Cronaca della Camminata Francigena in Toscana:
da Serravalle Pistoiese a Castelfiorentino (dal 2/10 al 5/10/2003)

(Nuova esperienza di cammino attraverso le colline della Valdinievole e della Val d’Elsa, per 70 km)


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Cronaca "semiseria" a cura di Giuliano Borgianelli Spina e di Enea Fiorentini (sez. G.M. di Roma)
  


Particolare dell’ospitalità ai pellegrini in cammino in una ceramica dei Della Robbia a Pistoia



E’ bello seguire nuovi "tratti" del Sentiero
Il "nostro" Sentiero, considerando tutte le tappe dei rami occidentali, orientali e centrali d’Italia, è lungo più di 1000 km e ci sono molti tratti che meritano di essere rivisitati.
Ecco perché ogni anno scegliamo zone nuove e chiediamo alle diverse sezioni G.M. di cimentarsi nell’organizzazione e nella guida lungo questi percorsi.
Ad un anno di distanza dall’esperienza piemontese, con la "Camminata" lungo il tratto da Torino al Santuario di Crea (AL), ecco una nuova proposta proveniente dalle sezioni GM di Modena e di Venezia.
Grazie all’attività di Giorgio Carpi (Presidente della sez. GM di Modena) e a quella di Tita Piasentini (Presidente della sez. GM di Venezia), è stata organizzata una nuova "Camminata" su un tratto toscano del "Sentiero" per il periodo autunnale del 2003.
La guida su questi sentieri è stata affidata agli amici della sezione GM di Modena, essendo stati proprio loro i primi rilevatori e oggi i migliori conoscitori di queste zone.



Il percorso scelto

Larciano castello visto
dalle colline del Montalbano
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Larciano Castello visto dalle colline del Montalbano

Il trekking è stato organizzato nel tratto di "Sentiero" che attraversa il territorio di tre province (Pistoia, Pisa, Firenze), dalle colline pistoiesi della Valdinievole e del Monte Albano (o Montalbano), attraverso le pianure acquitrinose del Padùle di Fucecchio fino alle colline della Val d’Elsa.   Un itinerario che, attraversando piccoli paesi ricchi di storia e di cultura e borghi con Pievi famose, ci ha fatto ripensare ai transiti degli antichi pellegrini in questi luoghi.   Il percorso di quest’anno, della lunghezza totale di circa 70 km, è stato suddiviso nelle seguenti tappe:

  • Serravalle Pistoiese (PT) -> Larciano Castello (PT) - circa 20 km
  • Larciano Castello (PT) -> San Miniato Alto (PI) - circa 32 km
  • San Miniato Alto (PI) -> Castelfiorentino (FI) - circa 18 km

Chi erano i partecipanti?
Giovedì 2 ottobre, molti soci GM si sono dati appuntamento a Montecatini Terme per iniziare il nuovo cammino.   Tantissimi i volti conosciuti e molti quelli nuovi di persone che iniziavano questa esperienza per la prima volta.   Quest’anno erano presenti:

  • 2 persone provenienti da Mestre (Angelo, Giovanni);
  • 9 da Modena (Amelia, Enrico, Francesca, Franco, Gianna, Giorgio, Giovanna 1°, Giovanna 2°, Silvia);
  • 4 da Sestola ma della GM di Modena (Anna, Iris, Paola, Pellegrino) che hanno partecipato solo alla prima tappa;
  • 2 da Moncalieri (Elio, Vittoria);
  • 1 da Padova (Giorgina);
  • 6 da Roma (Alberto, Enea, Françoise, Gianna, Giuliano, Noëlle);
  • 21 da Venezia (Alma, Anna, Bruno, Cesarina, Costanza, Daniela, Dina, Diomiro, Franco, Gianmario, Giorgio, Italo, Manuela, Marcella, Maria, Maria Teresa, Paola, Renzo, Rosanna, Sandra, Tita)

Ben 45 Soci di 6 sezioni G.M. si sono così radunati a Montecatini Terme, rinnovando anche quest’anno questo incontro tradizionale e rinsaldando una reciproca amicizia.



La Cronaca del viaggio... nella lingua dei pellegrini antichi...
Giovedì 2-10-03:
"Li devoti pellegrini dovranno giugnere alla locanda de lo Millennio, nella nobile et calda terra de’ Montecatini, alla Nona ora dello jorno delli SS.Agnoli Custodi, nell’anno del Signore MMIII d.c."
Così recitava l’editto che bandiva lo pellegrinaggio in terra toscana.

Il Duomo di Pistoia
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Il Duomo di Pistoia

Li primi a giugnere, guidati dal prode Titta de li Piasentin, sono li nobili venexiani, li quali mentre sciamano per le vie de Pistoia all’improvviso levano in alto grida: di lontano hanno scorto strani viandanti, abbigliati come loro et a loro molto simili.  Grande è la maraviglia nello scuoprire che se tratta de volti noti.  Sono li pellegrini romani; più tardi se scuoprirà che lo drappello romano era formato de: due gentildonne originarie dell’altro capo della via francigena, le

province francesi dalla lingua ouil, uno noto montanaro della Val d’Aosta, due profughi dell’alta Dalmazia tutti e cinque naturalizzati romani ed infine uno modesto scriba romano disoccupato, incaricato de stilare la cronaca dello pellegrinaggio e che se anco pagato lo viaggio da solo.
Qualcheduno grida alla contraddizione: come possono li romani fa’ li pellegrini se tutti l’altri se fanno pellegrini pe’ recarse a Roma?
Tosto che se sono abbraciati et basciati s’encamminano per lo luogo convenuto, ma lungo lo cammino un altro prodigio accade: vedeno lungo la strada due grandi zaini che se movono da soli.   Presto se scuopre che davanti e sotto li zaini ce sono due noti pellegrini: Elio e Vittoria da Moncalieri.
Nella locanda perintanto sono giunti, senza perdersi nello attraversare lo periglioso appennino, li pii modenesi sapientemente guidati da li Carpi da Modena.
Grande è lo Jubilo anche perché nel frattempo è stata imbandita la tavola per la cena.
Questa est copiosa et annafiata abbondantemente de vino toscano che tanto allieta lo sonno, fino all’alba dello jorno successivo.


Venerdì 3-10-03:
Anche allo mattino seguente, dedicato allo santo Gerardo, se leva lo sole.
Ma prima de esso medesimo se levano dai giacigli li pii pellegrini de Modena et anco l’altri, imperocché debbono fare un bel tratto de’ cammino et principalmente debbono fare perdere le tracce alli inimici loro che da sempre li seguono.
All’uopo salgono sullo treno che mena all’inizio dello cammino, Serravalle Pistoiese, ma essi poi proseguono fino a Pistoia, anche perché lo fottutissimo treno non se ferma in quello posto de Serravalle.   Giunti che sono a Pistoia furtivamente senza che li villani del posto se rendano conto, salgono su un altro treno che torna indietro e stavolta a Dio piacendo scendono nello justo posto cun grande Jubilo et iniziano lo pio cammino, non senza prima incontrare li due zaini dello jorno precedente con attaccati li pellegrini de’ Moncalieri et altri quattro de’ la contrada de’ Sestola, che se uniscono al gruppo.
Mentre lo frate sole s’arrampica per lo cielo lo pio drappello scavalca colli e vallate, se lascia alle spalle la Valdinievole, supera lo Montalbano.
Quando lo sole raggiunge lo punto più alto dello cielo lo medesimo più non se vede poiché grandi nubi nere lo hanno massimamente coperto.
Qui li pellegrini se fermano per lo desinare et li venexiani offrono a ciascuno pellegrino uno pezzo de pane e tre pesci che vengono prontamente consumati.
Li rimanenti, li pesci et li pani, no li pellegrini, saranno raccolti in ceste e poi moltiplicati, acciocché nelli prossimi jorni si continueranno a magnare li pani et li pesci, a mane e a sera.

L’offerta di vino della
signora Adriana a Giugnano
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L’offerta di vino della signora Adriana a Giugnano

Cena a Larciano Castello
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Cena a Larciano Castello

Giunti a Giugnano incontrano uno casale de’ campagna e quivi secondo lo passo biblico che dice:  "se chiedi lo vino otterrai uno brutto gesto, ma se chiedi acqua avrai dello vino", li nostri pellegrini bussano allo casale e ricevono cum grande Jubilo cinque litri de’ rosso vino toscano e quivi lo Jubilo se fa ancora più grande.
Lo pio drappello rinfrancato et rifocillato prosegue lo cammino; all’ora Nona raggiunge lo Castello de Larciano.
Qui la gran parte delli pellegrini trova alloggio per la notte, presso la casa del parroco Don Agostino, lo quale poi ospiterà tutto lo gruppo per lo desinare serale.  Dopo la messa prefestiva alcuni boni parrocchiani preparano la cena, che sarà molto apprezzata dalli pellegrini.
Questa se svolge nello sereno clima della campagna toscana, nello cortile tra la chiesa e la canonica.  Lo frate vento che durante tutto lo jorno s’era affaticato a soffiare via le nubi minacciose se n’è andato a reposare.

Li nostri nobili fratelli venexiani offrono allo bon padre Agostino lo pane et li pesci e lui che viene dalla lontana padania è contento assai.   Dopo lo desinare li quattro timorati pellegrini de Sestola lasciano lo cammino francigeno e tornano alle loro case.
La serata se chiude in grande jubilo, per la bona ospitalità dello Padre e delli parrocchiani; li pellegrini commossi e contenti se ne vanno a reposare con lo core in pace.


Sabato 4-10-03:
All’indomani sorge uno novo jorno, sorgono i pii modenesi et l’altri pure, quello che non sorge è lo frate sole perché è coverto dalle sore nubi e poi perché è troppo presto per lui, è l’ora prima della Prima del mattino quando se recita il Mattutino; intanto piove e la strada sarà lunga e per sovramercato se dovrà attraversare la palude del Fucecchio.
Ma li cari pellegrini sono contenti e fiduciosi, oggi è lo jorno dedicato allo Santo Francesco che è lo migliore cristiano che sia mai arrivato in tutto lo mondo.
Dopo la funzione, la benedizione e l’abbraccio del bon Padre, lo gruppo s’incammina; dopo un’ora raggiunge la palude.
Un tempo se cercava de evitare la palude come lo morbo pestifero.
Questa ora è tenuta come cosa pura et casta ed è stata protetta perché pare che non ve sia loco naturale megliore de questo.

Lungo l’argine del «Canale del Terzo»
all’interno del Padùle di Fucecchio
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Lungo l’argine del «Canale del Terzo»
all’interno del Padùle di Fucecchio

Eppure nello tempo antico era rifugio de omini et bestie servaggie, luogo de infezione e de paura, sovente se appellava maledetta.   Cosa è accaduto?
Come ha fatto l’homo a compier lo prodigio?   Al pellegrino viene lo sospetto che la palude s’è salvata mentre tutto lo territorio all’intorno è stato humanizzato e ridotto peggio de essa.
Anche li miasmi della palude ora so’ apprezzati, se dice che sono naturali, sono humani, perché infatti so prodotti dalli corpi umani.

Ma tutto quello che ha prodotto l’homo con l’ingegno è forse peggiore de quello che produce con lo corpo?   Pare de si.   Lo guaio è che lo camminare fa pensare!
Lo sentiero prosegue attraverso la palude, lungo uno canale che raccoglie le acque palustri e le porta in Arno.

All’ora Sesta lo drappello raggiunge Ponte a Cappiano dove lo canale diventato fiume, l’Usciana, è regolato da uno sbarramento costruito dai Medici su projecto di tale Leonardo da Vinci.
Qui li pellegrini se fermano et consumano lo modesto cibo che l’accompagna nella scarsella, ma la Provvidenza ha in serbo una bona sorpresa: pane bianco e sarde dello mare Adriatico, che li nobili venexiani hanno portato et moltiplicato.

Il Ponte mediceo nella
località di Ponte a Cappiano
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Il Ponte mediceo nella località di Ponte a Cappiano

Nel meriggio lo cammino prosegue attraverso le plaghe della contrada florentina di Fucecchio, terra gloriosa che diede alla luce lo re delli cronisti: lo fiero etica valoroso Indro Montanelli.   La strada è lunga et massimamente frequentata da tanti veicoli e pochi viandanti, solo li pellegrini.   Finalmente se attraversa l’Arno nella contrada de San Pierino.

Cena nella Cappella di S.Urbano
a San Miniato Alto 
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Cena nella Cappella di S.Urbano a San Miniato Alto

Cena nella Cappella di S.Urbano
a San Miniato Alto 
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Cena nella Cappella di S.Urbano a San Miniato Alto

L’arrivo a S.Miniato Alto è per l’appunto in alto, alla fine di una lunga salita.
Ma anche lo morale delli viandanti est sempre alto, qui ce aspetta lo convento de S.Francesco e una messa a lui dedicata nello jorno dello suo compleanno.
E’ scesa la sera et anco la pioggia, li pellegrini so stanchi et provati, hanno arato trentadue chilometri de strada, li migliori nello nudo terreno li altri nello fottutissimo asfalto.
Lo stanco drappello se trascina attraverso lo paese et approda nella cappella de S.Urbano, tutta affrescata colle scene della via Crucis, niente pare più appropriato.   Qui sono accolti et rifocillati ampliamente dalli boni christiani della congrega Shalom che abbraccia tutti li omini de fede, anche diversa.   Mentre lo bono vino toscano cala dalle bocce alle bocche lo morale sale nelli animi delli pellegrini, li nobili venexiani, che sieno sempre benedetti, iniziano a cantare con tanto gusto che se desmentegano delli pani et delli pesci che

sempre li seguono, ma non se desmentegano delli loro numerosi canti et li cantano tutti, anco quelli de quando Vinegia dominava li mari e le terre.
Per Compieta tutti felici se ne vanno a reposare non senza ringraziare li ospiti cortesi.


Domenica 5-10-03:
L’indomani è lo jorno dedicato al Signore, poiché è domenica, et molto opportunamente anche allo Santo Placido: l’ultimo tratto della Francigena sarà breve et comodo.
Stavolta lo cammino se snoda sulle colline lungo la valle dell’Elsa, lontano dallo traffico et finalmente in mezzo ad altri viandanti.
Li confratelli della nobile terra de Castel Fiorentino hanno organizzato un raduno de pellegrini, che attraverso vigne e cantine giugne a Coiano, famoso per la Pieve.
Qui li pellegrini so’ accolti da un gruppo de cantori ballerini che nelli costumi acconci, improvvisano uno spettacolo come quelli delli tempi andati quando se parlava in una lingua strampalata, proprio come quella de codesto scritto.
Fatalmente allo scoccare della metà dello jorno, all’ora Sesta se giugne a Castelnuovo d’Elsa, dove li confratelli della congregazione dell’"I.Giglio" hanno preparato una grande festa.

Pranzo a Castelnuovo d’Elsa
e consegna regali
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Pranzo a Castelnuovo d’Elsa e consegna regali

Coro GM a Castelnuovo d’Elsa
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Coro GM a Castelnuovo d’Elsa

Sfilata in costume a
Castelnuovo d’Elsa
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Sfilata in costume a Castelnuovo d’Elsa

Sfide di arcieri a Castelnuovo d’Elsa
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Sfide di arcieri a Castelnuovo d’Elsa

Li pellegrini, stavolta centinaia, sono sistemati sotto una grande tenda et circondati de tanti boni cibi toscani accompagnati dal "bon vino che si vanta d’esser nato in mezzo al Chianti" e che scorre più copioso dell’acqua nell’Elsa.
Mentre li pellegrini scaldano le corde vocali, ha luogo la cerimonia dello scambio delli doni.
Li nobili venexiani oltre alli pani et alli pesci hanno portato alli illustri ospiti una reproduzione della prua de una gondola, mentre li pii modenesi donano un’immagine d’argento dello loro famoso Duomo, la Ghirlandina.
Li ospiti offrono targhe per lo ricordo della jornata.
La festa continua con un variopinto corteo storico, tra clangori de trombe e de timballi, sfilano notabili e gentildonne colli costumi dei terzieri di Castelnuovo.
Gli armigeri se sfidano al tiro dell’arco et della balestra.
Lo frate vento che s’era trattenuto per tutto lo tempo dello pellegrinaggio, ora se sfoga: interrompe le gare de tiro, agita cappelli piumati et li preziosi broccati che rivestono le nobili damigelle.
Come cessa lo vento, sora pioggia se sveglia, ma oramai è tempo de li Vespri e de raccogliere li bacoli et li sacchi e de tornare alle proprie terre o acque per li venexiani.
Li pii modenesi partono prima, mentre li nobili venexiani aspettano lo treno a Castel Fiorentino.
Quivi improvvisano uno spettacolo cantato et ballato che incanta li pochi fortunati presenti tra cui un’anziano cuoco a riposo, veneto di nascita che se commuove alquanto e se mette a cantare seco loro.
Poi arriva lo treno e se porta via tutti l’amici, noi restiamo soli sulla banchina e pensiamo che almeno loro hanno ancora qualche "sarda in saor" per consolarsi.


Conclusioni...
Cari amici veneziani e modenesi grazie per averci organizzato questa bella trancia della francigena.   Sono lieto di trascrivere questi ricordi, perché mi sembra di prolungare il pellegrinaggio in Vostra compagnia.
A presto, alla prossima.

Giuliano


Tita Piasentini
GM - Venezia
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Tita Piasentini
GM - Venezia
  
Giorgio Carpi
GM - Modena
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Giorgio Carpi
GM - Modena



La nostra guida
in questo trekking
insieme con Tita
  
Alberto Alberti
GM - Roma
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Alberto Alberti
GM - Roma

Pellegrino con flauto
nella Pieve di Coiano
  
Giuliano Borgianelli
GM - Roma
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Giuliano Borgianelli
GM - Roma

Il traduttore di
questa "Cronaca"
nell’italiano antico
dei Pellegrini
  
Enea Fiorentini
GM - Roma
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Enea Fiorentini
GM - Roma


L’estensore
della "Cronaca"

Quando si termina un viaggio, c’è sempre un po’ di rimpianto.
Quando si termina un cammino a piedi fatto insieme con molti amici vecchi e nuovi, il rimpianto è maggiore e rimane solo l’augurio e il conforto di ripetere questi incontri, ormai divenuti una bella tradizione di alcune sezioni GM.
Andiamo avanti e cerchiamo di convincere altre sezioni GM a partecipare a questi periodici incontri insieme con noi.
Solo partecipando direttamente ci si può rendere conto dell’importanza di condividere un momento lieto della propria vita con molti amici e di continuare a mantenere vivo questo percorso per noi stessi e per molti altri che verranno.
Un arrivederci al prossimo anno, su nuovi tratti del "nostro" Sentiero.

Ultreya!

Enea


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Aggiornamento - 28/1/2004