Everest 1996
Cronaca di un salvataggio impossibile

di Anatolij Nikolaevic Bukreev - Gary Weston DeWalt


Everest 1996 - Cronaca di un salvataggio impossibile

Titolo:  Everest 1996 - Cronaca di un salvataggio impossibile
Sottotitolo:  (Titolo originale: The Climb)
Autore:  Anatolij Nikolaevic Bukreev - Gary Weston DeWalt
Casa editrice:  CDA - Centro Documentazione Alpina di Torino
Anno prima pubblicazione:  1997 in America - 1998 in Italia
1 edizione CDA:  Collana Le Tracce - dicembre 1998
Traduzione e prefazione:  Mirella Tenderini

Prezzo indicativo:  Lire 32.000 - Euro 19,00
Pagine:  pp. 240 con foto in b/n e a colori
Formato:  cm. 15 x 23
Cod. CDA:  [5418]


Commento del 18/4/2002 di Enea Fiorentini

Trama:
Questo libro parla delle stesse vicende trattate da "Aria Sottile" di Jon Krakauer (vedi recensione) sulla tragica salita all’Everest del 10 maggio 1996, quando diverse spedizioni, tra cui molte di tipo "commerciale" si ritrovarono alla base della grande montagna per tentarne la salita alla cima.
Dopo l’approntamento dei vari campi di alta quota, quattro spedizioni, tra le molte presenti nell’area, si avventurarono il 10 maggio nell’ultimo assalto alla vetta.
Una tempesta improvvisa provocò la morte di 9 alpinisti, molti dei quali erano nei due gruppi di testa dove si trovavano Jon Krakauer (come "cliente" nel gruppo di Rob Hall, famosa guida neozelandese) e Anatolij Bukrev (come guida nel gruppo di Scott Fischer, famosa guida americana).
Questo libro di Anatolij Bukreev e del giornalista Weston DeWalt vuole essere la risposta alle accuse più o meno velate di Krakauer (pubblicate su Aria Sottile) nei confronti di Scott Fischer (anch’egli morto sull'Everest come l’altro capo spedizione Rob Hall) e dello stesso Bukreev.
Come dice la giornalista italiana Mirella Tenderini che ha curato la Prefazione di questo libro, Bukreev prima di scrivere il suo libro chiese di poter rispondere alle accuse di Krakauer sulla stessa rivista "Outside" dove queste vicende erano state raccontate da Jon Krakauer appena dopo la tragica spedizione, ma sembra che la direzione della rivista avesse concesso a Bukreev solo uno spazio per 350 parole contro le 17.000 utilizzate da Krakauer.
Bukreev rifiutò e con l’aiuto di Weston DeWalt (uno scrittore americano, regista di film documentari, specializzato in temi sui diritti umani e i rapporti tra l’uomo e l’ambiente, con particolare inclinazione per la ricerca e la denuncia di verità scomode) produsse questo libro per poter spiegare la propria verità.
Il racconto si accentra molto sulla situazione drammatica ed eroica, dove Bukreev, da solo, al buio e senza bombole ritornò sull’Everest dal Campo IV (sistemato appena sotto il Colle Sud) e successivamente al Colle Sud (fin oltre gli 8350 m.) per portare aiuto al Capo Scott Fischer e a molti componenti di altre spedizioni in pericolo di vita al Colle Sud, in mezzo ad un frastuono che uno dei sopravvissuti descrisse come: "cento treni che ti passano sopra la testa".
Il risultato degli sforzi di Bukreev venne descritto dall’alpinista-scrittore Galen Rowell come: "una delle più incredibili azioni di soccorso nella storia dell’alpinismo".
Appena pubblicato il suo libro, Anatolij Bukreev riprese la sua attività alpinistica che era il suo mezzo di sostentamento, tornando ad arrampicare sulle grandi montagne.
Anatolij Bukreev è morto in montagna, travolto da una valanga sull’Annapurna il giorno di Natale del 1997.
Era nato a Korkino, negli Urali, trentanove anni prima.
Laureato in fisica e campione della squadra di alpinismo sportivo dell’Unione Sovietica aveva preso residenza ad Alma Ata, nel Kazakistan.
Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica viveva prevalentemente negli Stati Uniti e lavorava come guida in Himalaya.
Aveva al suo attivo più di 100 scalate in Caucaso, Pamir e Tien Shan e venti salite su cime di ottomila metri, quasi tutte compiute senza ossigeno, molte da solo e in tempi record.
Sull’Everest era salito 4 volte.
Per l’azione di salvataggio compiuta sull’Everest nel 1996, gli è stato conferito dall’American Alpine Club il "David Sowles Award".

Commento:
Per capire bene il contesto e la passionalità dello scritto di Bukreev nella sua esposizione dei fatti, occorre aver prima letto il libro di Jon Krakauer: Aria Sottile.
Dopo la lettura dello scritto di Krakauer, si capiscono meglio le parole di Bukreev.
Esse mi sono sembrate più vere e convincenti di quelle di Krakauer, per lo meno quando si riferiscono a fatti vissuti in prima persona dai due alpinisti. Soprattutto, la vicenda dell’eroico salvataggio di molti alpinisti sfiniti, ormai allo stremo ed in fin di vita (alcuni purtroppo non ce la fecero) viene raccontata da Bukreev con un’infinità di particolari non conosciuti da Krakauer che, esausto dalla lunga e perigliosa discesa dalla vetta dell’Everest, se ne stava dentro al sacco a pelo nella tenda del Campo IV.
Anche questo è un racconto appassionante che lascia un grande amaro in bocca quando si leggono le vicende di quei poveri alpinisti del Colle Sud che non sono riusciti a seguire Bukreev verso la salvezza, oppure quando si leggono le parole che raccontano la fine di Scott Fischer, capo della sua spedizione.
E un groppo alla gola mi ha preso nel sapere che a Natale del 1997, dopo pochi mesi da questa sua appassionata difesa del proprio onore e della propria verità, Bukreev moriva travolto da una valanga sull’Annapurna.
Aveva 39 anni e il suo corpo non è stato mai più ritrovato.
Non so se era proprio questa la fine che lui avrebbe desiderato.
Consiglio la lettura anche di questo libro suggerendo, come già detto, di farla precedere da quella di "Aria Sottile" di Krakauer..."


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Aggiornamenti: 18/10/2003 - 26/12/2015