Dal fondo del pozzo ho guardato le stelle
Memorie di un esploratore ottimista e ribelle

di Andrea Gobetti


Titolo:  Dal fondo del pozzo ho guardato le stelle
Sottotitolo:  (Memorie di un esploratore ottimista e ribelle)
Autore:  Andrea Gobetti
Casa editrice:  SEM - Società Editrice Milanese
Anno prima pubblicazione:  2020

Prezzo indicativo:  Euro 16,00
Pagine:  pp. 200
Formato:  cm. 14 x 21
Codice:  ISBN 978-88-03-90262-5


Commento del 1/02/2021 e del 6/02/2021 di Enea Fiorentini

Trama:
Andrea Gobetti, nato a Torino nel 1952, è divenuto uno speleologo di fama internazionale, dopo anni di frequentazione di grotte e montagne in moltissime parti del mondo.
È anche un conosciuto alpinista, scrittore e libero pensatore.
Dopo la felice esperienza della pubblicazione di molti libri famosi, (di alcuni pubblico le recensioni in questa sezione), come:
- Una frontiera da immaginare (del 1976);
- Le radici del cielo (del 1986);
- Drammi e diaframmi (del 1997, scritto con Fulvio Mariani, con il quale esperimenta anche la realizzazione di video come: "L’uomo di legno" dove Mauro Corona viene presentato in maniera suggestiva).
- Animalia tantum (del 2002, scritto con Andrea Micheli dopo altre attività, viaggi e altri libri).
- L’Ombra del Tempo (del 2003),
Andrea riprende a scrivere raccontandoci le ultime esperienze, ma anche quelle più datate, insieme al suo gruppo di ribelli in tante parti del mondo.
In questo ultimo libro: Dal fondo del pozzo ho guardato le stelle (del 2020), Andrea ripercorre le avventure speleo compiute in terre lontane come nelle Filippine, in Albania e nella sua Piaggia Bella tra le cime del Marguareis al confine tra Italia e Francia, nel cuneese, tra le grotte che lo videro avventurarsi da ragazzo nei primi anni delle scoperte.   Durante queste attività, spesso esplorazioni in zone sconosciute, Andrea non è mai solo, perchè in queste grotte dice che occorrono conoscenze diversificate di molte persone, capacità specifiche e doti di adattabilità per ogni evenienza e solidarietà da condividere con queste persone che spesso diventano amiche per sempre.   Racconta che oggi alterna queste spedizioni con le arrampicate sugli ulivi sparsi sul terreno di casa sua in Lucchesia, attività questa, considerata una vacanza, ma che non è priva di pericoli, nella quale bisogna legarsi come in montagna.
Andrea ci fa rivivere le attività di tutto un popolo di vagabondi, rissosi e insofferenti a obblighi o a legami con la società "esterna", ma pronti alla generosità e alle amicizie durature.

Commento:
Per commentare questo libro, non trovo migliori parole di quelle dello stesso Andrea espresse su questo libro e di Luca Calzolari, giornalista e direttore responsabile di Montagne 360, mensile del Club Alpino Italiano, e del Giornale della Protezione Civile, in una recente intervista ad Andrea.   Calzolari è, da molti anni, volontario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e si occupa anche di formazione dei direttori.

Dice Andrea nell’introduzione del 1° capitolo:
"... Se scendi sottoterra, benché vivo e vegeto, subito alcune strane novità ti saltano agli occhi e anche addosso.   Sulle prime sembrano orrende, è tutto buio qui, c’è da sbattere malamente la testa e il resto della chincaglieria.   Lo spazio è tortuoso, bislungo, un filo di vuoto contorto e affollato di spunzoni...".
E ancora racconta:
"... Quando ci sali, prima o poi scopri che il Marguareis sono tre montagne.   La prima è quella che puoi vedere e anche amare perdutamente dopo un giorno soltanto.   Per conoscere la seconda, la montagna buia che le sta nel cuore, ci vuole del tempo, e Tempo si chiama chi l’ha progettata.   La terza sta oltre la seconda e di lei si sa soltanto che non la conosce nessuno...".
"... La prima volta che ho descritto il Marguareis avevo ventiquattro anni e oggi, a sessantotto, può essere interessante scoprire come cambia la percezione dello stesso immutabile posto, il Marguareis sotterraneo, attraversando le stagioni della vita...".

In molti dei 22 capitoli che compongono il libro, Andrea inizia con la frase:
"... Alla mia età... " quasi a far notare la differenza tra il trascorrere del suo tempo rispetto a quello infinito che si percepisce scendendo nelle grotte ed esplorandole tra le oscure viscere della montagna.

Nell’ultimo capitolo, il 22°, Andrea chiarisce meglio questo concetto:
"... La mia età, la sua età.   Non possediamo altro alla fine dei conti.   Lei ha molti milioni di anni, io qualche spicciolo di mese da dedicarle.   Troppo poco per consumare un amore, eppure mi ha invitato a festa.   Di fronte a lei mi sento come un meschinetto con la giacchetta striminzita davanti all’istoriato portone di un castello...".

Questo è un libro per chi ama il lato nascosto delle cose, per chi non ha paura di tuffarsi nell’ignoto e sprofondare nel buio, in un’epoca in cui tutto è fatto per abbagliare ed essere abbagliati.


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