Sulla pelle viva

di Tina Merlin


Sulla pelle viva

Titolo:  Sulla pelle viva
Sottotitolo:  Come si costruisce una catastrofe - Il caso del Vajont
Autore:  Tina Merlin
Casa editrice:  CIERRE Edizioni - Verona
Anno prima pubblicazione:  maggio 1983 Edizioni La Pietra - Milano
4 edizione CIERRE Edizioni di Verona:  1997 Collana Nord Est
Prefazione:  Giampaolo Pansa
Presentazione:  Marco Paolini
Fotografie:  Giuseppe Zanfron

Prezzo indicativo:  Lire 20.000
Pagine:  pp. 183 con foto in b/n
Formato:  cm. 15,5 x 23
Codice:  ISBN 88-86654-74-X


Commento del 19/10/2003 di Enea Fiorentini

Trama:
Giampaolo Pansa, uno dei giornalisti "illustri" che furono inviati da giornali prestigiosi (lui da La Stampa) il 10 ottobre 1963, all’indomani del disastro sulla piana deserta di Longarone, non conosceva la verità.
Non conosceva la vera storia del Vajont e della diga, forse neppure intuiva i retroscena politici e gli stretti legami con la burocrazia statale e con la grande industria.
Non conosceva Tina Merlin, semplice giornalista di provincia, spesso emarginata con l’aggravante di essere stata nella resistenza partigiana bellunese e di lavorare per un giornale di sinistra: "L’Unità".
Una rarità e una "vergogna" per l’epoca e per quella zona da sempre in mano alla DC bellunese.
Ma nella prefazione dell’edizione del 1993 del libro di Tina Merlin, Pansa si ravvede e ne scrive la prefazione.
Riporto qui le sue prime parole che ricordano gli scritti di Tina:

" ..Oggi, chi si ricorda del Vajont?   Chi conosce la vera storia dall’inizio alla fine?
I giovani non possono sapere, perchè sono nati dopo.   Gli anziani hanno vissuto, in questi vent’anni tante altre tragedie.   I superstiti hanno rimosso quel fatto dalle loro coscienze, come unica possibilità di sopravvivenza.   Ma si può dimenticare il Vajont?.. "


Questa domanda ce la scagliava addosso, dieci anni fa, il 16 ottobre 1983, da un articolo sul mensile "Patria", una donna che il Vajont non l’aveva certo dimenticato.   Quella donna si chiamava Tina Merlin, una ragazza di Trichiana (Belluno), una ragazza diventata giornalista, una giornalista comunista, una giornalista e una comunista di tipo speciale, una donna anche lei da non dimenticare.
Tina aveva descritto così quel giorno, quella sera, quell’istante che avrebbe segnato per sempre la sua vita:

" ..Inizia l’ultimo giorno.   Il 9 ottobre 1963 è una stupenda giornata di sole.   Di questa stagione la montagna è splendida, rifulge di caldi colori autunnali.   La gente di Casso va e viene ancora dal Toc, portando via dalle case e dagli stavoli più cose possibili.   Ma altra gente non vuole abbandonare le case e i beni malgrado l’avviso fatto affiggere dal Comune, pressato dalle richieste provenienti dal cantiere...
Viene la sera, e la gente, adesso, è tutta nei bar a vedere la televisione.   Sono ancora pochissimi i televisori privati, e in eurovisione c’è la partita di calcio Real Madrid-Rangers di Glasgow.   Due squadre molto forti, una partita da non perdere.   E infatti molta gente è scesa dalle frazioni a Longarone, e anche da altri paesi della valle, per godersi lo spettacolo nei bar.   La gente si diverte, discute, scommette sulla squadra vincente.
Sono le 22,39.   Un lampo accecante, un pauroso boato.
Il Toc frana nel lago sollevando una paurosa ondata d’acqua.   Questa si alza terribile centinaia di metri sopra la diga, tracima, piomba di schianto sull’abitato di Longarone, spazzandolo via dalla faccia della terra.
A monte della diga un’altra ondata impazzisce violenta da un lato all’altro della valle, risucchiando dentro il lago i villaggi di San Martino e Spesse.   La storia del "grande Vajont", durata vent’anni, si conclude in tre minuti di apocalisse, con l’olocausto di duemila vittime.. "


Ecco, ricordata dalla viva voce di Tina Merlin, la storia raccontata su questo libro.   Ma lei, invece di molti illustri giornalisti e scrittori, va oltre e descrive i fatti fin dall’inizio, dai primi anni ’50, quando interessi pubblici e privati si allearono a politici corrotti per realizzare enormi benefici in denaro e in potere alle spalle di povera gente, infischiandosene di leggi, regolamenti, di sollecitazioni alla prudenza da parte di alcuni Comuni (quelli con amministratori non corrotti o conniventi) e di alcune persone oneste (pochi giornalisti tra cui la stessa Tina ed alcuni tecnici che effettuarono rilevazioni "indipendenti" di queste zone) sempre inascoltate.
Tina dovette sopportare anche un processo per calunnia a mezzo stampa nel 1960 a Milano che fortunatamente, anche grazie alle testimonianze personali di molta gente di Erto e Casso, ebbe esito positivo.   Cioè venne dimostrato che le accuse e le denunce della giornalista erano vere.   Ma nessuno venne indagato in quegli anni.   Dopo il disastro solo l’ing. Alberico Biadene fu indagato e condannato a 5 anni, di cui 3 condonati.   L’ingegnere stette in carcere 1 anno solo.
Ma certamente i colpevoli sono stati molti di più: politici e politicanti, intrallazzatori, ditte private e pubbliche, organi di controllo dello stato, ministeri, giornali e giornalisti e addirittura buona parte della popolazione e molti sindaci che per ignoranza e per convenienza hanno tappato le orecchie e gli occhi.

Commento:
Ho scoperto, discutendo di persona o su Internet con alcuni giovani, che la vicenda del Vajont è semisconosciuta.   E’ tornata di moda ora con i film e con lo sceneggiato di Marco Paolini.   Ma molti non si sono documentati a fondo, pensando forse che quello fosse un caso lontano, sporadico, provocato da cause naturali e dalla montagna "assassina".
Leggere questo libro è quindi un dovere morale.

" .."Sulla pelle viva" è un libro sul potere come arbitrio e sui mostri che può generare.
L’arroganza di troppi poteri forti.
L’assenza di controlli.
La ricerca del profitto a tutti i costi.
La complicità di tanti organi dello Stato.
I silenzi della stampa.
L’umiliazione dei semplici.
La ricerca vana di una giustizia.
Il crollo della fiducia in una repubblica dei giusti.
C’è tutto questo nel racconto di Tina Merlin.
E sta in questo la modernità bruciante del suo libro.. "

(dalla Prefazione di Giampaolo Pansa)

Fu un massacro deliberato, ancora più grave poichè le denunce premonitrici ci furono.
Oltre a quelle di Tina, apparse su "L’Unità" e su "Patria" unici fogli che accettarono i suoi articoli, furono inascoltate anche decine e decine di denunce di molti comuni (i cui Sindaci non erano corrotti e conniventi) allarmati dalle frane e dai terremoti che colpivano i loro paesi fin dall’inizio dei lavori.
Le persone oneste non dovrebbero mai dimenticare queste vicende!
Perdere la memoria o non voler conoscere fatti come questi è come non volere la democrazia e preferire una dittatura dei poteri forti e corrotti.
Chiudere gli occhi su quelle vicende, significa anche permettere che altre malefatte continuino a capitare (e infatti molti disastri simili sono avvenuti di nuovo negli anni successivi fino ai giorni nostri...).
Buona lettura!!


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Aggiornamenti: 27/10/2003 - 26/12/2015