Un posto in cielo
I diari di un eroe inconsapevole

di Anatolij Nikolaevic Bukreev


Un posto in cielo

Titolo:  Un posto in cielo
Sottotitolo:  (I diari di un eroe inconsapevole)
Titolo originale:
(Above the clouds: the diaries of a high-altitude mountaineer)
Autore:  Anatolij Nikolaevic Bukreev
Casa editrice:  CDA & VIVALDA Editori - Torino
Anno prima pubblicazione:  2001 in America - 2002 in Italia
1 edizione CDA & VIVALDA:  Collana Le Tracce - ottobre 2002
A cura di:  Linda Wylie
Traduzione dal russo in inglese:  Natalia Lagovskaja e Barbara Poston
Traduzione dall’inglese all’italiano:  Mary Archer
Introduzione:  Galen Rowell

Prezzo indicativo:  Euro 22,00
Pagine:  pp. 253 con foto in b/n e a colori
Formato:  cm. 15 x 23
Codice:  CDA 5568 - ISBN 88-7480-004-5


Commento del 27/10/2003 di Enea Fiorentini

Trama:
Anatolij Bukreev, il grande alpinista russo scomparso nel 1997, è noto al pubblico italiano per il libro "Everest 1996 - Cronaca di un salvataggio impossibile" (vedi recensione in questa sezione).
La sua compagna Linda Wylie, ha lavorato a lungo alla raccolta dei suoi diari, traducendoli e ordinandoli per trarne i racconti più significativi, sia dal punto di vista alpinistico sia della filosofia personalissima di questo grande personaggio misconosciuto.   Il saggio introduttivo di Linda Wylie fa luce sull’ambiente da cui Bukreev proveniva, quello della Scuola di Alpinismo sovietica improntata ad una selettività durissima, e permette di capire la situazione in cui tutti gli alpinisti sovietici vennero a trovarsi con il crollo del comunismo e l’azzeramento delle risorse che avevano permesso loro di praticare il "grande" alpinismo fino a quel momento.
La presentazione di Galen Rowell riprende con competenza e autorevolezza la polemica scatenata dalle ingiuste accuse dell’alpinista americano Jon Krakauer nel suo libro ("Aria Sottile" - vedi recensione) nei confronti di un alpinista, che aveva salvato sì delle vite umane a grandissimo rischio della propria, ma che aveva l’imperdonabile torto di essere più bravo di lui e per giunta russo.   Laureato in fisica e campione della squadra di alpinismo sportivo dell’Unione Sovietica aveva preso residenza ad Alma Ata, nel Kazakistan.
Bukreev era riuscito a realizzare, in buona parte, il suo sogno: aveva compiuto infatti oltre 30 ascensioni di montagne di 7000 metri nel Tian Shan, Pamir e Caucaso e 21 ascensioni di Ottomila nell’Himalaya, molte delle quali in solitaria e in velocità e quasi tutte senza l’ausilio di ossigeno.   Sull’Everest era salito 4 volte.
Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica viveva prevalentemente negli Stati Uniti e lavorava come guida in Himalaya.
Per l’azione di salvataggio compiuta sull’Everest nel 1996, gli è stato conferito dall’American Alpine Club il "David Sowles Award".
E’ morto il giorno di Natale del 1997, travolto da una valanga mentre stava compiendo la prima traversata dall’Annapurna Fang alla vetta dell’Annapurna.   Bukreev era nato a Korkino, in una regione mineraria negli Urali, il 16 gennaio 1958.
Linda Wylie è stata la sua compagna ed è attualmente la sua esecutrice testamentaria.

Commento:
".. Le montagne non sono stadi dove soddisfo la mia ambizione di arrivare.   Sono cattedrali, grandiose e pure, i templi della mia religione.   Mi accosto a loro come qualsiasi essere umano si accosta ad un luogo di venerazione.   Sui loro altari mi sforzo di perfezionarmi fisicamente e spiritualmente.   In loro presenza tento di comprendere la mia vita, di esorcizzare la vanità, l’avidità e la paura.   Dall’alto delle loro vette elevate guardo il mio passato, sogno il futuro, e sento con una particolare intensità il momento presente.   Quella lotta rinnova la mia forza e rende chiara la visione.   In montagna celebro la creazione, perchè a ogni ascensione rinasco.."

Ecco espresse in un piccolo paragrafo le grandi visioni di questo grande alpinista russo che amava autodefinirsi "figlio del popolo".
Dopo il precedente libro: "Everest 1996 - Cronaca di un salvataggio impossibile", questo libro permette di completare la conoscenza con Bukreev, proprio perchè è tratto dai suoi diari privati.
E così scopriamo che era un atleta, un campione di alpinismo dell’URSS e che, per 6 anni, aveva lavorato duro in un gruppo selezionato di alpinisti per meritarsi il premio di salire le vette himalayane più alte.
Una passione che lo portò, dopo la dissoluzione dell’URSS, ad emigrare negli USA e a mettersi al servizio di Agenzie Commerciali che accompagnavano ricchi alpinisti in vetta alle montagne più famose e richieste.
Bukreev però riuscì a mantenere intatto il suo amore per le grandi montagne e tutto il suo guadagno lo investiva per organizzare le sue salite personali.   Su questo libro-diario, egli chiarisce proprio il suo essere guida e la necessità di ritagliare un proprio spazio da dedicare completamente alla sua passione.   Si sente un diverso e lo spiega bene con questa frase:

".. Qualcosa dovrebbe cambiare nella vita di chi aspira a scalare le vette di roccia e neve.   Lo sforzo richiesto per respirare l’aria lassù, oltre le nuvole, può trasformare un essere umano..".

Grandezza e umanità emergono da queste pagine e ci fanno apparire Anatolij Bukreev, teso al compimento del suo dovere di alpinista, di uomo e del suo destino, un autentico eroe inconsapevole di esserlo.


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Aggiornamenti: 27/10/2003 - 26/12/2015