Il Caso K2 - 40 anni dopo

di Walter Bonatti


Il Caso K2 - 40 anni dopo

Titolo:  Il Caso K2 - 40 anni dopo
Sottotitolo:  ---
Autore:  Walter Bonatti
Casa editrice:  Ferrari Editrice - Clusone (Bergamo)
Anno prima pubblicazione:  1 edizione - marzo 1995

Prezzo indicativo:  Lire 30.000


Commento del 18/4/2002 di Enea Fiorentini

Trama:
Il K2 (e Walter Bonatti) chiedono giustizia.
Siamo nel 1994, Ardito Desio è ancora vivo e non desiste dal sostenere la sua tesi pubblicata sul libro ufficiale dell’ascensione al K2 del 1954: "La conquista del K2".
Così come fanno (dicendo anche cose ingiuste e non vere) Compagnoni e Lacedelli i primi salitori della seconda cima della terra.
Non sono bastati quarant’anni per porre fine alle falsità che hanno reso inaccettabile la versione ufficiale della conquista della "montagna italiana".
Le celebrazioni del 1994 non hanno spezzato la barriera di bugie, calunnie e relazioni addomesticate di cui è rimasto vittima non solo Walter Bonatti ma l’intero alpinismo italiano.   Tace anche il CAI, il quale nella sua revisione storica si è limitato soltanto a riconoscere il contributo dato da Bonatti all’impresa.   Viene invece lasciato in disparte il fatto più grave, che pesa come un macigno sull’intera vicenda: il falso delle bombole di ossigeno trasportate da Bonatti e dall’hunza Mahdi e che si sostenne essersi esaurite anzitempo.
Una calunnia di un giornalista (apparsa su un quotidiano e -sembra- ispirata da Compagnoni), obbligò addirittura Bonatti a rivolgersi al tribunale che gli diede ragione.   Quella calunnia sosteneva che Bonatti e l’hunza Mahdi avevano consumato l’ossigeno delle bombole, che dovevano consegnare a Compagnoni e Lacedelli, per poter effettuare loro la salita in vetta per primi e, colti dal buio, che furono costretti a bivaccare alla quota di 8100 m all’aperto, in una terribile notte dove Mahdi subì profondi congelamenti agli arti.
Fu dimostrato invece che Bonatti e Mahdi non avrebbero mai potuto usare l’ossigeno delle bombole che trasportavano poichè i rubinetti, i miscelatori e le maschere necessarie allo scopo erano in possesso di Compagnoni e Lacedelli. Un’ultima testimonianza del Dottor Robert Marshall di Melbourne (Australia), un medico chirurgo che segue da molti anni la carriera alpinistica e le vicende storiche di Walter Bonatti, ha contribuito a far chiarezza sull’uso effettivo delle bombole d’ossigeno da parte di Lacedelli e Compagnoni fino in cima al K2 e non "senza disponibilità di ossigeno già da molte ore", come sostennero per anni.
Questo ultimo libro di Bonatti è un’opera che tende ad arrivare ad un punto fermo sulla vicenda dopo quarant’anni di polemiche.

Commento:
Cosa accadde quella drammatica notte del 30 luglio 1954 e nelle ore successive mentre avveniva la conquista?
Con il libro: "Il caso K2" Bonatti non si affida alla cronaca di quarant’anni fa e alle polemiche processuali ricordate nel suo libro del 1984: "Il Processo K2", ma ripercorre fatti e testimonianze attraverso una raccolta di documenti avvincenti come un racconto.
L’impresa alpinistica si intreccia al dramma umano in un crescendo di tensione dove non è più solo Bonatti a volere verità e giustizia, ma lo diventa anche il lettore di questo libro.
Si sente ancora che la ferita è aperta!.
Sulla controcopertina di un altro libro di Bonatti che suggerisco: "Montagne di una Vita", leggo le sue parole che rivelano il nobile animo dello scalatore bergamasco:

"...La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo.
Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano.
Se io dunque traspongo questi princìpi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso...
E’ davvero difficile conciliare queste diversità.
Da qui l’importanza di fortificare l’animo, di scegliere cosa si vuole essere.
E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra..."


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Aggiornamenti: 18/10/2003 - 26/12/2015