La Via del Drago

di Anna Lauwaert


La Via del Drago

Titolo:  La Via del Drago
Sottotitolo:  Un incontro con l’alpinista belga Claudio Barbier
Autore:  Anna Lauwaert
Casa editrice:  CDA - Centro Documentazione Alpina di Torino
Anno prima pubblicazione:  1995
1° edizione CDA:  Collana di letteratura - ottobre 1995
Presentazione:  René Mailleux

Prezzo indicativo:  Lire 25.000
Pagine:  pp. 256 con foto in b/n e a colori
Formato:  cm. 14 x 21
Cod. ISBN:  [88-85504-18-3]


Commento del 25/4/2002 di Enea Fiorentini

Trama:
Nel 1968 Reinhold Messner scrisse un articolo intitolato "Direttissima oder Mord am unmöglichen", nel quale lanciava un grido d’allarme in favore del rispetto dell’etica in montagna e del rispetto per il "Drago mitico":

"... Il Drago è avvelenato, Siegfried è disoccupato... la mia preoccupazione è per il Drago morto...
Deve succedere qualcosa prima che l’Impossibile sia sepolto...
Perciò salvate il Drago!...
".

Chiari sono i riferimenti alla epopea dei nibelunghi!
Queste frasi sembravano scritte per Claudio Barbier, celebre alpinista belga (molto conosciuto in Italia, specie nelle Dolomiti), chi più di lui poteva goderne il significato profondo, simbolico, mitico?
Il 26 settembre 1969 Claudio, in risposta agli articoli di Messner, aprì la "Via del Drago" sul Lagazuoi Nord con i suoi amici Almo Giambisi e Carlo Platter.
Gino Buscaini citò la "Via del Drago" nel suo libro "Le cento più belle Vie delle Dolomiti" e così questa "Via" divenne una bella classica.
Claudio Barbier nacque nel 1938 in una famiglia borghese belga che, oltre alla scuola in lingua francese, gli fece frequentare le scuole fiamminghe per fargli conoscere anche questa cultura e la sua lingua.
Ma Claudio, crescendo, aveva anche imparato il tedesco, l’inglese e l’italiano che parlava correttamente avendo frequentato per anni le Dolomiti.
Claudio Barbier divenne un fortissimo alpinista dolomitico, conosciuto molto bene in Italia e in Francia e poco in Belgio, sua patria.
Aprì molte vie in Dolomiti e fece moltissime prime ripetizioni anche in solitaria su fantastiche pareti con difficoltà molto sostenute.
Fece una prima famosa concatenazione di Vie sulle Tre Cime ed anticipò di un ventennio l’attuale moda.
Morì a 39 anni in una palestra belga nel 1977 (a Freyr, famosa zona per l’arrampicata sportiva nel sud del Belgio) come Comici suo idolo sportivo, mentre stava aprendo una nuova via per l’addestramento dei soci del CAB (Club Alpino Belga).
L’autrice di questo libro Anna Lauwaert, sua compagna di vita per un breve periodo fino alla morte di Claudio, scrive questo appassionato ricordo dell’alpinista dopo molti anni dalla morte del compagno, in lingua italiana (come sarebbe piaciuto a Claudio), dopo averlo scritto in lingua francese ma senza aver ottenuto una possibilità di pubblicazione presso gli editori francesi.
Nel 1994 riesce a trovare la collaborazione con il CDA di Torino e così colma questa lacuna e offre ai lettori queste intense ed appassionate pagine di ricordi di un "forte e puro" alpinista.
Del suo libro, Anna dice:

"... evidentemente avevo scritto un libro "da donna".
Non tutte hanno avuta la fortuna di incontrare uomini dei quali avrebbero voluto immortalare il ricordo e non potevo sopportare l’idea che Claudio sarebbe stato presto dimenticato, persino nel mondo degli alpinisti...
Perchè per tutta la sua vita Claudio visse tra gli eroi, le chimere, i sogni e i Draghi...
Spesso si poteva dubitare che non fosse lui stesso uno di loro...
".

Commento:
E’ difficile rappresentare la vita e l’attività alpinistica di un alpinista evitando di redigere una semplice e grigia lista di vie aperte, prime ripetizioni, ecc..
E’ ancora più difficile raccontare la storia di un alpinista così schivo, timido ed impulsivo insieme, poco amato e conosciuto in Belgio e sempre ben accolto in Dolomiti, dove era presente per lunghi mesi nei vari rifugi o ospite in casa dei molti amici.
Conosceva e aveva arrampicato con famosi alpinisti come Lacedelli e Messner.
Ma molti tra i più forti arrampicatori degli anni ’60 - ’70, hanno legato la propria corda con la sua.
Restano famose alcune sue battute nei confronti dei "granchi" (alpinisti principianti o considerati tali da lui) che incontrava in montagna e in falesia.
Una tra queste, è la seguente:

"... Visitiamo la palestra di roccia ai Gaillands.
Un ragazzo arrampica usando i cloggs, Claudio scherza: "Questo è barare!".
Il ragazzo replica: "Perchè? Sei della polizia?".
Poi rifà la via senza i cloggs.
"Allora? E’ barare questo?" replica il ragazzo.
"No!" sfotte Claudio, "questo è conoscere a memoria...
".

Anna racconta alcuni comportamenti di Claudio che ci fanno conoscere meglio alcuni aspetti del suo carattere e della sua tempra.

"... Claudio conosce in dettaglio tutto il suo materiale, si ricorda dove e quando lo ha comperato, trovato, ricevuto o fregato; si ricorda i prezzi di allora e sa i prezzi di adesso, e paragona persino i listini dei diversi negozi e le diverse qualità.
Ogni volta che accarezza con amore la sua collezione di chiodi ripete: "Questa è la mia banca!".
Poi ricomincia a fare i calcoli... un chiodo comperato tanti anni fa costa oggi tanto di più...".
Sua madre mi raccontò la storia della sua ultima corda nuova.
Come al solito, Claudio le aveva chiesto un "sussidio straordinario" per comperare una corda nuova...
"Ancora una corda nuova!" protestò la madre.
"Una corda costa meno di un funerale" era stata la battuta di Claudio.
"Si, ma un funerale si paga una volta sola" fu la replica della mamma di Claudio, che fu però il più grande sponsor (economico) delle sue imprese sportive...".

Se volete conoscere un vero e puro alpinista di "altri tempi", leggete questo libro!
Vi commuoverà!...".


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