero ancora un po nella provincia Tarraconense (lultimo baluardo: Barcino -zona di Barcellona- cadde nel 717) e in Settimania.
Dopo la conquista della Gallia mediterranea (122 a.C.) questa regione aveva ricevuto il nome di Gallia Narbonense (regione francese della Linguadoca-Rossiglione).
Il nome di Settimania (Septimania) fu più largamente impiegato solo dopo la sua conquista da parte dei Visigoti nel 412.
Dopo la disfatta visigota nella battaglia di Vouillé nel 507, la Settimania restò la sola parte della Gallia in mano visigota, dipendente dal regno di Spagna fino alla conquista araba del 719.
Questa ultima sede dei Visigoti cadde definitivamente tra il 720 e 725. ]
- Note sulla Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: ->>> Back
[ LUniversità degli Studi di Scienze Gastronomiche, primo ateneo al mondo interamente dedicato alla cultura del cibo, ha attivato i propri corsi il 4 ottobre 2004.
Promossa dallassociazione internazionale Slow Food (di Carlo Petrini), con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna, è ununiversità non statale legalmente riconosciuta dallo Stato italiano, dedicata alla diffusione della cultura enogastronomica.
Le aule e gli uffici dellUniversità hanno la loro sede in due prestigiose strutture volute, nella prima metà del XIX secolo, dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia e recentemente ristrutturate: la Cascina Albertina e lAgenzia di Pollenzo.
Esse avevano in comune la destinazione; costituivano, infatti, il nucleo delle sperimentazioni agricole, zootecniche ed enologiche avviate dal re nelle sue tenute.
Ledificio dellAgenzia, acquistato dalla società "Agenzia di Pollenzo S.p.A." nel 1999 per essere restaurato e trasformato in un punto dincontro di molteplici attività legate allalimentazione, ospita oggi oltre allUniversità, lAlbergo dellAgenzia, il ristorante Guido e la Banca del Vino.
La Segreteria Studenti, la Segreteria Didattica, lAula Magna, le aule riservate alla didattica e il laboratorio di analisi sensoriale si trovano allinterno della Cascina Albertina, costruita intorno al 1837, mentre il centro direzionale dellUniversità, con gli uffrici amministrativi e la biblioteca, si trova allinterno del vicino complesso dellAgenzia, nella manica dei "torricini", prospiciente la Piazza Vittorio Emanuele II.
LUniversità, con attività didattica bilingue (italiano e inglese), si propone di dare dignità accademica alla gastronomia in quanto scienza complessa e interdisciplinare attraverso lo studio di una cultura dellalimentazione.
Il corso di laurea a numero programmato: vi possono accedere studenti provenienti da tutto il mondo, appositamente selezionati e sottoposti ad un test di ammissione.
Lobiettivo dellUniversità è di creare una nuova figura professionale, il gastronomo, un intellettuale del cibo, capace di operare nella produzione, distribuzione, promozione e comunicazione dellagroalimentare di qualità.
LUniversità licenzierà futuri esperti di comunicazione, divulgtori e redattori multimediali in campo enogastronomico, addetti al marketing di prodotti di eccellenza, manager di consorzi di tutela o di aziende del settore agroalimentare o di enti turistici.
Testo tratto dal cartello illustrativo posto sulla Piazza Vittorio Emanuele II, davanti lUniversità ]
- Note sulla Banca del Vino di Pollenzo: ->>> Back
[ Lidea di una Banca del Vino avanzata da Carlo Petrini alla fine degli anni novanta, è nata dalla constatazione che, in pochi anni, molti dei grandi vini prodotti in Italia risultavano introvabili.
Senza contare il fatto che, qualora si fosse stati così fortunati da trovare una bottiglia particolarmente vecchia, non ci sarebbe stata certezza della sua corretta conservazione.
E un giusto invecchiamento, allinterno di una struttura adeguata e in condizioni ottimali, è di fondamentale importanza per la salute del vino.
Per questo si è sentita lesigenza di trovare un luogo dove creare una memoria storica del vino italiano di qualità, che si ponesse a garanzia di un invecchiamento corretto e si proponesse di diffondere la preziosa cultura legata al vino e alla sua storia.
Nelle cantine dellAgenzia di Pollenzo, costruite nel 1838, hanno origine gli attuali metodi di vinificazione tradizionale delluva nebbiolo.
Fu infatti lenologo Paolo Francesco Staglieno, chiamato dai Savoia, a importare dalla Francia nuove tecniche di vinificazione in modo da poter produrre vini di pregio.
Le cantine sono state inaugurate a fine aprile 2004 e ora funzionano come un vero e proprio museo.
Ununica grande e suggestiva vetrina che raccoglie il meglio della produzione italiana, un viaggio ideale che parte dalla Valle dAosta e arriva in Sicilia, dove il visitatore può vedere con i propri occhi le bottiglie, ricevere informazioni sullazienda, sulle aree di produzione e assaggiare alcuni di quegli stessi vini che si trovano qui a riposare.
E proprio attraverso lassaggio che la Banca si propone di testimoniare non solo i grandi nomi, ma anche unItalia del vino magari meno conosciuta, meno blasonata rispetto ad aree famose e apprezzate in tutto il mondo, ma di qualità indiscutibile e dal grande fascino.
Testo tratto dal cartello illustrativo posto nei pressi della Banca del Vino a Pollenzo ]
- Note sul Coro della Chiesa di San Vittore a Pollenzo: ->>> Back
[ Il coro è costituito dagli stalli recuperati nella Abbazia di Staffarda: sono opera di maestranze di varia provenienza che ad inizio 500, avevano lavorato per il commendatario Giovanni Ludovico di Saluzzo.
I postergali (o posteri) degli stalli superiori appaiono decorati da complesse arcature tardogotiche cui si intrecciano fogliami movimentati e ai cui fastigi si aggrappano figure mostruose di stile affine a quello degli arredi intagliati del primo rinascimento francese.
Nelle misericordie e sopra le fiancate minori si sviluppava un mondo di "droleries", figure mostruose, alludenti al disordine mondano da cui i monaci si dovevano difendere con le pratiche ascetiche.
Per lesecuzione degli stalli furono impegnati maestri la cui cultura mostra legami con la Borgogna e con la Champagne.
A Staffarda i lavori del coro dovettero svolgersi intorno al 1520-1530.
Il regio ebanista Gabriele Capello procedette con intimo rammarico allingrato lavoro di arrangiare i preziosi stalli di Staffarda per labside (del tutto diversa dallimpianto rettangolare per cui erano stati costruiti).
Egli scelse i pezzi meglio conservati adattando le strutture lignee, con dissimulate riduzioni, allandamento dellabside.
Ne risultarono quindici stalli disposti in un solo rango e forniti di inginiocchiatoi.
Al posto dei pannelli intarsiati che in origine decoravano i postergali, lebanista integrò il sovrastante ricamo delle arcatelle fiameggianti con sottili lesene a rilievo che compongono delle strutture decorative a guisa di finestroni gotici.
Per il fronte degli inginocchiatoi, tredici perché interrotti da due passaggi, furono impiegati i fronti di baldacchini, integrati con arcatelle e lesene.
Testo tratto dal cartello illustrativo posto nei pressi della Chiesa di San Vittore a Pollenzo ]
- Note sulla città di Alba: ->>> Back
[ Alba è situata a circa 50 km a sud-est di Torino e altrettanti a nord-est di Cuneo.
Sorge, per gran parte, sulla riva destra del fiume Tànaro, su una vasta conca pianeggiante, a circa 170 m s.l.m., circondata dalle colline, ricche di vigneti, delle Langhe e del Roero.
È famosa principalmente per la Fiera del Tartufo Bianco, la Ferrero, la Miroglio e per essere il principale centro delle Langhe, colline celebri per i loro vini.
La storia di Alba iniziò moltissimi anni fa, nel periodo del Neolitico, quando era abitata da una popolazione stanziale.
Passà poi sotto la dominazione romana, dando alla luce anche limperatore Publio Elvio Pertinace.
Alla caduta dellImpero romano, però, il comune divenne debole e fu ripetutamente saccheggiato.
Dopo il periodo romano furono edificate le mura medievali.
Nel corso del XII secolo divenne comune e aderì alla Lega Lombarda, per poi allearsi con Carlo I dAngiò.
Durante il XVI secolo, invece, Alba fu teatro di violenti scontri tra francesi e spagnoli, che causarono molte vittime.
In seguito alle guerre, e alla conquista del comune di Carlo Emanuele I di Savoia, giunse la peste, che portò un notevole calo demografico.
Il Settecento fu invece un secolo di fioritura, in particolare dai punti di vista letterario e artistico.
Al termine del secolo la città conobbe la Rivoluzione francese, che causò distruzione.
La città venne ricostruita nellOttocento da Carlo Felice di Savoia, che insieme allarchitetto Giorgio Busca fece costruire diversi edifici.
Nel Novecento Alba fu costretta ad aderire al fascismo: nella città furono imprigionati 26 ebrei, che poi fuggirono.
Durante la seconda guerra mondiale fu la prima repubblica partigiana in Italia, ottenendo per questo una medaglia doro al valor militare.
Note tratte dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Alba_(comune_italiano) ]
- Note sulla città di Grinzane Cavour e sul suo Castello: ->>> Back
[ Grinzane Cavour è un pittoresco comune di circa 2.000 abitanti in provincia di Cuneo, situato nel cuore delle Langhe, vicino ad Alba.
Famoso per il suo imponente castello medievale, dimora storica del Conte Camillo Benso di Cavour, è un centro vitivinicolo rinomato per il vino Barolo e lAsta Mondiale del Tartufo Bianco.
Il nome del piccolo borgo di Grinzane rende omaggio dal 1916 allo statista risorgimentale Camillo Benso, conte di Cavour (n. a Torino il 10 agosto 1810 - m. a Torino il 6 giugno 1861), che di Grinzane fu sindaco per diciassette anni: nominato tale nel maggio 1832, a ventidue anni, mantenne la carica fino al febbraio 1849.
Il paese è dominato dallimponente castello medievale, sede dellEnoteca Regionale e già centro della tenuta agricola di proprietà della famiglia Cavour, dove trovava sede anche lomonimo premio letterario.
Il castello fa parte del "paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato", dal 2014 patrimonio dellumanità UNESCO.
Importante possidente terriero, Cavour contribuì, già nel maggio 1842, alla costituzione dellAssociazione agraria che si proponeva di promuovere le migliori tecniche e politiche agrarie, per mezzo anche di una Gazzetta che fin dallagosto 1843 pubblicava un articolo del Conte.
Visitò Parigi e Londra dove apprese le nuove tecniche di industrializzazione e di innovazione per lagricoltura.
Impegnatissimo nellattività di gestione soprattutto della sua tenuta di Leri, Cavour nellautunno 1843, grazie alla collaborazione di Giacinto Corio, iniziò unattività di miglioramenti nei settori dellallevamento del bestiame, dei concimi e delle macchine agricole.
In sette anni (dal 1843 al 1850) la sua produzione di riso, frumento e latte crebbe sensibilmente, e quella di mais addirittura risultò triplicata. ]