Il Sentiero attrezzato del Mont Chétif

(Un lungo «Sentiero», in parte attrezzato, che porta sulla cima di un belvedere sul M.Bianco)


La zona del tetto nella Palestra
delle Guide del Mont Chétif
(9474 bytes) Le prime catene all’attacco
della parte attrezzata
(12914 bytes) Panorama verso la Val Ferret,
risalendo il sentiero del Mont Chétif
(6300 bytes) Cippo segnaletico in
vetta al Mont Chétif
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 Gruppo:  Alpi Graie
 Sottogruppi:  Mont Chétif (m 2343)
 Cartografia:  Tavolette IGM 1:25.000, fogli: Courmayeur, Monte Bianco; Carta I.G.C. 1:50.000 - n.4: Massiccio del Monte Bianco; Carta I.G.C. 1:25.000 - n.107: Monte Bianco, Courmayeur, La Thuile, Chamonix Mont Blanc.
 Accesso:  da Aosta, si segue la S.S. n. 26 fino a Courmayeur.  Si può anche prendere l’autostrada A5 e seguirla fino a Morgex (dove attualmente termina); da Morgex si prosegue sulla S.S. n. 26 fino a Courmayeur.  Raggiunta questa località, si prosegue verso il traforo del Monte Bianco, deviando, al primo bivio (a sinistra), verso la Val Veny.  Superata la Dora Baltea, si raggiunge un nuovo bivio: a destra si prosegue verso la Val Veny (in direzione del santuario di Notre-Dame de la Guérison), a sinistra si scende in direzione di Dolonne (importante frazione di Courmayeur al di là della Dora). Si svolta a sinistra, verso Dolonne e dopo circa un chilometro si raggiunge la località di Entrelevie (m 1289), dove si lascia l’auto, in un piccolo parcheggio ai bordi della strada.  A piedi, si risale la strada per un centinaio di metri, fino ad incontrare i cartelli segnaletici (di colore giallo) che indicano l’inizio del sentiero attrezzato del Mont Chétif.
 Considerazioni generali sul percorso:   Questo Sentiero, serviva per raccordare gli alpeggi della media montagna di questo versante e gli alpeggi del Plan Chécrouit; oggi viene anche utilizzato per raggiungere la Palestra di Roccia delle Guide di Courmayeur.  Il sentiero, generalmente è molto comodo ed è ben segnalato, con cartelli gialli e bolli rossi e gialli.  Solo in alcuni punti, dove ci sono le attrezzature di protezione della Ferrata, occorre fare un minimo di attenzione, specie in caso di pioggia.  Le protezioni della parte attrezzata, sono composte da catenelle, gradini in ferro e mancorrenti.   La salita è lunga ma non faticosa; Il sentiero percorre lunghi tratti nel bosco e quindi è ombreggiato (nei giorni di gran caldo estivo questa copertura è provvidenziale).   Nella parte alta, occorre fare molta attenzione poichè il sentiero è nascosto nella vegetazione e non sono sempre visibili i bolli rossi e gialli, che indicano la direzione giusta.   La parte attrezzata non è continua, per cui questa Ferrata non è tra le più interessanti e preferite, in particolare rispetto a quelle vicine della Val Veny, che raggiungono il rif. Monzino e il rif. Borelli.
 Sviluppo:  Il dislivello in altezza è di 1000 metri, mentre lo sviluppo totale è di circa 8-9 km. che si svolgono su una numerosa serie di tornanti; in effetti si sale lungamente una stretta fascia della stessa parete nord-est del monte, per prendere quota e raggiungere un’ampia cengia sotto la cuspide sommitale, dove si effettua un lungo traverso verso sinistra (sud).  La discesa può essere effettuata per lo stesso percorso di salita, oppure si può raggiungere Plan Chécrouit, dove c’è la funivia per Courmayeur, da un bivio in corrispondenza dell’inizio della cresta sommitale del monte.
 Difficoltà Escursione:  EEA con passaggi su ferrata
 Difficoltà Ferrata:  F
 Data di effettuazione della mia escursione, qui presentata:  3 luglio 2000

Le prime catene all’attacco
della zona attrezzata
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 Escursione:  Dal bivio sulla strada: Entrelevie-Dolonne, a quota di 1289 m (cartelli segnaletici gialli), si prende il sentiero n. 4, che si inoltra rapidamente nel bosco.  Si compie un’ampia curva e poi si percorre il sentiero su un lungo traverso a sinistra.  In circa 10-15 minuti di cammino, si raggiunge la Palestra delle Guide, una zona rocciosa con diverse pareti idonee per l’arrampicata sportiva.   Tutta la palestra è stata attrezzata dalle Guide di Courmayeur, e presenta molte vie facili ed alcune alquanto difficili, specie quelle della zona dei tetti (sono visibili i moschettoni ancorati alla parete).  Transitando nei pressi della palestra si possono vedere, verniciati sulla roccia, i nomi di alcune vie: Via del Tetto, Via Albarello, ecc...   Superata la palestra, il sentiero continua a salire, con numerosi tornanti, penetrando in un bel bosco di larici e ontani bianchi, con qualche esemplare di betulla.   A quota di 1450 m circa, il sentiero prosegue verso Plan Chécrouit ma, sulla destra, c’è l’inizio del sentiero attrezzato: si notano alcune catenelle, ancorate alla roccia, che aiutano ad attraversare, verso destra, una prima fascia rocciosa. Fioritura di rododendri ai bordi del sentiero
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  Al termine di questo primo traverso, si sale su un piccola scala in legno (in cattive condizioni) che permette di aggirare uno spigolo, di raggiungere una cengia e di contornare, su di essa, un’altra fascia rocciosa.   Poi si risale una zona verticale, ricca di pietre fratturate (gneiss), lungo tracce di sentiero.  Il percorso attrezzato non è continuo e, spesso, si alterna con lunghi tratti di sentiero nel bosco.  Percorrendo la prima parte del bosco, che presenta un bellissimo sottobosco ricco di fiori, si notano, per due volte, dei cartelli segnaletici che indicano l’accesso a balconate belvedere. La rampa verso la piattaforma di un belvedere
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Da questi piccoli ripiani, è possibile avere una spettacolare visione del Monte Bianco e di una parte dei suoi satelliti: in effetti si sta risalendo un costone strapiombante sulla valle, che si affaccia proprio di fronte alla catena del Monte Bianco.   Il percorso di salita è ben segnalato da bolli rossi e gialli su rocce e piante, e da numerosi cartelli gialli (con scritte nere) posti su pali di alluminio, posizionati nei bivii più importanti.   Gli appigli metallici, composti da catenelle, gradini e mancorrenti in ferro, terminano attorno ai 2000 metri di quota, in corrispondenza di un lungo traverso verso sinistra (sud) su una grande cengia che aggira la base della cuspide sommitale del monte. I gradini in ferro infissi
in un roccione
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  Il sentiero segue la cengia e contorna il monte verso sinistra, poi inizia a salire lungo una serie di tornanti poco evidenti (qui occorre fare molta attenzione ai segnali: l’attraversamento di questa zona può diventare pericoloso se si perde il sentiero); il sentiero quindi raggiunge un forcellino a circa 2150 m di quota.  A sinistra, su uno sperone roccioso, fa mostra di sè un grande ripetitore televisivo.   Sul forcellino c’è un altro cartello segnaletico giallo che indica la direzione di Corba Zelenna (a sinistra - sud) e quindi di Plan Chécrouit, dove si trova la stazione d’arrivo della funivia di Courmayeur, posizionata alla quota di 1708 m.   Si continua a salire, verso destra (nord), lungo il sentiero n. 5 che porta in cima al monte in circa mezz’ora di cammino. La grande statua della
Madonna, in vetta al Mont Chétif
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  In vetta (m 2343), è presente una piattaforma quadrata idonea per l’atterraggio di elicotteri.  Nei suoi pressi c’è un pilastrino cilindrico coperto da un piano circolare in bronzo, che contiene l’indicazione delle vette più importanti visibili a 360 da questa cima.  Sulla piastra è anche indicata la direzione e la distanza in km. delle varie città europee più importanti e conosciute.   Scendendo dalla cima e seguendo qualche tratto di sentiero di cresta verso nord-est, si raggiunge un altro ripiano (a quota 2325 m slm), dove è eretto un piccolo tempio in pietra (a forma di piramide quadrata tronca).  Al suo interno c’è una piccola cappella votiva, mentre il manufatto è sormontato da una grande statua della Madonna (alta circa 2,5 m) che è rivolta verso il gruppo del M.Bianco.  Il tempio è stato consacrato da Papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita del 1986.
 Discesa:  Può essere effettuata, per lo stesso percorso di salita, in circa 3 ore.  Si può anche, tornati al forcellino, continuare la discesa verso sud, raggiungendo Plan Chécrouit e quindi la funivia di Courmayeur.  Questa seconda alternativa è consigliata se si dispone di due auto, oppure se si è ottenuto un passaggio all’inizio del sentiero, alla mattina. La parte sommitale
del Mont Chétif
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  In tutti gli altri casi suggerisco di ripercorre in discesa, arrivati al forcellino, il sentiero di salita, in modo da recuperare l’auto parcheggiata ad Entrelevie ed essere così completamente autonomi.   Scendere a Courmayeur in funivia (le ultime corse estive sono attorno alle ore 17) e poi andare a recuperare l’auto parcheggiata ad Entrelevie, richiederebbe troppo tempo.
 Tempi medi:  Sui vari cartelli indicatori gialli, viene indicato un tempo di salita di 3 ore e 45 minuti (da Entrelevie), ed è abbastanza veritiero, specie per comitive numerose.  Io ho impiegato circa 3 ore, ma ero da solo ed ho fatto poche soste.   Per la discesa, lungo l’itinerario di salita, sono necessarie circa 3 ore: la parte attrezzata del sentiero porta via molto tempo ed impedisce una discesa più rapida.


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Aggiornamento - 23/6/2004