Sopralluogo su una variante della Via Francigena
in Piemonte con gli amici di Aosta (28/03/2018)

(Verifica del tratto tra Piverone e Cavaglià, attorno al lato sud-ovest del Lago di Viverone)


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SOPRALLUOGO SU UNA VARIANTE DELLA "VIA FRANCIGENA"
IN PIEMONTE, TRA PIVERONE E CAVAGLIÀ


Verifica del percorso (in parte variante) su uno dei tratti piemontesi del tracciato della Via Francigena,
attorno al Lago di Viverone, lungo il suo lato sud-ovest


Mercoledì 28 marzo 2018

 
           NOTE VARIE:


  1. Un cenno di storia su Piverone:    ->>> Back

    [ Piverone fu abitato, così come il vicino Viverone, già da tempi preistorici; oltre i resti di insediamenti a ridosso di Anzasco, furono trovati altri reperti dell’età del bronzo (2000-1200 a.C.) anche nell’entroterra.   Curiosamente, l’origine del toponimo Piverone non ha nulla a che vedere con l’assonante e adiacente Viverone.   L’ipotesi più probabile è quella del nome di un prediale romano del IV secolo circa che, avendo un carattere vivace, "pepato" appunto, fu soprannominato Pipero, da cui il nome di una antica Villa Piperonis, oggi inesistente.   Un documento del XVII secolo afferma inoltre che il borgo di Peveronis aveva, come simbolo araldico, un albero di pepe.   Tuttavia, non avendo traccia disegnata, nel 1926 fu scelto, come stemma di Piverone, la croce sabauda.   Nel X-XI secolo circa, avvengono i primi insediamenti di monaci nel territorio.   Di questo periodo, è importante citare la "Chiesetta del Gesiùn", della quale abbiamo dei resti in stile romanico canavesano ancora apprezzabili presso la località Livione, a sud-est di Piverone.   Probabilmente, dello stesso periodo, è l’impianto preesistente dell’edificio votivo alla Madonna con Bambino di Unzasco (Lido di Anzasco), sulle rive occidentali del Lago (e poi diventata Santa Maria de Ursacio e Santa Maria delle Grazie).
    Nel XIII secolo, si hanno notizie del Podestà di Vercelli Pruino degli Incoardi che cede il territorio ai consoli feudatari Brulino e Raimondo da Livione, Raimondo da Anzasco, Giovanni del Platola da Palazzo e Albertino del Monte.   I consoli vercellesi fortificarono il paese con un bastione in stile romanico a tre torri, in previsione di espandersi verso la vicina Eporedia (l’attuale Ivrea).   Una delle tre torri (la torre-orologio municipale, d’ingresso al borgo) è rimasta in buono stato, mentre le altre due sono parecchio degradate.   A partire dal XV secolo, Piverone diventa l’ultima roccaforte territoriale protetta a nord-est del Ducato di Savoia, attraverso i nobili De Marchi, assoggettati a Ludovico di Savoia.   Agli inizi del XVIII secolo, il paese fu poi meta di villeggiatura di Madama Giovanna Battista di Savoia-Nemours, moglie del duca Carlo Emanuele II.   Il territorio fu successivamente conteso per l’amministrazione turistica del Lago di Viverone, delle cui rive occidentali Piverone, sotto la Provincia di Torino, rimarrà proprietario per 1/6 (nella frazione Anzasco e in località Bancassa-Maresco).
    Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Piverone ]



  2. Un cenno sull’origine del Lago di Viverone:    ->>> Back

    [ L’origine del lago è correlata agli eventi glaciali verificatisi all’inizio dell’era quaternaria.   Durante l’epoca definita Pleistocene l’espansione dei ghiacciai fu dovuta all’aumento delle precipitazioni ed alla loro più uniforme distribuzione durante l’arco dell’anno; la riduzione delle temperature fu piuttosto modesta e riferita essenzialmente alla diminuzione della media delle temperature estive.   Dunque nel Pleistocene inferiore (1,65 milioni di anni fa) le calotte polari iniziarono ad espandersi, quella artica giunse fino al 52° parallelo di latitudine nord ricoprendo gran parte del Nord Europa ed influenzando il clima delle catene montuose alpina e pirenaica; i ghiacciai alpini si espansero e scesero lungo le valli.   Dalla Valle d’Aosta un enorme ghiacciaio, lungo oltre 100 km, di spessore fino a 800 metri e di larghezza di 2-3 km, sfociò nella pianura canavesana depositando durante le sue avanzate e ritiri (pulsazioni) una serie di sedimenti disposti a "ferro di cavallo" (in pianta), costituendo il cosiddetto: "Anfiteatro Morenico di Ivrea".
    I laghi di Viverone e di Candia, residui di bacini un tempo più ampi, sono addossati al lato interno del Gruppo della Serra di Ivrea.
    Questi ultimi si formarono tra la penultima (Pleistocene medio) e l’ultima (Pleistocene superiore) pulsazione glaciale, quando il ghiacciaio si ritirò per poi avanzare nuovamente formando la cerchia più interna (Gruppo Bollengo - Strambino).   Le acque di scioglimento restarono così intrappolate tra la cerchia più antica esterna e quella più recente interna.
    Notizie tratte liberamente dal Cartello turistico n.4 presente sul lago. ]



  3. Un cenno di storia su Azeglio:    ->>> Back

    [ Adagiato nell’estremo lembo nord-orientale del Canavese, Azeglio dista ben 53 chilometri a nord-est da Torino e a soli 3 km a ovest dal Lago di Viverone, al confine con la Provincia di Biella.   Lo studioso Giandomenico Serra sostenne che l’etimologia del toponimo derivasse da "in agellis", ovvero "nei campicelli", ipotesi che risale a tracce evidenti di centuriazione romana.   Altri studiosi, più aderenti alla tradizione, ritengono che il nome derivi da "asylum", una particolare colonia penitenziaria risalente agli antichi romani.   Situato in una zona pianeggiante nell’estremo lembo nord-orientale del Canavese (eporediense), Azeglio confina ad ovest (cantone Boscarina più Cascine Viassa, Sirio e Specura) con Regione Bancassa (il "Maresco") di Anzasco di Piverone, una zona paludosa che non consente edificazioni.   A nord si accede alla SP 228 del Lago di Viverone, confinante col comune di Piverone, da dove si accede alla parte sud-orientale della collina della Serra d’Ivrea.   Ritrovamenti di selci lavorate e di anelli da ormeggio di bronzo attestano la sua origine come abitato formato da palafitte preistoriche, così come i vicini paesi di Piverone e Viverone; tali siti, dal 2011 sono nell’elenco del patrimonio dell’umanitÓ dell’UNESCO.   In epoca romana, Azeglio fu sede di un penitenziario (asylum).   La prima testimonianza scritta risale al 999, costituita da un diploma di Ottone III.   Un documento del 1044 invece, attesta che la zona era sotto la giurisdizione del vescovo d’Ivrea.   Essendo posta sul confine di due zone d’influenza, Vercelli e Ivrea, il paese assunse un’importante funzione di blocco militare.   Nel XIV secolo, Azeglio vide l’avvicendarsi di varie signorie, tra cui i Valperga di Masino e i marchesi di Ponzone.   Vercelli, per rinforzare la propria influenza, spostò l’antico centro e il Castello da località Villa in un nuovo sito, denominato poi "Borgo Franco", fortificando così Azeglio dai passaggi occidentali verso il Lago di Viverone; tuttavia, fu inutile.   Come accadde per Viverone, Roppolo e altri paesi circostanti, anche Azeglio nel 1392 fu assoggettato al Monferrato attraverso le conquiste del mercenario Facino Cane.   Il paese fu liberato soltanto qualche anno dopo, grazie alle truppe sabaude del maresciallo Bonifacio di Challant.   Successivamente, la storia azegliese si legò alla monarchia sabauda e ai soli marchesi di Ponzone, fra alterne vicende, i quali tramandarono i loro diritti sul feudo, allorquando le figlie di Giacinto ed Aleramo Ponzone si imparentarono rispettivamente con i Tapparelli (o - anticamente - Taparelli), già di Lagnasco e Saluzzo (CN) ed il conte D’Harcourt di Fiano Torinese, che ebbero titolo marchionale sul territorio azegliese a circa metà del XVIII secolo e adibirono il Castello a loro residenza estiva.   Dai Tapparelli di Lagnasco ebbero discendenza i fratelli Luigi, Roberto e Massimo Tapparelli d’Azeglio, quest’ultimo però nato a Torino, noto per esser stato un politico coadiutore del Risorgimento, presidente del Real Consiglio di Sardegna dal 1849 al 1852; il paese gli dedicò un mezzobusto nella piazza comunale.
    Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Azeglio ]



  4. Un cenno di storia su Cavaglià:    ->>> Back

    [ Il paese di Cavaglià è localizzato geograficamente a circa 50 km a nord-est di Torino e 25 km a sud di Biella, tra l’ultimo lembo orientale della Serra Morenica di Ivrea e l’inizio della Pianura Padana superiore piemontese.   Il territorio è quasi totalmente pianeggiante, confinando a est con Santhià, ad ovest con Roppolo (sulla strada per il vicino Lago di Viverone), mentre a nord con Dorzano e Salussola (con il passaggio del torrente Elvo), quindi a sud con Alice Castello.   L’ipotesi principale dell’origine di Cavaglià è da Cabaliaca (varianti: cabanaca, cabaliate) da Caballius poiché, molto probabilmente, luogo di crocevia, prima celtico e poi romano, di collegamenti militari tra le valli biellesi, la Pianura Padana e il Canavese, quindi utilizzato come stazione e rifornimento per i cavalli.   Il suo stemma araldico rappresenta, infatti, un cavallo rampante, col motto latino "non medu sed vi" ("non paura ma forza").   Altra ipotesi, ma meno probabile, potrebbe risalire dal celtico "caula", da cui il latino "cavanac" o "cavaniac", a significare luogo geografico formatosi tra colli isolati, avvallamenti e convalli, e quindi ricco di cave naturali.   Dal ritrovamento di un cromlech (monumento megalitico di menhir disposti in cerchio), principalmente a ridosso del torrente Elvo, e quindi ricollocati (nel 2005) in aperta mostra permanente presso l’incrocio della statale per Biella, si attestano dei primi insediamenti nel territorio di tribù celto-victimule già intorno al IX secolo a.C., come anche attestato dalla vicina frazione San Secondo di Salussola.
    Scalzati dall’esercito romano intorno al II secolo a.C., i Romani cominciarono a tracciare le antiche vie di percorrenza verso Santhià, Vercelli e verso Biella; Cavaglià divenne quindi importante avamposto per i vari collegamenti nel Piemonte settentrionale.
    Dopo il V secolo circa, l’agglomerato passò sotto la protezione vescovile del Capitolo di Sant’Eusebio di Vercelli, per poi finire, per breve periodo, sotto la dominazione marchionale degli Anscarici nel X secolo, attraverso i conti Aymone (o Aimone).   Tuttavia questi, sconfitti da Ottone I di Sassonia, dovettero lasciare i feudi al Sacro Romano Impero.   È intorno a questo periodo che Cavaglià fu anche indicata come tappa importante del pellegrinaggio chiamato Via Francigena, che fu descritto dall’Arcivescovo Sigerico di Canterbury.   Nel XII secolo, Cavaglià riuscì a ottenere un’indipendenza economica e diventare un borgo franco.   Sono attestate, in questo periodo, alcune importanti costruzioni religiose, quali i priorati di San Vincenzo e Anastasio e Santa Maria del Brianco, la preesistente chiesetta di Santa Maria di Babilone (l’attuale chiesa cimiteriale), e la pieve di San Pietro.   Nel XIV secolo il paese soffrì un tentativo di dominazione dei Visconti longobardi, respinti però dalla famiglia Avogadro che, nel 1404, si assoggettarono a Amedeo VIII di Savoia.   Nel 1560, Cavaglià passò quindi in proprietà alla ricca dinastia degli Scaglia.   Tuttavia, nel 1583 il paese si ribellò al potere di questi ultimi, per passare sotto i marchesati della corte di Carlo Emanuele I di Savoia, quest’ultimo più incline agli sviluppi economici del territorio.   All’inizio del XVIII secolo data la costruzione del castello, di pregevole interesse architettonico, fatto costruire dalla ricca famiglia Rondolino alle porte est del paese, verso Santhià, completamente ristrutturato in stile neo-medioevale alla fine del XIX secolo.   La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo risale alla seconda metà del Settecento, edificata tra il 1779 e il 1786 su progetto dell’architetto Filippo Castelli.   L’interno a navata unica, conserva interessanti arredi lignei settecenteschi, tra cui il coro rococò opera di Pietro Auregio Termine.   La Chiesa custodisce inoltre un prezioso organo ottocentesco dei Serassi di Bergamo.   La Chiesa di Nostra Signora di Babilone, d’impronta rinascimentale, è situata a poca distanza dal centro cittadino, a sud dello stesso in direzione di Santhià.   Le attuali fondamenta di questa chiesa furono edificate nel XVII secolo sulla preesistente chiesetta, ed essa sorge nei pressi del cimitero.   La sua pianta è ellittica con quattro cappelle ed è sormontata da una cupola con lanternino.   All’interno custodisce un pregevole gruppo ligneo della prima metà del XIII secolo, raffigurante l’Adorazione dei Magi.   Notizie tratte liberamente dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Cavagli%C3%A0 ]

 
 


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Aggiornamento: 22/06/2018 - 30/06/2018 - 06/12/2019