Cronaca dell’escursione sulle prime tre tappe della Via Francigena in Piemonte,
insieme con i soci della Sezione di Cuneo dell’Associazione "Giovane Montagna"
(dal 28/4 al 30/4/2022)

( da Pont-Saint-Martin (VdA) [m 345 slm] a Santhià (VC) [m 183 slm] per circa 75 km )

Cronaca della 2° Tappa sulla VF in Piemonte (Ivrea -> Roppolo)


Logo Francigena

In cammino insieme con i soci della
Associazione G.M. ("Giovane Montagna")
Sezione di Cuneo


( sulle prime tre tappe della Via Francigena in Piemonte, partendo dalla Valle d’Aosta )
(da Pont-Saint-Martin a Santhià)

Escursione organizzata dai responsabili della sezione G.M. di Cuneo

Cronaca a cura di Enea Fiorentini (G.M. di Roma)
(28 - 30 Aprile 2022)


 
           NOTE VARIE:

  1. Note su Ivrea:    ->>> Back

    [ Ivrea si trova ad una latitudine 45° 27´ 44" Nord e longitudine 7° 52´ 29" Est, con un’altitudine di 267 m s.l.m.   Bagnata dal fiume Dora Baltea, un affluente del Po, è collocata in un’area formatasi da un grande Ghiacciaio del Pleistocene, il quale trasportò nel tempo numerosi detriti che andarono a formare una serie di rilievi morenici, tra cui la cosiddetta Serra Morenica, considerata la collina più lunga, massiccia e dritta d’Europa, circa 25 km, e che separa il Canavese settentrionale dal Biellese.   La particolare disposizione delle strutture moreniche infatti, tende a formare un vero e proprio anfiteatro geologico, nel quale Ivrea è collocata al centro.   In seguito al ritiro dell’ultima glaciazione (9700 a.C. circa), la zona si arricchì di numerosi laghi morenici, che ancor oggi circondano la città.   Essi sono principalmente cinque, il Lago Sirio, il Lago San Michele (verso Chiaverano), il Lago Pistono a Montalto Dora, il Lago Nero (tra Montalto Dora e Borgofranco) e il Lago di Campagna a Cascinette.   Poco più lontano si trovano anche il Lago di Viverone (al confine con la Provincia di Biella) e il Lago di Candia (nel basso Canavese), oltre ad altri vari piccoli specchi d’acqua sparsi.   Strategico crocevia viario già in tempi remoti, ad ovest di Ivrea è possibile raggiungere la Valchiusella, mentre a nord la regione Val d’Aosta.   A est si diparte la strada per Vercelli e Milano.   A nord-est, quella per Biella, distante solamente 20 km in linea d’aria e 35 km su strada.   Il centro storico di Ivrea si inerpica su una collina che porta al Castello sabaudo ed al Duomo, mentre la parte moderna si estende in piano, occupando entrambe le sponde della Dora Baltea ed i territori circostanti.   Verso sud, si accede invece al Canavese, verso Torino.   Nel 1468, per volere di Jolanda di Francia, venne costruito il cosiddetto Naviglio di Ivrea, un canale irriguo destinato a rifornire di acqua le risaie del vercellese e che, essendo in origine navigabile, permetteva il collegamento tra Ivrea e Vercelli.
    Parte del testo è tratto dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Ivrea ]



  2. Parco La Polveriera al Lago San Michele:    ->>> Back

    [ L’Associazione "Serra Morena" (Associazione Turistica Pro Loco di Ivrea ed associazione di Promozione Sociale) insieme con altre associazioni locali e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino ha siglato un patto di collaborazione con l’amministrazione di Ivrea per la gestione del Parco comunale della Polveriera e per gestire un Laboratorio Ambientale nel Parco.
    La Polveriera è collocata sulle rive del Lago San Michele, in un’area delimitata dalle colline che circondano cinque laghi di origine glaciale.   La zona, che si trova all’interno del più vasto anfiteatro morenico d’Europa, è caratterizzata da un’elevata biodiversità e offre interessanti spunti per osservazioni naturalistiche e geologiche.   Il parco della Polveriera è situato lungo la perimetrazione del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) "Laghi d’Ivrea" (Codice Natura 2000: IT1110021), istituito in ottemperanza alla direttiva 92/43/CEE "Habitat".   La Polveriera sia per la sua importanza logistica, sia perché dotata di locali attrezzati è il luogo adatto a fungere da centro di documentazione turistica e scientifica, fornendo in particolare informazioni sulle peculiarità dell’ambiente della zona dei cinque laghi.   Il parco che circonda il Laboratorio è caratterizzato da oltre 300 alberi suddivisi in 21 specie, su cui è stato strutturato un percorso come pure sui licheni che costituiscono, con la loro variegata presenza, un’altra importante risorsa e offrono la possibilità di approfondimenti di educazione ambientale.
    Per ulteriori approfondimenti, consigliamo di dare uno sguardo a questi siti web:
    http://www.serramorena.it/parco-della-polveriera/
    http://polveriera.comune.ivrea.to.it/dovesiamo.php ]



  3. Lago San Michele:    ->>> Back

    [ Il lago San Michele appartiene ai "Cinque Laghi di Ivrea" (gli altri sono i laghi: Sirio, Nero, Pistono e Campagna).
    Ha una superficie dello specchio d’acqua di km▓ 0,07, di bacino di km▓ 0,7 e si trova ad una quota di m 238 slm.
    Costituisce un’area interessante dal punto di vista zoologico, geologico e botanico.   Parte dell’area attorno al lago è compresa nel Parco della Polveriera del comune di Ivrea.   Come gli altri, anche questo è un lago glaciale formatosi con il ritiro del ghiacciaio Balteo.   È di proprietà ancora privata ed è difficile percorrere interamente i sentieri lungo il suo bordo. ]



  4. Lago di Campagna o di Cascinette:    ->>> Back

    [ Il lago di Campagna è un lago del Canavese situato al confine tra i comuni di Cascinette d’Ivrea e Ivrea.
    Esso è anche noto con il nome di "Lago di Cascinette", e fa parte dei "Cinque Laghi di Ivrea" (gli altri sono i laghi: Sirio, Nero, Pistono e San Michele).   Ha una superficie dello specchio d’acqua di km▓ 0,1, di bacino di km▓ 4,1 e si trova ad una quota di m 238 slm, come il lago San Michele.   È un lago glaciale come gli altri, formatosi con il ritiro del ghiacciaio Balteo, e anch’esso è di grande interesse dal punto di vista zoologico, geologico e botanico.   È possibile percorrere il lungolago attraverso un sentiero di facile percorribilità, conosciuto come l’"anello del Lago di Campagna".
    Dallo stesso sentiero, attraverso un’apposita segnaletica, è possibile raggiungere il vicino Lago Sirio. ]



  5. Chiesetta dei SS. Rocco e Sebastiano a Burolo:    ->>> Back

    [ La piccola chiesa dedicata ai SS. Rocco e Sebastiano è un edificio del XVIII secolo, e si trova sulla via principale di accesso al paese di Burolo, lungo la SP 76 che collega questo al paese di Bollengo.
    Fu costruita a ricordo e per voto fatto durante pestilenza del XV secolo. ]



  6. Chiesa di San Pietro e Paolo in Pessano a Bollengo:    ->>> Back

    [ Luogo di confine di due diverse sfere di influenza, Vercelli e Ivrea, il paese di Bollengo, nel Medioevo, subì trasformazioni che ne segnarono profondamente la struttura originaria.   Nel X secolo il territorio del comune comprendeva tre piccoli centri abitati, probabilmente sorti su nuclei dý abitazioni di età romana e, forse, anche più antichi: il capoluogo Bollengo, Paerno e Pessano.
    All’inizio del Duecento, Ivrea, per contenere la politica espansionistica di Vercelli decise di costruire un castello franco - un nucleo difensivo - e di chiamare gli uomini dei preesistenti villaggi ad abitarvi, concedendo loro lo stato giuridico paritetico ai cittadini eporediesi.   Nel 1250 venne terminata l’edificazione del castello e del ricetto; il complesso, che sorse in un luogo presumibilmente già sede di antiche fortificazioni, venne circondato da mura e divenne un nucleo fortificato di abitazioni stabili
    Nonostante i privilegi concessi, tuttavia, gli uomini del capoluogo non aderirono all’invito di spostare la loro dimora nel nuovo borgo; accorsero viceversa quelli di Paerno e di Pessano, villaggi che rimasero abbandonati e che nel tempo decaddero e successivamente scomparvero: fu quello un periodo in cui vennero rimodellate le geografie abitative del luogo.
    Delle antiche località di Paerno e di Pessano non rimangono che poche seppur significative vestigia: del primo, una imponente e suggestiva torre campanaria (il "Ciucarun") svettante solitaria su un pianoro che si apre fra i boschi della Serra; il campanile apparteneva alla romanica Chiesa di San Martino che venne demolita nel XVIII secolo, per decreto vescovile, essendo in pessime condizioni.   Della seconda località, Pessano, resta la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, anch’essa romanica, con il suo campanile.
    Per ulteriori informazioni, vedere il sito web:
    http://www.ecomuseoami.it/index.php?option=com_content&view=article&id=670:chiesa-dei-santi-pietro-e-paolo-di-pessano-&catid=73:chiese-romaniche&Itemid=120 ]



  7. Un cenno di storia su Piverone:    ->>> Back

    [ Piverone fu abitato, così come il vicino Viverone, già da tempi preistorici; oltre i resti di insediamenti a ridosso di Anzasco, furono trovati altri reperti dell’età del bronzo (2000-1200 a.C.) anche nell’entroterra.   Curiosamente, l’origine del toponimo Piverone non ha nulla a che vedere con l’assonante e adiacente Viverone.   L’ipotesi più probabile è quella del nome di un prediale romano del IV secolo circa che, avendo un carattere vivace, "pepato" appunto, fu soprannominato Pipero, da cui il nome di una antica Villa Piperonis, oggi inesistente.   Un documento del XVII secolo afferma inoltre che il borgo di Peveronis aveva, come simbolo araldico, un albero di pepe.   Tuttavia, non avendo traccia disegnata, nel 1926 fu scelto, come stemma di Piverone, la croce sabauda.   Nel X-XI secolo circa, avvengono i primi insediamenti di monaci nel territorio.   Di questo periodo, è importante citare la "Chiesetta del Gesiùn", della quale abbiamo dei resti in stile romanico canavesano ancora apprezzabili presso la località Livione, a sud-est di Piverone.   Probabilmente, dello stesso periodo, è l’impianto preesistente dell’edificio votivo alla Madonna con Bambino di Unzasco (Lido di Anzasco), sulle rive occidentali del Lago (e poi diventata Santa Maria de Ursacio e Santa Maria delle Grazie).
    Nel XIII secolo, si hanno notizie del Podestà di Vercelli Pruino degli Incoardi che cede il territorio ai consoli feudatari Brulino e Raimondo da Livione, Raimondo da Anzasco, Giovanni del Platola da Palazzo e Albertino del Monte.   I consoli vercellesi fortificarono il paese con un bastione in stile romanico a tre torri, in previsione di espandersi verso la vicina Eporedia (l’attuale Ivrea).   Una delle tre torri (la torre-orologio municipale, d’ingresso al borgo) è rimasta in buono stato, mentre le altre due sono parecchio degradate.   A partire dal XV secolo, Piverone diventa l’ultima roccaforte territoriale protetta a nord-est del Ducato di Savoia, attraverso i nobili De Marchi, assoggettati a Ludovico di Savoia.   Agli inizi del XVIII secolo, il paese fu poi meta di villeggiatura di Madama Giovanna Battista di Savoia-Nemours, moglie del duca Carlo Emanuele II.   Il territorio fu successivamente conteso per l’amministrazione turistica del Lago di Viverone, delle cui rive occidentali Piverone, sotto la Provincia di Torino, rimarrà proprietario per 1/6 (nella frazione Anzasco e in località Bancassa-Maresco).
    Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Piverone ]



  8. Scultura in bronzo della Gallina a Piverone:    ->>> Back

    [ Posta in un angolo della Piazza P.Lucca, c’è una scultura in bronzo dedicata alla Gallina, creata per ricordare la gara che questi animali effettuano annualmente sulla lunga Via G.Flecchia.   Sulla base in pietra della scultura c’è una dedica in latino che dice:
    " CURRE, SI TAMEN CANERE INCIPIES, LUCTATIO TUA INANIS ERIT ", che significa:
    " CORRI, SE TUTTAVIA INCOMINCERAI A CANTARE, IL TUO SFORZO SARÀ INUTILE ".
    L’opera è stata realizzata da Mario Giuseppe Casello il 15-10-2006. ]



  9. Il Gesiun di Piverone:    ->>> Back

    [ Gesiùn è il nome dialettale con cui è comunemente noto un edificio sacro, di cui ora rimangono solo le rovine, situato nel comune di Piverone (TO), in località Torrone.   Le rovine sorgono completamente isolate all’incrocio di due stradine di campagna in mezzo a vigneti e campi coltivati.   Per le sue caratteristiche architettoniche il Gesiùn (letteralmente "Chiesona", a dispetto delle modeste dimensioni dell’edificio) rappresenta una delle testimonianze più singolari, e anche anomale, dell’architettura romanica nel Canavese e sicuramente uno dei punti più suggestivi del tratto canavesano della via Francigena.
    Non si hanno notizie storiche sull’origine della chiesa; alcune caratteristiche architettoniche dell’edificio portano a collocare la datazione tra la fine del X e la metà dell’XI secolo, altre fanno pensare a una datazione ancora più antica.
    I ruderi che si sono conservati sino ai nostri giorni vengono identificati con la chiesa dedicata a San Pietro, in località "Sugliaco" dove in antico sorgeva un centro abitato.   Si tratterebbe dunque della "ecclesia suliacj" citata per la prima volta in un documento del 14 giugno 1227.   Un’ipotesi alternativa (avvalorata dal cartello posto a fianco della chiesa) dice che si tratti della chiesa San Pietro di Livione, una borgata che all’inizio del XIII secolo contribuì alla fondazione del borgo franco di Piverone.
    Quanto resta dell’edificio in pietre e mattoni, diroccato in più punti (e fino a pochi anni fa completamente sommerso dagli arbusti), lascia ancora chiaramente comprendere la sua originaria struttura architettonica, con la navata unica ed il presbiterio che si conclude con un’abside poco pronunciata.   Le dimensioni della navata sono molto ridotte: 4,62 m in lungo e 3,80 m in largo; l’abside semicircolare ha solo 80 cm di raggio.")   La navata era coperta da un solaio di cui ancora si vedono alcuni incastri nei muri.
    Alquanto suggestiva è la struttura che divide la navata dal presbiterio, costituita da due lesene in pietra e mattoni addossate alle pareti laterali che, assieme a due colonnine in granito con capitelli cubici, sorreggono i tre archi (triforium) che immettono al presbiterio, di cui quello centrale ha dimensioni maggiori.   I blocchi in pietra sui quali poggiano le colonnine costituiscono verosimilmente materiali di recupero di epoca romana (forse erano inglobati in un rivestimento che li rendeva cilindrici).
    Il presbiterio è coperto lateralmente da due volte a botte rampanti mentre al centro doveva esserci una piccola volta centrale a crociera, ora crollata.   Al di sopra del presbiterio si innalza un singolare campanile (quasi in forma di tiburio) che presenta su ciascuno dei quattro lati una finestra sormontata da un piccolo cornicione con archetti pensili in cotto.
    La singolarità delle struttura architettonica è sottolineata da C. Caramellino che, nella sovraccopertina del testo "L’arte romanica in Piemonte, Val d’Aosta e Liguria", la descrive in questi termini:
    " [...] è singolare la struttura del "Gesiùn" di Piverone, ad aula unica ma con la soluzione nel bema del triforium con volte a botte rampanti verso un campanile tiburio, che non trova riscontri se non nella chiesa di Santa Maria di Mili in Sicilia, di fondazione basiliana. "
    I lavori di restauro hanno consentito di riportare alla luce, nella zona presbiterale, un frammento di affresco con una mano che sostiene un libro, opera collocabile forse nel XV secolo.   Si può ipotizzare che sia parte di una perduta raffigurazione di San Pietro, santo al quale la chiesa era dedicata.
    Per ulteriori approfondimenti, dare uno sguardo al sito web:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Gesi%C3%B9n_di_Piverone ]



  10. La Cella Grande di Viverone:    ->>> Back

    [ Intorno al XII secolo, fu eretta, sulla collina orientale, una prima chiesetta dedicata a San Michele, poi ampliata a piccolo convento e denominata Cella S. Marco (XV secolo), quindi nuovamente Cella S. Michele.   Infine, completamente ristrutturata, nel XVIII secolo fu definitivamente chiamata La Cella Grande, divenuta oggi una elegante sede di un’azienda agricola.
    Questa location speciale, oggi riservata per ricevimenti, si chiamava in origine Cella di San Michele, per via dell’antico convento recentemente restaurato di cui si possono ammirare il campanile romanico, la chiesa ed il chiostro benedettino del 1500. ]



  11. La Cappella San Defendente a Viverone:    ->>> Back

    [ La memoria del Martire Defendente si rifà alla leggenda della Legione Tebana che fu decimata e poi sterminata a Saint-Maurice-en-Agaune nel 287 d.C.   San Defendente fu ucciso sotto l’imperatore romano Massimiano perché si era rifiutato (insieme con i suoi compagni) di sacrificare al culto dell’imperatore rinnegando il cristianesimo a cui aveva aderito.
    L’uccisione di San Defendente e dei suoi compagni sarebbe avventa presso Agauno (l’attuale Saint-Maurice-en-Agaune in Vallese - Svizzera), non lontano dal Rodano, ove la Legione Tebana sarebbe stata accampata prima di essere inviata a combattere i Galli. ]



  12. Oratorio di San Rocco a Viverone:    ->>> Back

    [ La Chiesa, ora Oratorio di San Rocco, ubicata in via omonima, si presenta con una facciata in barocco piemontese con mattoni a vista (periodo 1710-1720). ]



  13. Note su Viverone:    ->>> Back

    [ L’origine del toponimo Viverone è incerta.   Forse deriva da Veprio (o Vibrio, Viprio), un prediale dell’XI secolo.
    Il nome avrebbe poi subìto delle variazioni, ad esempio in Veprio-onis, Vibrio-onis, poi Veveronis, Vevrono, infine Viveronis.   Altre ipotesi, meno certe, sono da connettersi al motto araldico Vitis viva, cioè vite fertile, indicando la ricchezza enologica della zona, oppure ancora da vivaium, inteso come vivaio di pesci (il lago, appunto).
    Nell’Alto Medioevo, Viverone fu certamente un frequente crocevia del passaggio di eserciti romani alla conquista della Gallia e del Nord Europa in genere.   Tuttavia, dopo la caduta dell’Impero Romano del 476, Viverone fu invasa dapprima da est, nel VI secolo, dai Longobardi quindi dai Franchi da ovest, dei quali rimasero gli eredi anscarici del X secolo.   Questi ultimi si contesero il territorio contro i vescovi di Vercelli, essendo Viverone zona strategica tra il marchesato di Ivrea ed il Capitolo ecclesiastico di Sant’Eusebio di Vercelli.   Altri documenti del XII secolo (Basso Medioevo) confermarono che gli ultimi feudatari, tali Oddone e Bongiovanni, intorno al 1150 cedettero definitivamente gli ultimi possedimenti viveronesi ai vescovi vercellesi.   Intorno a quel periodo, oltre alla chiesetta benedettina di San Martino, attraverso documenti risalenti al 1151 (di papa Eugenio III) e al 1159 (Federico I Barbarossa), si confermò Viverone come località monacale benedettina, di cui abbiamo descrizione grazie agli studi condotti dallo storico Frate Lebole del XIX secolo, a cui fu dedicata la via di frazione Rolle e da non confondersi con il nipote Luigi Lebole, al quale fu invece titolata il nome della via delle Scuole elementari.
    A cavallo tra il XIII e il XIV secolo, Viverone divenne teatro di rivalità tra i guelfi clericali del conte Pietro Bichieri - o Bicchieri (nipote del più noto cardinale Guala), e gli anticlericali di fazione ghibellina, intenti all’istituzione dei liberi comuni.   Con la vittoria dei Guala-Bicchieri su gran parte dei feudi vercellesi, Viverone fu ancora contesa nel 1350, questa volta tra i Visconti longobardi e i Savoia-Acaia piemontesi.   I Visconti furono aiutati militarmente da Facino Cane, un condottiero mercenario al soldo di Teodoro II del Monferrato, che nel 1391 saccheggiò barbaramente gran parte del territorio.   Tuttavia, tredici anni più tardi, esattamente nel 1404, il conte-duca Amedeo VIII di Savoia riuscì a sconfiggere i Visconti, e a riprendersi il paese.   Per volere di Carlo Emanuele I, Viverone fu ceduta dapprima al fido marchese Mercurino Arborio di Gattinara (1465-1530), gran cancelliere di Carlo V e futuro cardinale.   Quando quest’ultimo morì, il paese fu lasciato temporaneamente in feudo al nobile Francesco Dal Pozzo, poi nuovamente al casato di Giovanni Arborio di Gattinara (1480-1544).
    Il Motto di Viverone è: "Vitis Vita".   Il motto può tradursi con "La vita della vite" e anche come "La vita è vite", con un collegamento fonetico con una delle origini del toponimo, e a significare l’importanza della viticoltura per l’economia locale perché qui si producono ottimi vini.
    Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Viverone ]



  14. Un cenno sull’origine del Lago di Viverone:    ->>> Back

    [ L’origine del lago è correlata agli eventi glaciali verificatisi all’inizio dell’era quaternaria.   Durante l’epoca definita Pleistocene l’espansione dei ghiacciai fu dovuta all’aumento delle precipitazioni ed alla loro più uniforme distribuzione durante l’arco dell’anno; la riduzione delle temperature fu piuttosto modesta e riferita essenzialmente alla diminuzione della media delle temperature estive.   Dunque nel Pleistocene inferiore (1,65 milioni di anni fa) le calotte polari iniziarono ad espandersi, quella artica giunse fino al 52° parallelo di latitudine nord ricoprendo gran parte del Nord Europa ed influenzando il clima delle catene montuose alpina e pirenaica; i ghiacciai alpini si espansero e scesero lungo le valli.   Dalla Valle d’Aosta un enorme ghiacciaio, lungo oltre 100 km, di spessore fino a 800 metri e di larghezza di 2-3 km, sfociò nella pianura canavesana depositando durante le sue avanzate e ritiri (pulsazioni) una serie di sedimenti disposti a "ferro di cavallo" (in pianta), costituendo il cosiddetto: "Anfiteatro Morenico di Ivrea".   I laghi di Viverone e di Candia, residui di bacini un tempo più ampi, sono addossati al lato interno del Gruppo della Serra di Ivrea.   Questi ultimi si formarono tra la penultima (Pleistocene medio) e l’ultima (Pleistocene superiore) pulsazione glaciale, quando il ghiacciaio si ritirò per poi avanzare nuovamente formando la cerchia più interna (Gruppo Bollengo - Strambino).   Le acque di scioglimento restarono così intrappolate tra la cerchia più antica esterna e quella più recente interna.
    Notizie tratte liberamente dal Cartello turistico n.4 presente sul lago. ]



  15. Un cenno sulla storia di Roppolo:    ->>> Back

    [ Il toponimo Roppolo trae origine da tre ipotesi: dal latino ara-Apollinis (cioè altare di Apollo), la cui venerazione romana fu ereditata dai greci, oppure dal prediale germanico Ropolo, Roptulo, attestato dall’anno 943, mentre una terza ipotesi arriverebbe dal piemontese rocol, e cioè rocca, arroccamento.   I primi insediamenti tra il biellese e la pianura padana furono le tribù celto-liguri victimule (tuttavia maggiormente insediate nei vicini Dorzano e frazione San Secondo di Salussola), scalzate poi dalle espansioni romane in Piemonte del III secolo d.C., dove gli eserciti utilizzarono la cima della collina come roccaforte e avamposto militare.   Nei secoli a venire, l’antica fortificazione fu usata come basamento architettonico di quello che è l’attuale castello, visibile sulla collina.   Di un insediamento d’origine romana a cavallo tra il IV e V secolo abbiamo poi pochi resti in località Pioglio, ai confini di Cavaglià, dove fu rinvenuto un castrum, chiamato Castronovo, presso la collinetta di San Giacomo.   Il nome Roptul fu attestato per la prima volta nel 936, su una delega dell’imperatore germanico Ottone I di Sassonia sul vercellese, e consegnato ai nobili del territorio, tali conti Aymone (o Aimone) di Cavaglià, durante le investiture anscariche sulla marca d’Ivrea.   Qualche decennio più tardi, fu anche citato come tappa dell’itinerario di pellegrinaggio della Via Francigena.   Sappiamo che dal X secolo l’intera zona fu ampiamente cristianizzata, grazie a dei documenti lasciati da Frate Lebole, monaco storico viveronese del XIX secolo.   Furono erette delle pieve, come la pieve di san Pietro, oggi sotto il territorio della vicina Cavaglià, oppure la pieve di san Secondo (XIII secolo), sotto la vicina Salussola.   Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Roppolo ]



  16. Un cenno sulla storia del Castello di Roppolo:    ->>> Back

    [ Costituiti i feudi sul finire del X secolo, gli Aymone cedettero il territorio alle contee longobarde del Comitato di Lomello, sempre del ramo nobile anscarico sotto protezione di Ottone III di Sassonia.   Nel 1225, questi li ricedettero a loro volta ai conti Bichieri di Vercelli, i quali si preoccuparono di riedificare l’ormai fatiscente fortificazione collinare romana in un castello medievale, cioè nella sua attuale forma.   I Bichieri del XIII secolo diedero splendore al paese.   Per essi, fu anche costruita una casa monacale, la Santa Margherita, che servì anche da lazzaretto durante la peste.   Lì, sorgerà l’attuale villa dei Rampone (XIV secolo) che si affaccia sulla piazza omonima, e dove ancor oggi si può ancora vedere la chiesetta dedicata alla beata monaca domenicana Emilia Bichieri da Vercelli (1238-1314).   Borgo e castello passarono poi in mano ai longobardi Visconti nel 1315, che iniziarono a usarlo come alloggiamento signorile.   Come per la vicina Viverone e altri borghi vercellesi, il territorio roppolese fu barbaramente conquistato dal mercenario Facino Cane, al soldo del Marchesato del Monferrato.   Ripresi però i territori dai Savoia nel 1427, Roppolo passò sotto la signoria dei piemontesi Valperga nel 1441.
    Il murato vivo:   Castello e borgo ritorneranno di proprietÓ sabauda attraverso il conte Giano del Genevese (figlio di Amedeo IX), a causa di una storia singolare legata al castello, e cioè quella del murato vivo.   Durante i restauri nel XX secolo furono ritrovati, dietro un muro, i resti di uomo intero, all’interno di un’armatura.   Le ossa furono attribuite a tal cavalier Bernardo di Mazzè: leggenda e storia si intrecciano.   Da alcuni documenti rinvenuti, pare che questi, in conseguenza di una disputa, fosse stato posto in un’armatura e murato, ancora vivo, dal rivale Ludovico Valperga di Masino, nel 1459.   Intervenne il conte Giano, che condannò la famiglia Valperga di Caluso-Masino a restituire il castello ai Savoia.   I Valperga ignorarono la confisca, e la causa durò dei decenni.
    Si dovette attendere il 1630, quando i Valperga si estinsero, per riprendere pienamente il possesso sia del castello che del borgo roppolese.   Nel XVI secolo poi, i Savoia fecero costruire una chiesetta con facciata prospiciente al piccolo piazzale dell’ingresso pedonale del castello stesso, conosciuta come la "Chiesetta del Castello", ma ufficialmente dedicata a San Michele Arcangelo, eretta sui resti di una più antica chiesa romanica del XII secolo, quest’ultima ancor visibile dal versante orientale, e nella quale è conservata un’icona lignea di Gaspare Serra (1738).   Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Roppolo ]

 
 


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