Fuga sul Kenya

di Felice Benuzzi


Fuga sul Kenya - 1° edizione CDA
1° edizione CDA
 

Titolo:  Fuga sul Kenya
Sottotitolo:  Al di là del filo spinato: l’avventura, la montagna, la libertà
Autore:  Felice Benuzzi
Casa editrice:  CDA - Centro Documentazione Alpina di Torino
Anno prima pubblicazione:  I° ediz. inglese 1946 - I° ediz. italiana 1948
1° edizione CDA:  Collana di letteratura - novembre 1991
Presentazione:  Ardito Desio

Prezzo indicativo:  Lire 28.000
Pagine:  pp. 288 con foto in b/n e a colori
Formato:  cm. 13,5 x 21

Fuga sul Kenya - 2° edizione CDA
2° edizione CDA
 

Titolo:  Fuga sul Kenya
Sottotitolo:  17 giorni di libertà
Autore:  Felice Benuzzi
Casa editrice:  CDA - Centro Documentazione Alpina di Torino
Anno prima pubblicazione:  I° ediz. inglese 1946 - I° ediz. italiana 1948
2° edizione CDA:  Collana Le Tracce - 2001
Prefazione:  Bernard Amy

Prezzo indicativo:  Euro 18,59
Pagine:  pp. 288 con foto in b/n e a colori
Formato:  cm. 15 x 23
Cod. CDA:  [5522]

Fuga sul Kenya - edizione Corbaccio
Edizione Corbaccio
 

Titolo:  Fuga sul Kenya
Sottotitolo:  Tre prigionieri di guerra italiani
                  evadono da un campo inglese
                  per salire in vetta a una montagna
                  simbolo di libertà e dignità umana

Autore:  Felice Benuzzi
Casa editrice:  Corbaccio
Anno prima pubblicazione:  I° ediz. italiana 12 luglio 2012
Collana:  Collana Exploits

Prezzo indicativo:  Euro 19,90
Pagine:  pp. 343
Formato:  cm. 15 x 23
Cod. ISBN:  [9788863803464]


Commento del 28/7/2002 (con aggiornamenti del 30/12/2013) di Enea Fiorentini

Trama:
Felice Benuzzi nato a Vienna nel 1910 e cresciuto a Trieste, sin da giovanissimo si dedicò all’alpinismo nelle Alpi Giulie (con Emilio Comici), nelle Dolomiti e nelle Alpi Occidentali.   Laureatosi in giurisprudenza a Roma nel 1934, entrò nel ministero dell’Africa.   Destinato ad Adis Abeba, fu fatto prigioniero dalle truppe inglesi nel 1941 e avviato ai campi di prigionia del Kenya, allora sotto il protettorato inglese.
Nel 1943, quando era relegato nel campo di prigionia -354 POW Camp- nei pressi del paesino di Nanyuki e dell’omonimo fiume, si accorse di trovarsi di fronte al massiccio del Kenya (sul versante nord-ovest del massiccio) e incominciarono a nascere in lui idee di "fuga".   Non verso il Mozambico portoghese, unico paese neutrale confinante ma lontano più di mille miglia, ma verso la montagna per effettuare l’ascensione alla vetta più alta: la Punta Batian (m. 5195) per poi ritornare in prigionia, consapevole di rischiare, se non di essere ucciso da qualche cecchino o dalle guardie della prigione, almeno 28 giorni di punizione "dura", relegato in un puzzolente loculo.
Una pazzia!  Ma anche un anelito di libertà e il desiderio di dimostrare di essere ancora uomini che possiedono dignitą e volontą.   Nonostante le antipatie di molti prigionieri e la difficoltà di mantenere il segreto, Benuzzi trovò due compagni adeguati alla bisogna e abbastanza pazzi come lui e si dedicò alla preparazione delle attrezzature per l’arrampicata (ramponi, piccozze, asce), dell’abbigliamento ed equipaggiamento (giubbotti, ghette, tenda, ecc..) e delle razioni alimentari; il tutto di nascosto e con l’aiuto di pochi fidati compagni di prigionia.   Otto mesi di febbrile preparazione, cercando informazioni utili sul loro monte dovunque, persino sull’involucro di scatole di fagioli e carne, e producendo schizzi del versante del M.Kenya visibile dal campo con innumerevoli sguardi alla montagna con un binocolo, nascosto in un angolo dell’ufficio del direttore del campo che offriva la miglior visuale.
Sono stati 17 giorni di fuga con cibo per 10, raccontati con emozione e con passione da Benuzzi che non centra l’obiettivo "massimo" del Batian anche se ha affrontato una dura e rischiosa salita, effettuata con l’amico Giuàn, fino a oltre i 4910 m. della Punta Dutton lungo la cresta nord-ovest.   Benuzzi e il compagno conquistano però la loro "meta minore": la Punta Lenana (m. 4968) dove issano la bandiera italiana e lasciano un messaggio con i loro 3 nomi e le firme in una bottiglia.   Bandiera e bottiglia trovate e raccolte da una spedizione inglese solo dopo appena una settimana di libero sventolìo della bandiera sulla cima.
Oggi questi reperti, sembrano essere ritornati in italia, dopo molte vicissitudini.
La loro storia inizia dal loro ritrovamento sulla Punta Lenana da una spedizione inglese in cui c’era il farmacista fotografo E. Robson di Nairobi che fotografò la scena e che inviò le foto e le documentazioni all’"East African Standard", il quale li pubblicò il 20 febbraio 1943.   Da Nairobi la storia venne telegrafata a Londra, dove "The Times" la pubblicò il 23 febbraio 1943, causando grande clamore ed imbarazzo soprattutto in Inghilterra tra gli alti livelli della burocrazia e dei militari, ma con molta simpatia e rispetto tra il comandante e i militari di guardia a Nanyuki, e anche in molti altri campi di prigionia, dove la notizia si diffuse rapidamente.
La bandiera di Punta Lenana e gli altri reperti furono recuperati e custoditi nella sede del "Mountain Club of East Africa", poi divenuto "Mountain Club of Kenya".   Nel 1948 i reperti furono donati al "Club Alpino Italiano" di Milano, con l’intenzione di restituirli alla famiglia Benuzzi.   Si parlò anche di donarli al Museo della Montagna di Torino, per una loro adeguata conservazione.   Di fatto non sono mai stati recapitati e ritrovati e, ad oggi, non si sa che fine abbiano fatto.
Solo la famiglia di Benuzzi, in particolare la moglie Stefania, è in possesso di un’altra piccola parte di attrezzature usate dal marito, come piccoli pezzi della corda utilizzata nell’ascensione, preparata con le fibre di "sisal" della branda di prigionia, ecc..
Subito dopo la guerra, nel 1948, Benuzzi entrò nella carriera diplomatica ed ebbe incarichi in tutti i continenti, assumendo infine la carica di ambasciatore a Montevideo in Uruguay.
Se ne è andato nel 1988, lasciando la moglie Stefania, le due figlie Daniela, Silvia e un rimpianto non solo in tutti coloro che l’hanno conosciuto di persona, ma anche in quanti ne hanno solo sentito parlare.   Chi ha avuto la fortuna di partecipare alla presentazione della nuova edizione del libro, nel novembre 2001, presso la sala dello Stenditoio nel complesso di S. Michele a Ripa a Roma, durante le manifestazioni di "Montagne in Città", ha potuto assistere (come il sottoscritto) ad una emozionante ricostruzione di tutto l’itinerario effettuato da Benuzzi, ripercorso recentemente da un gruppo di alpinisti italiani e presentato dallo scrittore-giornalista-alpinista Giuseppe Cederna che era affiancato dalla figlia di Benuzzi (Daniela) e dalla giornalista Mirella Tenderini, curatrice della collana "Le Tracce" del CDA.

Commento:
Dopo 5 edizioni italiane (1947 - 1967 - 1991 - 2001, le ultime due del CDA, e 2012 con la pubblicazione del Corbaccio) e ben 25 edizioni straniere, questo libro, con oltre 60 anni di storia alle spalle, mantiene sempre la sua freschezza e un inossidabile successo di critica e di pubblico.
Non solo perchè questo volume parla di -montagna- ma soprattutto perchè esso racconta un’avventura intensamente voluta, un’impresa che ha il sapore della ricerca della libertà e che è anche riscatto umano, volontà di vivere e di amare l’esistenza a dispetto della condizione di ristrettezza in cui si trova un prigioniero.
E non è un caso se l’opera del -prigioniero degli inglesi-, scritta in inglese nelle prime edizioni, sia stata adottata come libro di lettura in alcune scuole anglosassoni.   Ciò grazie alle edizioni "concise" pubblicate da The Readers Union Edition (nel 1953) e da Longmans and Green nelle loro serie di Heritage of Literature (nel 1960) per le scuole inglesi.
Quindi, un grande successo della versione inglese.
Un successo e una diffusione che la versione in lingua italiana, scritta contemporaneamente a quella inglese, non ebbe in Italia quando venne pubblicata per la prima volta nel 1947, col titolo: Fuga sul Kenya - 17 giorni di libertà, dalla casa editrice L’Eroica di Milano.
Felice Benuzzi, ancora relegato nel campo di prigionia inglese, ha saputo raccontare la propria eccezionale avventura con semplicità, senza vanteria, anzi con una carica di entusiasmo che è segno e testimonianza di cultura, di partecipazione, di curiosità e d’amore.

"...Tagliai con la lametta due fori nella parete della baracca, che era di tela catramata, vi appoggiai il binocolo puntandolo sul Kenya e lentamente misi a fuoco.
Mai come in quei giorni la montagna dei nostri sogni era stata chiara nel sole meridiano, ed a stento potei trattenere un’esclamazione di meraviglia, quando il Batian apparve ai miei occhi nitido e superbo, ingrandito e ravvicinato 6 volte.
Quanto era bello!   Ma quanto era difficile!
I ghiacciai Heim e Forel, pendenti sulla tremenda parete ovest, parevano di vetro fuso.
Passai un’ora indimenticabile a guardare e a disegnare, ingrandito, il Monte dei Misteri..."
.

E il Monte Kenya diventa così, in queste pagine, uno scrigno di meraviglie, illuminato da un fascino arcano, trasformandosi in un approdo che apre la via per l’ignoto, un emblema e un simbolo di un bene incommensurabile per tutta l’umanità: la libertà.
Il libro in lingua italiana ("Fuga sul Kenya") ha un capitolo aggiuntivo: "L’Ignoto", rispetto alla versione inglese ("No Picnic on Mount Kenya").   In questo capitolo, Benuzzi traccia un’appendice storica topografica sul Monte Kenya, sugli abitanti e sui primi scopritori e salitori.
Qui, Felice Benuzzi conclude il paragrafo e il suo libro con queste parole:

"... Ogni passo era una scoperta, un principio.
Eravamo all’origine delle cose, quando i luoghi non avevano nome; ogni sguardo faceva scaturire dal nostro animo pensieri d’ammirazione, di gratitudine, di riverenza..."
.

E’ un libro scritto da un giovane per i giovani.


   Libri recensiti in questa sezione e collegati a questo, che consiglio di leggere:

No Picnic on Mount Kenya (di Felice Benuzzi - versione inglese di "Fuga sul Kenya")
Point Lenana (di Wu Ming 1 e di Roberto Santachiara - ampia ricostruzione dei fatti prima e dopo
  l’ascensione di Felice Benuzzi, scritta da due scrittori che sono saliti sulla stessa cima di Punta Lenana)

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